Sicurezza in cantiere, gli obblighi di sicurezza gravano anche sul subappaltatore

“In tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, secondo la giurisprudenza di legittimità, “gli obblighi di osservanza delle norme antinfortunistiche, con specifico riferimento all’esecuzione di lavori in subappalto all’interno di un unico cantiere edile predisposto dall’appaltatore, gravano su tutti coloro che esercitano i lavori, quindi anche sul subappaltatore interessato all’esecuzione di un’opera parziale e specialistica”.

 

Questo è quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la recentissima sentenza 25145/2012 che ha confermato la condanna del datore di lavoro di una società per aver violato le disposizioni in materia di igiene e sicurezza del lavoro all’interno del cantiere.

 

In particolare, la condanna è stata confermata per non aver valutato i rischi per la sicurezza sul lavoro, derivanti dalla propria attività svolta nel cantiere oggetto dell’infortunio del proprio dipendente, e non aver individuato le misure di prevenzione e protezione conseguenti e perché nei lavori, che dovevano essere eseguiti ad un’altezza superiore ai due metri dal suolo, non aveva impiegato idonee opere provvisionali o precauzioni atte ad evitare il rischio di cadute dal lavoratore dall’alto.

 

Rilevano i giudici di Cassazione che, in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, secondo la giurisprudenza di legittimità, “gli obblighi di osservanza delle norme antinfortunistiche, con specifico riferimento all’esecuzione di lavori in subappalto all’interno di un unico cantiere edile predisposto dall’appaltatore, grava su tutti coloro che esercitano i lavori, quindi anche sul subappaltatore interessato all’esecuzione di un’opera parziale e specialistica, che ha l’onere di riscontrare ed accertare la sicurezza dei luoghi di lavoro, pur se la sua attività si svolga contestualmente ad altra, prestata da altri soggetti, e sebbene l’organizzazione del cantiere sia direttamente riconducibile all’appaltatore, che non cessa di essere titolare dei poteri direttivi generali”.

 

Nel caso specificio, il giudice di prime cure ha dato conto del fatto che il piano operativo di sicurezza fosse stato predisposto dalla società capogruppo della ATI, e che la impresa, il cui datore di lavoro è stato condannato, fosse incaricata dell’esecuzione di opere specialistiche, ma ha sottolineato, altresì, che non avesse in alcun modo valutato il rischio di caduta dall’alto, nonostante la necessità di effettuare saldature a varie altezza.

 

Per la Cassazione, dunque, non sussistono i presupposti per censurare la sentenza impugnata: correttamente i giudici di merito hanno ritenuto che l’imputata fosse titolare di un’autonoma posizione di garanzia nei confronti dei propri dipendenti finalizzata a neutralizzare i pericoli derivanti dal rischio di caduta.

 

Fonte cptpalermo.it


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