Rinnovabili in aree agricole. Non si può negare l’autorizzazione per contrasti con pianificazione locale

In materia di impianti di produzione di energia elettrica mediante lo sfruttamento di fonti energetiche rinnovabili (c.d. FER), il d.lgs. 387/2003, che rappresenta il principale riferimento normativo statale in argomento, è chiaro nell’ammettere la loro realizzabilità anche in aree agricole: secondo l’art. 12, comma 7, dice infatti che i predetti impianti “possono essere ubicati anche in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici”, garantendo comunque la tutela della biodiversità, del patrimonio culturale e del paesaggio rurale.

 

La norma, nel consentire tutto questo, non impone certamente un obbligo (ma neanche un divieto) aprendo, quindi, alla possibilità che eventuali istanze in tal senso non vengano accolte, purché sia accuratamente ed opportunamente motivato il diniego dell’autorità competente, cioè la Regione.

 

Diniego che, comunque, non può in alcun modo basarsi sulla mera difformità del richiesto intervento rispetto a precedenti previsioni svolte in sede di pianificazione territoriale.

 

In questo senso è chiaro T.A.R. Abruzzo, I, n. 217/2012, laddove sostiene che “il diniego di avvio del procedimento di autorizzazione unica riguardo ad una domanda di installazione di un impianto a biomassa per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, giustificato sulla base del divieto di attività industriali in zona agricola, previsto dal Piano della tutela della qualità dell’aria”.

 

A cura di Paolo Costantino e Primiano De Maria, tratto da L’Ufficio Tecnico settembre 2012


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