Protezione lavoratori agenti biologici: come classificare SARS-CoV-2?

Protezione lavoratori agenti biologici: come classificare SARS-CoV-2?

Per poter prevedere e predisporre le giuste misure di prevenzione e protezione per la salute e sicurezza dei lavoratori è di fondamentale importanza conoscere il gruppo di appartenenza dell’agente biologico, secondo la classificazione contenuta all’interno del TU Sicurezza D.Lgs. 81/2008.

Il virus SARS-CoV-2 attraverso la nuova Direttiva (UE) 2020/739 della Commissione del 3 giugno 2020 che “modifica l’allegato III della direttiva 2000/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda l’inserimento del SARS-CoV-2 nell’elenco degli agenti biologici di cui è noto che possono causare malattie infettive nell’uomo e che modifica la direttiva (UE) 2019/1833 della Commissione”, viene identificato nel gruppo 3.

L’allegato III della direttiva 2000/54/CE, stabilisce l’elenco degli agenti biologici che possono causare malattie infettive nell’uomo, classificati secondo il livello del rischio di infezione. La modifica dell’elenco, con la nuova Direttiva, avviene tenendo conto delle conoscenze più recenti riguardo agli sviluppi scientifici ed epidemiologici che hanno determinato notevoli cambiamenti, compresa l’esistenza di nuovi agenti biologici.

Nell’ottobre 2019 la direttiva (UE) 2019/1833 della Commissione ha apportato una modifica all’allegato III della direttiva 2000/54/CE, aggiungendo numerosi agenti biologici, tra cui il Coronavirus della sindrome respiratoria acuta grave (virus SARS) e il Coronavirus della sindrome respiratoria medio-orientale (virus MERS).

Il virus SARS-CoV‐2, responsabile della pandemia di Covid‐19 è molto simile ai virus SARS e MERS e considerando i dati clinici ed epidemiologici attualmente disponibili e i fattori di rischio per l’infezione, è stato aggiunto all’allegato III della direttiva 2000/54/CE al fine di continuare a garantire un’adeguata protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori sul luogo di lavoro.

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SARS-CoV-2 agente biologico gruppo 3

Con la Direttiva (UE) 2020/739, viene specificato che: “Nell’allegato III della direttiva 2000/54/CE, nella tabella relativa ai VIRUS (Ordine «Nidovirales», Famiglia «Coronaviridae», Genere «Betacoronavirus») è inserita la seguente voce tra «Sindrome respiratoria acuta grave da coronavirus (virus SARS)» e «Sindrome respiratoria medio-orientale da coronavirus (virus MERS)”, evidenziando l’appartenenza dell’agente biologico al gruppo di rischio 3. Ovvero si tratta un agente che può causare malattie gravi in soggetti umani e che costituisce un serio rischio per i lavoratori; l’agente biologico può propagarsi nella comunità, ma di norma sono disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche.

Gli agenti biologici sono microrganismi che possono danneggiare i lavoratori causando un’infezione, una reazione allergica o esponendoli a una tossina.

Va ricordato che a seconda del loro livello di pericolo, sono classificati in gruppi di rischio su una scala crescente da 1 a 4. Il gruppo di rischio 1 include gli agenti meno pericolosi, il gruppo 4 elenca quelli più pericolosi. I virus SARS e MERS sono classificati secondo il gruppo di rischio 3. Ebola appartiene al gruppo di rischio 4.

Nello specifico all’art. 268 del Titolo X, il decreto legislativo 81/2008 riguardo alla classificazione degli agenti biologici, identifica i quattro gruppi (aggiornati alla direttiva europea 2000/54/CE):

  • gruppo 1 – l’agente biologico presenta poche probabilità di causare malattie in soggetti umani;
  • gruppo 2 – l’agente biologico può causare malattie in soggetti umani e costituire un rischio per i lavoratori; è poco probabile che si propaga nella comunità; sono di norma disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche;
  • gruppo 3 – l’agente biologico può causare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori; l’agente biologico può propagarsi nella comunità, ma di norma sono disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche;
  • gruppo 4 – l’agente biologico può provocare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori e può presentare un elevato rischio di propagazione nella comunità; non sono disponibili, di norma, efficaci misure profilattiche o terapeutiche.
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DIRETTIVA (UE) 2020/739: quali sono i tempi di recepimento?

Questo punto viene regolamentato all’articolo 3 della Direttiva (UE) 2020/739. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi a quanto disposto nella direttiva, entro il 24 novembre 2020.

Essi comunicano immediatamente alla Commissione il testo di tali disposizioni. Le disposizioni adottate dagli Stati membri contengono un riferimento alla citata direttiva o sono corredate di tale riferimento all’atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono stabilite dagli Stati membri.

A proposito dei tempi di recepimento, nel testo della direttiva (UE) si legge: “alla luce della gravità della pandemia di Covid‐19 a livello mondiale e in considerazione del fatto che ogni lavoratore ha diritto a un ambiente di lavoro sano, sicuro e adeguato, come previsto dal principio 10 del pilastro europeo dei diritti sociali, la presente direttiva dovrebbe prevedere un periodo di recepimento breve. Sulla base di un’ampia consultazione è stato ritenuto appropriato un periodo di recepimento di cinque mesi. Viste le circostanze eccezionali, gli Stati membri sono invitati ad attuare la presente direttiva prima del termine di recepimento, ove possibile”.

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