Si scrive SAPR, ma si legge Droni: intervista a Sergio Barlocchetti

I Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto (SAPR) sono quelli che la maggior parte del pubblico conosce con il nome di Droni: apparecchi di complessità e dimensioni variabili utilizzati in ambito militare … ma non solo. In Italia il settore si sta rapidamente espandendo e cresce l’attenzione degli ingegneri e dei tecnici per le prospettive di sviluppo di questo settore.

 

Il 24 e il 25 ottobre prossimi, a Milano, si terrà la prima edizione di Dronitaly, l’appuntamento italiano dedicato alla filiera dei sistemi a pilotaggio remoto aerei, acquatici e terrestri. Abbiamo voluto approfondire il tema, intervistando l’ing. Sergio Barlocchetti, pilota e giornalista aeronautico

 

Mauro Ferrarini. Ingegner Barlocchetti, ci può dare le cifre del mercato dei droni nel Mondo e descriverci sommariamente la situazione nel nostro Paese?

Sergio Barlocchetti. Conosciamo circa 1.800 produttori nel mondo impegnati esclusivamente nella produzione di mezzi a pilotaggio remoto. Si tratta di un comparto che spazia dai grandi gruppi internazionali, come Airbus, Lockheed-Martin, fino ai più piccoli, alle aziende personali che realizzano in una stanza, ma non per questo meno interessanti. In Italia se ne contano una settantina di dimensioni medie e piccole, e la situazione al momento è quella di trovarci proprio dentro a una “bolla” in piena espansione.

 

Mauro Ferrarini. Una bolla? In che senso?

Sergio Barlocchetti. Tutti pensano di poter fare e utilizzare i SAPR (la definizione di Enac, da Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto), pochi hanno compreso l’effettiva dimensione e natura del mercato, e tra questi ci sono coloro che sanno gestire in modo professionale le operazioni di costruzione e utilizzo. Anche se il pilota è appunto remoto, sempre di pilotaggio si tratta, con tutti i privilegi derivanti dalla conoscenza delle regole dell’aria, degli spazi aerei, eccetera, ma anche delle responsabilità di condotta che derivano dall’operare un mezzo aereo sopra cose e persone, per esempio, in occasione di un evento in presenza di molta gente, banalmente una cerimonia sulla quale vengono sempre più spesso richieste ed offerte riprese fotografiche con inquadrature innovative. Nella fase di costruzione, pochi dei piccoli produttori redigono un manuale delle operazioni fatto in modo aeronautico, oppure quello di manutenzione, obbligatori per esempio per aeroplani ultraleggeri e aeromobili in genere.

 

Mauro Ferrarini. Si dice droni e si pensa immediatamente alle applicazioni militari. Quali sono, secondo il suo parere, gli utilizzi civili dei SAPR che potrebbero già oggi essere sfruttati e quali quelli a cui si sta lavorando?

Sergio Barlocchetti. Sono infiniti. La definizione dell’utilizzo più efficace secondo le necessità delle aziende e dei professionisti deriva dalla scelta del carico pagante che decidiamo di installare a bordo, per poi vedere o misurare la realtà senza essere fisicamente presenti sul luogo e quindi senza esposizione umana a un potenziale o reale rischio.

Il tipo di sensoristica scelta per ogni missione rende un velivolo, anche piccolo e relativamente economico, diciamo da qualche migliaio di euro, lo strumento essenziale per comprendere quella situazione.

 

Mauro Ferrarini. Ci può fare qualche esempio?

Sergio Barlocchetti. Possiamo ricavare immagini ottiche, termiche, iperspettrali, geodetiche. Quindi è possibile controllare lo spostamento di una frana come ispezionare un elettrodotto senza inviare operai e tecnici su tralicci e in altre posizioni pericolose, si possono effettuare tele-letture, prelevamenti di materiale da analizzare senza contaminare o semplicemente toccare una particolare zona, effettuare verifiche e ricerche. Ogni dato immagazzinato o prelevato poi è inviato o portato in laboratori dove entrano in gioco la chimica e l’informatica, così si riesce per esempio a riconoscere una determinata automobile come una persona, un essere vivente, una sostanza.

Banalmente, un’impresa edile del Bresciano usa un piccolo multicottero per verificare lo stato dei tetti, degli impianti, mentre un coltivatore ferrarese pilota il suo drone all’interno dei campi per effettuare operazioni di diserbo con estrema precisione, senza più spandere sostanze in modo diffuso. Non è poco.

 

Mauro Ferrarini. Certamente notevole. Adesso in Italia si parla di patente o di certificazione per condurre i SAPR. La confusione, paradossalmente, è aumentata dopo la pubblicazione del regolamento ENAC di aprile. Ci aiuta a fare chiarezza?

Sergio Barlocchetti. Sgombriamo il campo da dubbi: per le operazioni indoor e per chi gioca senza fare attività commerciale non serve nulla se non l’assicurazione RC, come per il modellismo aereo, ma questo è un fatto di civiltà.

Il Regolamento ENAC in realtà non è complesso da applicare se lo si comprende, ma gli operatori italiani, troppo abituati alla burocrazia-killer, vogliono sapere cosa fare per e avere sempre scorciatoie, mentre in questo caso la norma è studiata all’anglosassone, ovvero bisogna porsi la domanda: che cosa devo fare con questo tipo di drone, e una volta scelto il tipo di velivolo o multicottero da usare, si determina il tipo di missione, il luogo, ovvero lo scenario dove operare, e da qui si può redigere il manuale operativo dell’azienda, da inviare all’ENAC.

 

Mauro Ferrarini. Quindi niente patente per guidare un drone?

Sergio Barlocchetti. Non esiste una patente. ENAC semplicemente desidera che il costruttore del drone addestri il pilota alle operazioni ordinarie e alla gestione di eventuali emergenze, quindi rilasci una dichiarazione in tal senso. Infine, il pilota deve avere conoscenza delle regole dell’aria, e per questo basta avere un attestato di volo sportivo o una licenza aeronautica come essere piloti privati, commerciali, di aeroplano o elicottero. Ma certamente anche essere in possesso dei requisiti psicofisici  che occorrono per pilotare un mezzo aereo. Naturalmente gli scenari operativi, da definire critici o non critici, devono essere analizzati prima per poter eseguire una valutazione del rischio: è infatti evidente che in caso di incidente (perdita di controllo, avaria), un elettrodotto posizionato sopra una zona boscosa è un luogo disabitato, mentre il centro storico di una città è affollato. Ecco, ENAC con questa norma costringe l’operatore ad auto-responsabilizzarsi.

Tutto questo per le categorie di mezzi SAPR con peso al decollo inferiore ai 25 kg, mentre al di sopra è necessario anche immatricolare i mezzi come fossero aeromobili. Sopra i 150 kg di peso massimo al decollo, la gestione dei mezzi passa da ENAC all’agenzia europea EASA, che invece li certifica per tipo esattamente come gli aeromobili (ma la norma non è ancora applicata, si sta discutendo). Inevitabilmente entro una decina d’anni le aziende che operano con SAPR si specializzeranno e il mercato potrà trovare un suo equilibrio.

 

Mauro Ferrarini. A ottobre i SAPR saranno protagonisti a Milano per la manifestazione Dronitaly. Di cosa si tratta esattamente? Cosa troveranno di interessante gli ingegneri che visiteranno la fiera?

Sergio Barlocchetti. Per la prima volta in Italia si svolgerà un salone dedicato alla filiera degli Rpas, come invece in Germania e Usa avviene da circa dieci anni: operatori, costruttori di mezzi, sensori e software, normatori, assicuratori e piloti potranno confrontarsi, incontrare istituzioni, forze armate e civili, professionisti del settore geologico, edilizio, tecnico in genere. Sono benvenute anche le startup, tutti i partecipanti possono organizzare workshop e seminari per illustrare ciò che fanno o vogliono fare. Dronitaly è anche un blog animato sul quale si trovano regolarmente notizie e commenti sul mondo “Unmanned”. 


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