Riforma delle professioni. Gli Ingegneri sono già liberalizzati!

Tra i temi trattati n occasione del 56° Congresso Nazionale degli Ingegneri si è discusso anche della riforma delle professioni, tornata alla ribalta con la Manovra bis, che ne ha inserito al comma 5 dell’art. 3 del d.l. 138/2011 una vero e proprio riordino, valutato molto positivamente dei vertici dell’ingegneria italiana (leggi anche Riforma delle professioni. Gli ingegneri vedono una grande opportunità).

L’assemblea dei presidenti degli Ordini degli ingegneri, tenutasi a Pescara nel luglio 2009, durante il precedente congresso, aveva già approvato la proposta di riforma dell’ordinamento della professione di ingegnere”, ha detto nel suo intervento Romeo La Pietra, presidente del Centro Studi del CNI. In pratica, la proposta degli ingegneri anticipava i contenuti del decreto della Manovra bis (leggi anche Congresso nazionale di Pescara 2009: la riforma dell’ordinamento professionale).

In particolare, sono sette i punti che rendono il contenuto del comma 5 dell’art. 3 del d.l. 138/2011 una vera e propria riforma, come indicato da La Pietra durante il suo intervento (leggi anche Riforma delle professioni.dopo la Manovra bis. Ecco cosa cambierà).

1. Individua i principi fondanti l’attività professionale
2. Impone l’obbligo della formazione continua
3. Riforma il tirocinio
4. Ripristina le tariffe come riferimento tra privati e parametro vincolante nel pubblico
5. Impone una idonea copertura assicurativa
6. Distingue fra organi disciplinari e amministrativi
7. Liberalizza la pubblicità informativa

Liberalizzare o Deregolamentare?
Nel corso della sua relazione, La Pietra ha posto con forza anche la questione della liberalizzazione della professione, sgombrando il campo dall’equivoco di fondo che spesso porta a confonderla con la deregolamentazione.

Liberalizzare, infatti, significa eliminare gli ostacoli al corretto svolgersi della competizione tra professionisti; mentre deregolamentare è semplicemente ‘consentire a tutti di fare tutto’.

Stante così le cose, è abbastanza ovvio concludere che in alcun luogo al mondo si consentirebbe di deregolamentare le professioni che riguardano aspetti critici che coinvolgono i diritti alla salute, alla sicurezza e alla sicurezza.

A chi invoca il potere del mercato come unico giudice, La Pietra fa notare i limiti di questa posizione quando si discute di professioni: “Il mercato interviene troppo tardi ad espellere il cattivo medico (il paziente muore), il cattivo avvocato (la giustizia è negata), il cattivo ingegnere (il ponte crolla)”.
Per queste professioni”, continua il presidente del Centro Studi del CNI, “è sempre prevista una verifica ex ante (percorso formativo, esame di abilitazione, iscrizione all’albo) e non solo ex post lo svolgimento della prestazione”.

Ma a chi ritiene che nel nostro Paese la liberalizzazione delle professioni tecniche debba essere più spinta, La Pietra risponde con una provocazione.

Liberalizzateci (come negli USA)!
L’OCSE attribuisce agli Stati Uniti un livello di regolamentazione della professione di ingegnere tra i più bassi al mondo. E quali sono i vincoli per l’accesso alla professione negli USA?

1. Negli Stati Uniti per acquisire la “licenza” professionale di ingegnere occorre: conseguire un titolo universitario (della durata di 4 anni) presso un corso di studi accreditato; superare un primo esame dal carattere preminentemente teorico; svolgere un tirocinio professionale della durata di quattro anni; superare un secondo esame di carattere eminentemente pratico

2. La maggior parte degli Stati prevede l’obbligo di aggiornamento professionale continuo

3. Tutti gli Stati attribuiscono agli ingegneri specifiche competenze riservate

4. Come in Italia, è possibile esercitare la professione di ingegnere in forma societaria. A differenza del nostro paese, però, la maggior parte degli Stati della Federazione prevede una puntuale regolamentazione delle strutture societarie tra cui l’obbligo di iscrizione in appositi registri tenuti dai Board

5. Non esistono tariffe vincolanti per legge, ma l’aggiudicazione degli incarichi pubblici di progettazione viene effettuata, in misura assolutamente prevalente, solo sulla base di elementi qualitativi e non sul prezzo.

Occorre aggiungere altro?

di Mauro Ferrarini


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