SCIA VVF: tecnico abilitato e professionista antincendio. Perché differenza tra chi firma e rinnova?

SCIA VVF: tecnico abilitato e professionista antincendio. Perché differenza tra chi firma e rinnova?

SCIA VVF

Il d.m. 7 agosto 2012, all’art. 4, segnalazione certificata di inizio attività SCIA VVF, specifica che l’asseverazione può essere firmata da tecnico abilitato. Il successivo art. 5 specifica invece che l’asseverazione per l’attestazione di rinnovo periodico può essere solo a firma di professionista antincendio. Quindi:

  • SCIA VVF – si esprime il Titolare ma assevera il tecnico abilitato (TA);
  • rinnovo periodico SCIA VVF – si esprime il Titolare ma assevera il professionista antincendio (PA).

Perché quindi nella SCIA (atto con cui inizia l’attività), che teoricamente è un documento ben più corposo e che contiene al suo interno documentazioni certificazioni ecc. (Cert. REI) molto tecniche (vedi Cert. REI) e firmate da professionista antincendio, può essere asseverata da un tecnico abilitato, mentre il rinnovo, che tratta in effetti, argomenti specifici ma più limitati, può essere firmato solo da un professionista antincendio?

Non vogliamo qui argomentare o criticare una scelta del legislatore, ma vogliamo ragionare e cercarne di capirne la ratio, o nel caso, valutarne possibili miglioramenti e/o ridefinizioni.

Rammentiamo che il tecnico abilitato:

  • non ha necessariamente fatto uno specifico corso di sicurezza antincendio ai sensi del d.m. 5 agosto 2011, lettera circolare M.I. 1284 del 2 febbraio 2016 (ex l. 818/1984) e,
  • non ha conseguentemente superato l’esame relativo e
  • pertanto non è inserito nell’albo ministeriale apposito.

Se è pur vero che il tecnico abilitato deve svolgere il proprio mandato nell’ambito delle proprie competenze, e da un punto di vista deontologico ciò comporta che si debba esprimere secondo coscienza e secondo quanto è il suo bagaglio culturale, professionale e tecnico, potrebbe in teoria non avere le conoscenze antincendio specifiche di cui alla documentazione contenuta nella SCIA. Un tecnico abilitato infatti potrebbe essere un perito o un agronomo iscritto al proprio albo che poco o nulla sa di strutture, di calcolo agli elementi sotto l’azione del fuoco o di certificazione al fuoco di materiali.

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Come mai quindi questa differenziazione?

Una risposta potrebbe essere che il tecnico abilitato, in effetti, non si deve esprimere sulla qualità e sulla bontà o sulla correttezza dei documenti contenuti nella SCIA VVF, si deve solo esprimere ed asseverare circa la loro completezza formale. Il ruolo quindi dell’asseveratore della SCIA VVF sembra essere quello di un verificatore di completezza documentale.

Non ha quindi nessun tipo di responsabilità per la qualità intrinseca dei documenti contenuti nella SCIA VVF stessa. La sua responsabilità si limita a verificarne la completezza (in pratica deve verificare che a “n” elementi strutturali corrispondano “n” Cert. REI o che il numero di certificazioni circa le porte tagliafuoco sia coerente con le dichiarazioni relative).

Diverso ruolo invece ricopre il professionista antincendio che certifica per esempio (sempre nella prima SCIA) la resistenza al fuoco delle strutture degli elementi o dei prodotti. E quindi un ruolo prettamente tecnico con specifiche competenze antincendio o strutturali che lo porta ad assumersi delle responsabilità specifiche.

Viste le specifiche competenze che questa figura professionale deve avere, è a lui che compete l’asseverazione relativa al rinnovo periodico dove, come visto, si deve esprimere su argomenti specificatamente tecnici.

Ma allora, perché, come nella SCIA, non potrebbe essere che un tecnico abilitato si assuma il compito di raccogliere la documentazione (prodotta da professionista antincendio) anche relativamente ad un rinnovo periodico?

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Perché il ruolo di tecnico abilitato deve valere solo per la SCIA VVF e non per il rinnovo?

Tutto sommato, il rinnovo dovrebbe essere più “semplice”, qualcosa come un “nulla mutato” rispetto quanto già affermato ed asseverato nella prima SCIA. Una verifica “formale” che gli impianti siano stati mantenuti efficienti mediante una manutenzione periodica.

O ancora, forse meglio, non potrebbe essere che anche la raccolta e verifica documentale nel caso della prima SCIA, sia demandata solamente ad un professionista antincendio che potrebbe anche sollevare dei dubbi sulla correttezza di una Cert. REI?

Soprattutto perché nella SCIA, chi assevera, certifica che l’opera realizzata è conforme “ai requisiti di prevenzione incendi e di sicurezza antincendio”. E come fa ad affermarlo se non ha necessariamente specifiche competenze antincendio, tipiche del professionista antincendio, appunto? Si rimanda alla sua personale deontologia professionale e correttezza.

Da qui, il giudizio dello scrivente sulla necessità di un approfondimento circa i ruoli dei tecnici abilitati e dei professionisti antincendio, ruoli che – data la delicatezza degli argomenti trattati – non dovrebbero essere solo demandati alla deontologia professionale di chi firma.

Qui si rischia però di sconfinare in altri ambiti. Infatti, sempre a giudizio di chi scrive, anche i progetti antincendio dovrebbero essere redatti e firmati solo da professionista antincendio. Ma come detto, non è questo l’ambito in cui trattare questi argomenti.

Il testo è di Davide Luraschi.

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