Rigenerazione urbana. Zambrano: si evitino costi ulteriori per gli ingegneri

Rigenerazione urbana. Zambrano: si evitino costi ulteriori per gli ingegneri

Benissimo gli appalti verdi che hanno l’obiettivo di favorire la rigenerazione urbana, il recupero delle periferie e limitare il consumo di suolo. Attenzione però a non mettere troppi paletti, altrimenti il risultato può essere contrario alle aspettative: contrazione del mercato e scarsa partecipazione di ingegneri, professionisti e imprese.

A “mettere i punti sulle i” è il presidente del Consiglio nazionale degli Ingegneri, Armando Zambrano, intervenuto la scorsa settimana al convegno Architetture e paesaggio, organizzato da ISPRA e tenutosi presso la sede del Consiglio nazionale degli Architetti.

Al centro della discussione lo sviluppo dei cosiddetti appalti verdi e l’invito, rivolto agli Stati membri dalla Commissione europea, a definire al più presto i CAM, ossia i Criteri Minimi Ambientali da rispettare in questo genere di lavori.

“Siamo favorevoli agli appalti green”, ha spiegato il presidente degli Ingegneri, “ma oltre alle opportunità dobbiamo fronteggiare alcune problematiche. In primis il rischio che requisiti stringenti comportino una contrazione del mercato”.

In pratica, il timore degli Ingegneri italiani è che l’introduzione di criteri severi possano portare a un’ulteriore e ancora più drammatica esclusione dalla partecipazione alle gare dei professionisti, “soprattutto se giovani e piccoli”, ha precisato Zambrano, affermando – di nuovo – come, di fatto, queste categorie di professionisti siano già ora ai margini del mercato degli appalti per i servizi di ingegneria e architettura.

Il presidente del CNI ha parlato in veste di rappresentante della Rete delle Professioni Tecniche, dunque includendo gli altri attori della libera professione tecnica.

Ma quali sono i criteri stringenti che, all’atto pratico spaventano i liberi professionisti? È stato proprio Zambrano a partecipare ai lavori preliminari per la predisposizione dei CAM Edilizia nella bozza di decreto in preparazione al Ministero dell’ambiente e a rivelare alcune perplessità.

“Nel corso di questo lavoro”, ha infatti raccontato il coordinatore delle RPT Zambrano nel corso del suo intervento, “sono emerse diverse criticità relative a tali criteri minimi, fra cui l’eccessivo valore che si vorrebbe attribuire alle certificazioni in fase di qualificazione dei concorrenti. Tali certificazioni, infatti, sono rilasciate da organismi privati su base volontaria, con il forte rischio di ingenerare un preoccupante mercato delle certificazioni”.

E proprio su questo tema, il CNI ha iniziato a lavorare per supportare gli ingegneri. Zambrano ha ricordato la creazione della piattaforma Cert-Ing, grazie alla quale gli iscritti agli ordini possono certificare le competenze su base volontaria e la collaborazione con UNI per procedere alla sviluppo e alla codifica degli Standard Prestazionali nel campo del risparmio e dell’efficienza energetica.

Basterà tutto questo o, come paventa Zambrano, alla fine dei conti per partecipare agli appalti verdi agli ingegneri servirà un’altra certificazione (a pagamento)?


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