Sentenza terremoto L’Aquila, per gli Ingegneri è una brutta pagina per l’Italia

Non si placa il coro di proteste e lo sgomento del mondo tecnico e scientifico dopo la sentenza del Tribunale de L’Aquila che ha condannato a sei anni per omicidio colposo plurimo gli esperti e gli scienziati della Commissione Grandi Rischi (leggi anche Sentenza terremoto L’Aquila, gli ingegneri (e non solo) si interrogano).

 

Dopo la presa di posizione del Ministro dell’ambiente Clini che ha dichiarato che l’errore a L’Aquila “è stato aver affidato ai tecnici le decisioni che dovrebbero essere assunte dalla politica” (leggi su Ediltecnico.it Terremoto L’Aquila, la sentenza colpisce i tecnici per decisioni politiche?), anche Remo Giulio Vaudano, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Torino esprime la propria perplessità scrivendo che si tratta di “una brutta pagina per il Paese, per la società civile e per i professionisti”.

 

Gli effetti della sentenza possono essere gravemente fuorvianti per la popolazione”, argomenta Vaudano, “poiché portano a credere che vi siano responsabilità sulla previsione dei terremoti, allontanando invece l’attenzione dalla prevenzione contro i terremoti, che è l’unica certezza oggi a disposizione della collettività, a tutela del valore della vita”.

 

Quella del numero uno dell’Ordine degli Ingegneri di Torino è solo l’ultima di una serie di considerazioni provenienti dal mondo dell’ingegneria come quella dell’ing. Mauro Volonté presidente Gruppo Giovani dell’Ordine Ingegneri di Como che interpellato su FB dalla nostra Redazione ha parlato di “Condanna ingiusta”.

 

“Con tutto il rispetto per la magistratura”, continua l’ing. Volonté, “ma con questa sentenza, ci hanno reso ridicoli davanti al mondo internazionale e ancor più al mondo scientifico. Ma vado e vedo oltre… Dopo questa sentenza, chi mai si prenderà la responsabilità di assolvere questi delicatissimi incarichi? E ancora, se in termini cautelativi, si ha un sospetto di possibile calamità, programmando un piano di emergenza e poi l’evento non accade, si verrà accusati per procurato allarme?”

 

Il presidente Vaudano chiede di invertire le priorità e di “investire da subito nella direzione di una vera prevenzione, dato che resistere al sisma si può e gli edifici del nostro Paese potrebbero essere efficacemente ristrutturati per ottenere questo scopo cruciale per la vita”. Una posizione simile a quella espressa tempo fa dal direttore della rivista Ingegneri, Fulvio Re Cecconi nel suo provocatorio editoriale I terremoti non uccidono, gli ingegneri sì.

 

“Come cittadini ingegneri ci sentiamo profondamente delusi dalla cultura giustizialista imperante più interessata a trovare capri espiatori che a perseguire gli autori di abusi, facili condoni e violazioni normative di ogni genere e tipo” è l’amara considerazione dell’ing. Vaudano che denuncia anche la scarsa propensione a investire nella cultura della prevenzione nel nostro Paese.

 

Nei tavoli dei decisori c’è una preoccupante carenza di Ingegneri e di altri rappresentanti delle Professioni tecniche, capaci di conferire una cultura specifica e un diverso approccio ai rischi che il nostro territorio puntualmente ci presenta.

 

“Lo sconcerto dei professionisti è forte”, conclude Vaudano, “ma speriamo che questa pagina infelice serva almeno a porre l’accento su temi tanto cruciali per il nostro futuro”.


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