Ritiro e riciclo dei pannelli fotovoltaici. Come fare?

Nella corsa all’installazione di campi fotovoltaici non si può non pensare a quando i pannelli, esaurita la loro potenzialità, dovranno essere ritirati e quindi … Smaltiti? Riciclati?
I moduli fotovoltaici hanno una vita media stimata compresa tra i 50 e i 100 anni circa, tuttavia dopo i primi 20-25 anni il funzionamento dei pannelli e delle celle cala in termini di resa, in modo piuttosto repentino. Inoltre le garanzie dei costruttori di solito si limitano ai primi 20 anni di utilizzo. Per capire come andare a smaltire un pannello bisogna sapere da quali elementi questo è costituito.

 

Vediamo nel seguito i suoi componenti e le loro modalità di smaltimento:
1. silicio, componente principale dei pannelli: è praticamente “sabbia” e il suo smaltimento non è diverso da quello delle schede dei computer o dei circuiti stampati. Il silicio non è tossico;
2. rivestimento con lastra di vetro temperato: si recupera come il cristallo;
3. rifinitura con profili metallici: si recuperano come tutti i metalli;
4. strato di EVA (Etil Vinil Acetato): si smaltisce come si fa con le tovaglie impermeabili;
5. cavi e junction box: utilizzabili in edilizia.

 

Per i pannelli contenenti il telloruro di cadmio (materiale tossico ) le cose sono un po’ diverse, ma il trend delle principali case produttrici di pannelli fotovoltaici è l’abbandono di questo tipo di prodotto a favore del silicio.

 

Come si può vedere i componenti dei pannelli sono perfettamente trattabili a conclusione della loro vita operativa. È importante pertanto quanto accaduto in questi giorni, ovvero, l’accordo tra COBAT (Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo) e Comitato IFI (Industrie Fotovoltaiche Italiane), che sancisce la nascita della prima filiera italiana per la raccolta, il riciclo e lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici.

 

L’importanza di questa filiera si capisce analizzando i seguenti numeri: ad oggi ci sono 50 milioni di moduli presenti sul territorio nazionale, ovvero 281.392 impianti fotovoltaici, che coprono un’area di 75 chilometri quadrati, producendo una potenza complessiva di 11 mila MW. Tuttavia solo il 25% dei moduli è prodotto in Italia, il restante 75% è di importazione, rendendo difficile tracciare i materiali presenti al loro interno.

 

Grazie a questa filiera produttori, distributori e importatori operanti sul territorio italiano, saranno in grado di garantire ai propri clienti il ritiro ed il successivo riciclo dei moduli fotovoltaici a fine vita, requisito necessario per beneficiare delle tariffe incentivanti previste dal Conto Energia.

 

La banca dati che verrà istituita da COBAT a scopo consultativo sarà accessibile anche alle autorità competenti, quali il GSE. L’idea è poi quella di creare una mappa georeferenziata dei campi fotovoltaici sul nostro territorio.

 

Attualmente in Italia di un pannello siamo in grado di trattare, smaltire e riciclare le parti metalliche e di vetro. La cella vera e propria deve essere inviata all’estero invece. Ma la proposta di creare un impianto pilota di trattamento in Italia e poi poterne aprire altri su scala reale c’è già.
Come si può vedere, pertanto, i primi passi verso la giusta direzione ecosostenibile sono stati mossi.

 

Basta ora non arrestarsi al primo intoppo, come spesso accade!

 

Articolo di Roberta Lazzari

 

Fonti:
www.ipannellifotovoltaici.com
www.nextville.it


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