Riordino Protezione civile, testo coraggioso ma ora servono le modifiche

“Il terremoto dell’Emilia Romagna è venuto a pochi giorni dalla pubblicazione del decreto legge 59/2012 sul riordino della Protezione civile. Questa particolare tempistica ha innescato reazioni forti e negative: questo è il problema che si crea quando non si è affrontato un tema in modo sistematico e globale”. Ad affermarlo è Adolfo Bertani, presidente di Cineas, il Consorzio Universitario cofondato dal Politecnico di Milano, che si occupa della cultura del rischio, in particolare nell’ambito delle “calamità naturali”.

 

In particolare, il numero uno di Cineas si è soffermato sulla norma del decreto, contenuta all’art. 2, comma 2, lettere a), b) e c), relativa alle coperture assicurative su base volontaria contro i rischi di danni derivanti da calamità naturale (leggi anche Una polizza sui fabbricati contro le calamità naturali).

 

“Il decreto legge dice solo che lo Stato non interverrà più, questa può essere una dichiarazione di principio interessante, ma non comprensiva di tutti gli altri aspetti connessi”, spiega Bertani (leggi anche su Ediltecnico.it Protezione Civile, con un decreto lo Stato scarica ogni responsabilità).

 

Il decreto cerca di dare un nuovo indirizzo alla cultura assistenzialista – nutrita da una politica statale pluridecennale – che oggi non è più sostenibile, chiedendo al cittadino di farsi parte proattiva nella tutela dei propri beni, anche con un’assicurazione volontaria supportata da incentivi. Una cultura così radicata non si cambia per decreto, ma con una campagna di informazione e di sensibilizzazione dei cittadini”.

 

Detto questo, Bertani aggiunge che il decreto potrà essere migliorato. Secondo il presidente Cineas, quello su cui bisognerà lavorare “è il nodo cruciale dell’assicuratore di ultima istanza, che di necessità deve essere lo Stato, in quanto le compagnie assicuratrici hanno una massima ritenzione assicurativa oltre la quale non riescono ad andare”. Recentemente è stata stimata intorno ai 7 miliardi di euro, e quindi potrebbe essere sufficiente ad esempio a coprire i danni dell’Emilia Romagna, ma insufficiente a riparare a un evento sismico come quello dell’Aquila.

 

In definitiva, per Cineas, lo Stato deve chiarire :
– l’aspetto dello Stato come assicuratore di ultima istanza;
– tutto quanto connesso al sistema volontaristico per le assicurazioni da calamità naturali, compresa l’entità degli incentivi, che devono produrre un forte vantaggio fiscale.

 

Rispetto a quest’ultimo punto Bertani dice che l’attuale tassazione sulle assicurazioni preventive è tra le più alte in Europa – quella sulle polizze incendio in Italia è pari al 22,25%, mentre in tutti i Paesi dell’Est Europa la stessa tassa è pari a 0%.

 

“Per evitare che le Compagnie Assicurative si prendano i rischi migliori non stipulando polizze nelle aree maggiormente a rischio”, conclude Bertani, “sarebbe auspicabile che la copertura calamità naturali fosse necessariamente vincolata alla polizza incendio dell’abitazione – che ad oggi copre il 35%-40% delle case dei privati cittadini – come già avviene in altri Stati europei.”


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