Riforma appalti: obbligatorio il BIM per la progettazione

Riforma appalti: obbligatorio il BIM per la progettazione

Entro fine mese si concluderanno le consultazioni degli operatori della filiera sul testo della riforma degli appalti pubblici. Il testo, di 249 articoli, dovrà essere approvato definitivamente entro il prossimo 18 aprile, termine ultimo per recepire le disposizioni che arrivano dall’Unione europea, evitando l’avvio di una pratica di infrazione.

Il nuovo codice degli appalti che sostituirà integralmente l’attuale decreto legislativo n. 163/2006, che andrà in pensione dopo 10 anni di (onorata?) carriera contiene alcune novità decisamente rivoluzionarie rispetto al passato, che esaminiamo brevemente.

La più eclatante, anche perché ci sta più a cuore trattandone quasi quotidianamente, è l’introduzione dell’obbligo di impiegare la metodologia BIM per partecipare alle gare di progettazione e per la realizzazione di opere pubbliche con un valore superiore alle soglie UE. Come scriveva sul quotidiano Ediltecnico qualche giorno fa Fabrizio Ferraris di Harpaceas: “Il dibattito e le azione sulla diffusione del BIM hanno preso una tale accelerazione che mi sento di dire che la percezione del Building Information Modeling che c’era prima della pausa estiva in Italia è radicalmente cambiata in questa fine d’anno”.

Non nascondiamo che le difficoltà ci sono ancora, come testimoniato dall’ing. Fulvio Re Cecconi che ha illustrato recentemente il quadro della diffusione del Building Information Modeling nel nostro Paese. Spicca soprattutto la parcellizzazione dell’universo “studi di ingegneria” e “contractors”, se è vero che oltre l’80% dei primi e il 95% dei secondi hanno meno di 10 persone impiegate a cui si aggiunge il risultato di un’indagine secondo cui oltre il 60% della committenza, dei costruttori e dei produttori nella filiera delle costruzioni “non hanno mai sentito parlare del BIM e non sanno cosa sia”.

Altra novità del testo che riscrive quanto presente nella legge delega del gennaio dello scorso anno è il cambio di timoniere nella c.d. Cabina di Regia: non più l’ANAC di Raffaele Cantone in collaborazione con le Infrastrutture ma direttamente il Governo. Insomma, l’attività di regolamentazione e di indirizzo per la piena attuazione della riforma passa nelle mani di Palazzo Chigi con un cambiamento inaspettato.Tra le altre novità, sicuramente foriera di una serie di dibattiti e polemiche tra i tecnici degli enti pubblici: l’incentivo del 2% alla pubblica amministrazione passa dal settore della progettazione a quella della programmazione e del controllo sulle opere.

Confermato il ricorso al criterio del massimo ribasso per l’assegnazione delle gare solo in casi molto ristretti. Nel merito: lavori di semplice manutenzione, di elevata ripetitività e, comunque, sempre per gare sotto soglia.

Interessante novità, che però dovrà sempre passare all’esame dell’ANAC per verificare la compatibilità con le regole europee, è l’introduzione delle c.d. Clausole Sociali. Di che si tratta? In pratica nei bandi potranno essere indicati dei requisiti “sociali” che forniranno dei punti aggiuntivi relativamente all’impiego di manodopera locale o alla chiamata di operai già esperti nel tipo di lavoro da eseguirsi.


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico