Ritardo nei pagamenti (e pochi): che dura la vita dei professionisti!

Ritardo nei pagamenti (e pochi): che dura la vita dei professionisti!

Il professionista lavora, progetta, fornisce al committente informazioni, consulenza e presta la propria opera intellettuale per il conseguimento del miglior risultato possibile nel più breve tempo necessario. Poi fa fattura e … non succede nulla!

È fosco il quadro dipinto dalla ricerca Vita da Professionisti sullo stato della libera professione in Italia. Il documento, realizzato dall’Associazione Bruno Trentin con la collaborazione della Consulta delle professioni della Cgil e della Filcams Cgil fotografa la situazione contrattuale e reddituale di un ampio campione di professionisti provenienti da tutte le aree, tecnica compresa con Ingegneri, Architetti e Geometri.

Oltre le difficoltà legate all’ammontare del reddito (che vedremo di seguito), la ricerca fa emergere il nodo dei ritardati pagamenti, una piaga ancora ben lontana dall’essere risolta.

Solo un professionista su tre (quasi) viene pagato subito

Solo quasi un professionista su tre (29,5%) è pagato puntualmente secondo quanto concordato, il 19,5% è pagato con un ritardo tra i 3 e i 6 mesi, ben il 16,8% è solitamente pagato con un ritardo superiore ai 6 mesi. E ancora, il pagatore più lento si conferma la pubblica amministrazione: addirittura, quasi il 7% dei professionisti intervistati ha dichiarato di avere svolto (per la p.a.) un lavoro che non è mai stato pagato.

Altra osservazione importante che emerge dalla ricerca Vita da Professionisti è che si riduce il gap del reddito tra professioni non regolamentate e regolamentate. In altri termini, è la conclusione dell’analisi gli ordini e gli albi professionali non sono più sufficienti, da soli, a garantire un certo benessere economico ai professionisti iscritti, come accadeva un tempo.

Il reddito: questo sconosciuto

La ricerca si sofferma anche sui livelli di reddito dichiarati dai professionisti che hanno partecipato al sondaggio. Dalle informazioni già fornite, non stupisce che quasi due soggetti su tre (il 60% del campione) dichiari di fare fatica ad arrivare a fine mese, considerando sia il proprio reddito che quello famigliare.

L’analisi si basa sul reddito percepito nell’anno 2013 che si conferma l’annus horribilis come già certificato da uno studio del Consiglio nazionale degli Ingegneri (leggi l’articolo).

Il 45,7% del campione della ricerca non ha raggiunto i 15.000 euro di reddito lordo, mentre solo un quinto (il 21,7%) ha superato i 30.000 euro di reddito, anche se risulta collegato strettamente il numero di ore lavorate extra all’incremento del proprio benessere economico.


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