Ritardi pagamenti PA professionisti e imprese. L’Europa interviene sull'Italia

Ritardi pagamenti PA professionisti e imprese. L’Europa interviene sull’Italia

Ritardi pagamenti PA

Sui ritardi pagamenti PA, l’entrata in vigore della Legge dello Stato n.37 del 3 maggio 2019 avvenuta lo scorso 26 maggio 2019, cambia le regole.

La norma reca “disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2018”. Le nuove disposizioni interessano professionisti ed imprese soggette ai ritardi pagamenti PA.

Tale legge interviene sull’art.113-bis del Codice Appalti dettando i tempi entro i quali gli enti pubblici dovranno garantire i pagamenti dei corrispettivi di appalto.

Difatti tali disposizioni hanno come obiettivo, quello di risolvere la questione dei mancati o incompleti compensi spettanti ai creditori della PA. Il dato relativo all’Italia, registrato in merito ai ritardi nei pagamenti, verso professionisti ed imprese, resta il più alto d’Europa.

I richiami dell’Europa all’Italia sono avvenuti per via della violazione della direttiva europea n. 2011/7/UE del 16 febbraio 2011, in quanto l’articolo 113-bis, comma 1, del Codice dei Contratti pubblici – Dlgs 50/2016, era difforme alla direttiva europea che prevede l’esecuzione dei pagamenti non oltre i trenta giorni di calendario, se non diversamente concordato espressamente nel contratto e purché ciò sia obiettivamente giustificato alla luce della particolare natura o delle caratteristiche del contratto, e in ogni caso non oltre i sessanta giorni di calendario.

Ritardi pagamenti PA. Come cambia l’articolo 113-bis dei contratti pubblici?

Con l’articolo 5 della Legge del 3 maggio 2019, n .37, sopracitata, l’articolo 113-bis del codice dei contratti pubblici, è sostituito dal seguente:

«Art. 113-bis (Termini di pagamento. Clausole penali).

  1. I pagamenti relativi agli acconti del corrispettivo di appalto sono effettuati nel termine di trenta giorni decorrenti dall’adozione di ogni stato di avanzamento dei lavori, salvo che sia espressamente concordato nel contratto un diverso termine, comunque non superiore a sessanta giorni e purché’ ciò sia oggettivamente giustificato dalla natura particolare del contratto o da talune sue caratteristiche. I certificati di pagamento relativi agli acconti del corrispettivo di appalto sono emessi contestualmente all’adozione di ogni stato di avanzamento dei lavori e comunque entro un termine non superiore a sette giorni dall’adozione degli stessi.
  2. All’esito positivo del collaudo o della verifica di conformità, e comunque entro un termine non superiore a sette giorni dagli stessi, il responsabile unico del procedimento rilascia il certificato di pagamento ai fini dell’emissione della fattura da parte dell’appaltatore; il relativo pagamento è effettuato nel termine di trenta giorni decorrenti dal suddetto esito positivo del collaudo o della verifica di conformità, salvo che sia espressamente concordato nel contratto un diverso termine, comunque non superiore a sessanta giorni e purché’ ciò sia oggettivamente giustificato dalla natura particolare del contratto o da talune sue caratteristiche. Il certificato di pagamento non costituisce presunzione di accettazione dell’opera, ai sensi dell’articolo 1666, secondo comma, del codice civile.
  3. Resta fermo quanto previsto all’articolo 4, comma 6, del decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231.
  4. I contratti di appalto prevedono penali per il ritardo nell’esecuzione delle prestazioni contrattuali da parte dell’appaltatore commisurate ai giorni di ritardo e proporzionali rispetto all’importo del contratto o alle prestazioni del contratto. Le penali dovute per il ritardato adempimento sono calcolate in misura giornaliera compresa tra lo 0,3 per mille e l’1 per mille dell’ammontare netto contrattuale, da determinare in relazione all’entità delle conseguenze legate al ritardo, e non possono comunque superare, complessivamente, il 10 per cento di detto ammontare netto contrattuale»

Sono così definiti i termini entro i quali la PA deve corrispondere i pagamenti (30 giorni dall’adozione di ogni stato di avanzamento dei lavori, o comunque non oltre i 60 giorni con oggettiva giustificazione) e vengono i indicati i tempi di emissione dei certificati di pagamento relativi agli acconti del corrispettivo di appalto (termine massimo di 7 giorni dall’adozione di ogni stato di avanzamento dei lavori).

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A quanto ammontano i ritardi pagamenti PA registrati nel 2018 verso le imprese?

Per avere un’idea delle tempistiche, nello specifico dei ritardi pagamenti PA, l’ufficio studi della CGIA- Associazione Artigiani e Piccole Medie Imprese di Mestre ha elaborato i dati a disposizione e fornito un quadro della situazione.

I dati si riferiscono al 2018 ed il focus riguarda gli Indicatori di Tempestività dei Pagamenti (ITP) e l’ammontare dei debiti commerciali delle principali Amministrazioni pubbliche presenti in Italia.

Osservando i grafici della CGIA, lINAIL nel 2018 ha registrato un ITP (in riferimento al 4° trimestre 2018) pari a +54,45: che corrisponde a quasi 2 mesi di ritardo nei pagamenti verso i fornitori.

Anche l’INPS mostra dati poco virtuosi con un ITP pari a +10,13 che può essere ricondotto a 10 giorni medi di ritardo e al 31 dicembre 2018, l’istituto nazionale di previdenza sociale, registrava un debito commerciale complessivo, nei confronti dei fornitori, pari a 157,2 milioni di euro.

Se si osservano i dati riguardanti i Ministeri, il meno retto nei pagamenti è quello della Difesa che presenta il più alto ritardo medio nei pagamenti con 67 giorni di ritardo ed un debito nel 2018 di ben 313,2 milioni di euro. Segue il ritardatario Ministero della Difesa, il Ministero dell’interno che ha effettuato i pagamenti dei fornitori solo dopo 60,9 giorni.

Nell’elenco dei ministeri virtuosi, ovvero che hanno liquidato i pagamenti prima delle scadenze previste, compaiono: il Ministero dell’Istruzione con ITP pari a -7,74, il Ministero degli Esteri ITP -19,70 e il Ministero della Giustizia con ITP -27,38.

Relativamente alle regioni, la Sicilia registra l’ITP più alto, +29,76 giorni, con quasi 212 milioni di euro di debiti insoluti a fine 2018. Anche il Piemonte risulta ritardatario con 26 giorni medi e 6,3 milioni di debiti. La Lombardia registra invece un ITP medio del 2018 pari a -12,62 e al 31 dicembre non si registrava alcun debito nei confronti delle imprese fornitrici.

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