Sentenza terremoto L’Aquila, gli ingegneri (e non solo) si interrogano

Cominciano a filtrare le prime reazioni e considerazioni sulla sentenza del Tribunale de L’Aquila che ha condannato i componenti della Commissione Grandi Rischi della Protezione Civile per il terremoto del 6 aprile 2009 a L’Aquila, colpevoli di “non aver allertato” la popolazione residente sui rischi del sisma.

 

Dopo le dimissioni dell’ufficio di presidenza della Commissione Nazionale per la Previsione e la Prevenzione dei Grandi Rischi (il presidente Luciano Maiani, il presidente emerito, Giuseppe Zamberletti, e il vicepresidente, Mauro Rosi), anche l’Associazione Ingegneria Sismica Italiana (ISI) commenta la decisione dei giudici.

 

“Nel massimo rispetto dell’operato della Magistratura e rimanendo in attesa di conoscere il dispositivo della sentenza prima di poter effettuare eventuali considerazioni sul merito della stessa”, si legge in una nota rilasciata nella serata di ieri dal Consiglio Direttivo dell’Associazione, “si esprime la propria vicinanza e ribadisce la propria stima nei confronti dei componenti la Commissione Grandi Rischi tra i quali si annoverano alcuni tra i massimi esperti nazionali nell’ambito dell’ingegneria sismica la cui competenza è stata a più riprese riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale”.

 

Le reazioni all’estero
Ma la sentenza della Commissione Grandi Rischi, che ha portato a una condanna addirittura più severa di quella chiesta dal pubblico ministero, ha provocato reazioni anche all’estero.

 

La ONG americana Union of Concerned Scientists parla senza mezzi termini di una sentenza “assurda e pericolosa”

 

Pure nella vicina Svizzera Stefan Wiemer, responsabile del SED, il servizio sismico svizzero, si è detto sorpreso della vicenda dichiarando in una intervista che, in base alla sua opinione, è strano che i colleghi italiani siano stati condannati per come hanno informato del rischio terremoto. “In futuro dovremo comunicare con maggiore prudenza”, conclude Wiemer.

 

Di tenore totalmente diverso, invece, è il commento di Scientific American che sul proprio sito scrive come il processo non è stato fatto alla scienza, né alla scienza sismologica e neppure alle competenze (o incompetenze) degli scienziati. “Gli imputati”, scrivono dagli Stati Uniti, “sono stati accusati di aver dato informazioni ‘inesatte, incomplete e contraddittorie’ sul fatto che le piccole scosse prima del terremoto del 6 aprile potessero rappresentare un avvertimento”.


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