Seconda pelle, un nuovo tessuto militare contro agenti chimici e biologici

Le uniformi militari del futuro potrebbero fornire un nuovo e soprattutto un più alto livello di protezione grazie allo sviluppo di un tessuto basato sui nano tubi che pare essere in grado di respingere contemporaneamente agenti chimici e/o biologici.

 

Secondo quando dichiarato da Francesco Fornasiero, team leader del Lawrence Livermore National Lab, il nuovo polimero sviluppato dalla ricerca da gruppi presso l’Università del Massachusetts Amherst e di altre istituzioni (quali Jacqueline McBride, Lawrence Livermore National Lab): “La divisa sarà come una pelle intelligente in grado di adattarsi all’ambiente”.

 

I ricercatori affermano, infatti, che il tessuto intelligente sarà in grado di passare da uno stato reversibilmente altamente traspirante a una protezione altrettanto alta, come risposta a una minaccia ambientale senza alcun sistema di controllo esterno.

 

Nello stato di protezione, il materiale uniforme bloccherà la minaccia chimica, pur mantenendo una buona traspirabilità. Per fornire un’elevata traspirabilità, il nuovo materiale dovrà sfruttare le proprietà di trasporto uniche dei pori di nano-tubi di carbonio, che offrono tassi di trasporto due ordini di grandezza più veloce di qualsiasi altro poro di dimensioni simili.

 

Giocando sempre sulle dimensioni, secondo gli scienziati, si riuscirà ad offrire una valida barriera anche contro gli agenti biologici che con i loro 10 nanometri di dimensioni non riusciranno ad attraversare le membrane presenti sulle uniformi aventi pochi nanometri di diametro.

 

In caso si riscontro nell’ambiente di un agente chimico, invece, il tessuto dovrebbe trasformarsi in un dispositivo di protezione chiudendo l’ingresso dei pori o spargendo lo strato superficiale contaminato per rimuovere l’agente.

 

Articolo di Wanda D’Amico, Esperta in Rischio Bio-Chimico sui luoghi di lavoro Bioterrorismo Biosafety


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