Riforma delle Professioni. Minimi Tariffari? È la solita tiritera

In questi giorni l’unica cosa certa, quando si parla di riforma delle professioni, è l’obbligo del condizionale. Si sprecano i ‘se’, i ‘prevedrebbe’ e i ‘si dice’. Si attende il deposito del pacchetto di norme del maxi emendamento e della relazione tecnica, che per ora abbiamo nella versione aggiornata al 7 novembre 2011, per comprendere quale sarà il percorso della riforma delle professioni.

 

Allo stato attuale si registrano reazioni perlopiù di perplessità, se non di aperta critica, come quelle arrivate la scorsa settimana dall’Oua, l’organismo unitario dell’avvocatura. Tra le novità si delinea un iter diverso per arrivare alla riforma: non già attraverso una legge ordinaria, ma con un più rapido decreto del Presidente della Repubblica.

 

Sono al momento confermati i tempi, 12 mesi per arrivare alla riforma, il disco verde alle società tra professionisti e l’abolizione delle tariffe minime (il che, sinceramente, tanto novità non è). Più nello specifico, sulle tariffe, il maxi emendamento sostituirebbe la frase “prendendo come riferimento le tariffe professionali” e pure “ammessa la pattuizione dei compensi anche in deroga alle tariffe” con il più categorico: “escluso qualsiasi possibile rilievo delle tariffe professionali”.

 

Dopo i rilievi di de Tilla dell’Oua, di cui abbiamo già dato notizia nei giorni scorsi (leggi anche Liberalizzazione Professioni nel Maxi Emendamento. Le Prime Critiche), arriva anche la posizione del CUP, il Comitato unitario delle professioni. Per bocca del presidente, Marina Calderone, infatti, si commentano le misure che regolano l’accesso alle professioni e le tariffe.

 

Circa il primo punto, Calderone afferma come “gli accessi alle professioni sono assolutamente liberi, sia chiaro. Sono regolamentati – anche questo è vero – ma la cosa costituisce un valore, in quanto permette di fornire al Paese delle garanzie sui professionisti che operano sul suo territorio”. Fondamentalmente la medesima posizione dei vertici del Consiglio nazionale degli ingegneri, così come ribadito durante l’ultimo congresso nazionale di Bari con l’intervento del presidente del Centro Studi del CNI, Romeo La Pietra (Leggi anche Riforma delle professioni. Gli Ingegneri sono già liberalizzati!).

 

Per quanto riguarda i minimi tariffari, invece, è molto critica la posizione del CUP: “È la solita tiritera”, taglia corto Calderone. “Sono già state abolite da Bersani nel 2006. Bisogna tornarci sopra?”.

 

E gli ingegneri?
Innanzitutto, come già espresso a suo tempo dai vertici del CNI, le professioni tecniche sono molto differenti da altre, pure regolamentate, come quelle mediche o quelle giuridiche. Il libero accesso è, di fatto, già realizzato poiché oltre il 90% dei giovani ingegneri passa l’Esame di Stato al primo tentativo e i professionisti iscritti agli albi provinciali superano abbondantemente le 230.000 unità.

 

Agli ingegneri manca ancora l’obbligatorietà della formazione continua, che sarà però recepita nel nuovo regolamento. Ovviamente andrà sviluppato un programma di formazione che risponda alle esigenze delle varie branche dell’ingegneria.

 

Sul tema del tirocinio, ricordiamo una recente intervista rilasciata dal presidente del CNI Rolando, secondo cui “non deve essere un’ulteriore barriera all’accesso alla professione, ma un anello di collegamento tra la formazione universitaria e l’entrata nel mondo del lavoro”.

 

E, infine, il tema dell’assicurazione obbligatoria, secondo il quale tutti i professionisti tecnici saranno obbligati a stipulare idonea assicurazione per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale. Il professionista dovrà rendere noti al cliente, al momento dell’assunzione dell’incarico, gli estremi della polizza stipulata per la responsabilità professionale e il relativo massimale.

 

Ancora Rolando, nell’intervista rilasciata solo un mese fa (ma sembra passato un secolo) affermava non fosse una sorpresa, poiché, di fatto, “qualunque professionista oggi ce l’ha, perché la responsabilità di un ingegnere è tanta: immaginarsi oggi un professionista senza assicurazione è anacronistico”.


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