Sicurezza e lavoro. Il numero dei caduti del lavoro è sconcertante

Sicurezza e lavoro. Il numero dei caduti del lavoro è sconcertante

caduti del lavoro

Il bilancio dei caduti del lavoro è sconvolgente. A perdere la vita per il lavoro, dall’inizio dell’anno 2019, sono stati in 455.

Si tratta di un numero sconcertante che interessa l’intero territorio italiano, diffuso dall’Osservatorio Indipendente di Bologna. Le morti registrate oltre ad essere legate all’uso di mezzi meccanici, sono anche quelle in itinere, ovvero causate da incidenti stradali lungo il percorso quotidianamente seguito per raggiungere il luogo di lavoro.

Il segretario generale regionale Emilia-Romagna UGL, Tullia Bevilacqua, ha definito i dati quali numeri agghiaccianti che non possono e non devono lasciare indifferenti”. Bevilacqua ha poi dichiarato: “ma se contiamo anche gli infortuni sul lavoro abbiamo un quadro ancora più preoccupante: secondo dati Inail nei primi sei mesi del 2019 sono state 323.831 le denunce di infortunio presentate in tutta Italia e 32.575 i casi di malattia professionale accertata, in aumento nel Nord Est”.

L’elenco dei cento caduti del lavoro relativi ai primi mesi del 2019 è stato pubblicato sul quotidiano online de L’Espresso che ha citato e raccontato brevemente le tristi sorti e reso onore all’operaio, all’agricoltore, all’operatore ecologico, all’autotrasportatore, al tassista, al vigile de fuoco, al poliziotto, all’autista, al sottufficiale di Marina, ai cantonieri, ai lavoratori e alle lavoratrici che ancora prima di essere tali sono donne e uomini che quotidianamente svolgevano il loro lavoro.

Rispetto alle altre regioni italiane, l’Emilia Romagna è quella che da inizio anno 2019 presenta il numero più alto di caduti del lavoro: 25 le morti registrate fino ad oggi. Il dato più alto di decessi si è avuto a Parma con 6, seguono Piacenza e Bologna con 4 ciascuna, Reggio Emilia 3, Ferrara, Forlì – Cesena e Modena a 2 l’uno, Rimini e Ravenna 1 ciascuna.

I numeri forniti dall’Osservatorio Indipendente di Bologna, si discostano da quelli forniti dall’Inail, in quanto non rientrano tra i dati raccolti dall’istituto le denunce dei lavoratori in nero e di coloro che non sono assicurati con l’Inail. Un quadro strettamente aderente alla realtà sarà difficile da definire, l’incertezza è motivata dalla spesso mancata denuncia di alcuni gli incidenti, specialmente quelli non fatali.

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Sicurezza e lavoro. Come è andata lo scorso anno?

Le denunce di infortunio sul lavoro registrate dall’Inail nel primo semestre 2019 sono state 577 in meno (-0,2%) rispetto alla prima parte del 2018, tuttavia relativamente allo stesso periodo risultano in lieve aumento le denunce circa le patologie di origine professionale (+354 casi), pari a un totale di 32.575.

Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Istituto entro il mese di giugno 2019 sono state 482, 13 in più rispetto al primo semestre del 2018 (+2,8%). Per l’intero anno 2018, gli infortuni riconosciuti sul lavoro sono stati poco più di 409 mila (- 4,3% rispetto al 2017), di cui circa il 19% occorsi “fuori dell’azienda”, cioè “con mezzo di trasporto” o “in itinere”.

Delle 1.218 denunce di infortunio mortale del 2018, in crescita del 6,1% rispetto al 2017, i casi accertati “sul lavoro” sono 704, il 4,5% in più rispetto all’anno precedente, di cui 421, pari a circa il 60% del totale, avvenuti “fuori dell’azienda” (Inail precisa che al momento della pubblicazione, 35 casi sono ancora in istruttoria).

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I caduti del lavoro sono sempre più in aumento?

Se si effettua una lettura dei dati relativi alle morti bianche in relazione ai primi sei mesi del 2019, il risultato mostra un andamento peggiorativo, tuttavia se si estende la visione considerando un periodo di tempo più lungo, è possibile affermare che il fenomeno risulta in costante calo da anni.

Confrontando la situazione degli anni ’60, si osserva che il numero di infortuni mortali sul posto di lavoro si è ridotto di circa tre quarti, difatti dopo un lieve incremento avutosi nel 2016 rispetto al 2015, nel 2017 il numero di incidenti è andato diminuendo. Nell’ottica del medio-lungo periodo il trend risulta consolante, con il totale degli infortuni denunciati che risulta più che dimezzato nel corso degli ultimi cinquant’anni.

Tuttavia, la panoramica sul lungo periodo non può e non deve far abbassare la guardia su una questione così importante. “Il rischio di morte coinvolge soprattutto uomini over 54 e si contano percentuali in crescita anche tra stranieri e giovani. E’ una piaga che si deve risolvere una volta e per tutte” commenta Tullia Bevilacqua.

Una conta che non dovrebbe essere fatta se si pensa che il lavoro scandisce le giornate e la vita di una persona. Definite anche morti bianche, ma è il nero funesto più profondo quello che emerge, dalla non tutela dei diritti dei lavoratori alla mancata osservanza di regole normative alla base della garanzia di sicurezza.

Non un decesso vale la poca riflessione sul senso della vita.

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