Ricostruzione Viadotto Genova, a Salini-Impregilo, Fincantieri e Italferr. Stralli innocenti?

Ricostruzione Viadotto Genova, a Salini-Impregilo, Fincantieri e Italferr. Stralli “innocenti”?

Ricostruzione Viadotto Genova

Con il Decreto n. 19, emesso il 18 dicembre 2018, dal Commissario Straordinario per la Ricostruzione Viadotto Genova, viene definito “L’affidamento dell’appalto pubblico dei lavori per la realizzazione, in estrema urgenza, di tutte le opere di costruzione necessarie al ripristino strutturale e funzionale del Viadotto Polcevera”.

Tale atto, decreta l’aggiudicazione dell’appalto di tutte le opere di costruzione del Viadotto Polcevera, a Salini-Impregilo, Fincantieri e Italferr, che in sede di audizioni, hanno presentato una proposta di costi complessivi, pari a 202 milioni di euro.

L’inizio dei lavori di ricostruzione Viadotto Genova, da cronoprogramma, è previsto per il 1° febbraio 2019, mentre la conclusione degli stessi è programmata per dicembre 2019. Gli aggiudicatari assumono anche l’incarico di coordinamento e interfaccia con l’appalto di demolizione.

Quali sono le motivazioni della scelta per la ricostruzione Viadotto Genova?

Il nuovo Viadotto verrà realizzato su progetto dell’architetto Renzo Piano, che ha ideato la futura struttura, che nella forma delle pile e dell’impalcato, richiama la prua e la sezione di una nave.

L’ipotesi di un ponte strallato è stata scartata, preferendo una struttura appoggiata su pile, nel rispetto della sensazione di avversione psicologica maturata in città dopo il crollo del “ponte Morandi”.

La struttura sarà mista in acciaio, con pile in cemento armato, nell’ottica di una particolare agevolezza e riduzione dei tempi di realizzazione dell’opera a dimensione economica favorevole.

La riduzione delle interferenze con le infrastrutture e i sotto servizi presenti grazie alla manifestata disponibilità, da parte dei proponenti vincitori, ad una nuova calibrazione del tracciato e delle pile in coordinamento con i lavori di demolizione, e la dimensione ed affidabilità delle aziende coinvolte, sono stati ulteriori aspetti ritenuti idonei nella proposta scelta.

Il progetto preliminare, è probabile che subisca delle modifiche rispetto a quello presentato in fase di negoziazione per via delle caratteristiche tecniche dei rettilinei, lunghi più di 300 metri e per il ridotto raggio curve (Fig.1).

Fig.1_Tracciato Viadotto Polcevera, presentato dalle società Salini-Impregilo, Fincantieri e Italferr su idea di Renzo Piano ©Salini-impregilo.com

Cosa causò il crollo?

Anche se con la ricostruzione Viadotto Genova si guarda avanti, le indagini sui motivi del crollo, che il tragico 14 agosto 2018, causò la morte di 43 persone, continuano.

Gli stralli, considerati fra i principali responsabili del crollo, pare siano “innocenti”. Questo è ciò che emerso dalla relazione tecnica che correda le prime analisi, eseguite dal laboratorio federale di prova dei materiali e di ricerca svizzero, Empa su una parte dei resti del Viadotto Morandi che al momento sono custoditi nell’hangar dell’Amiu.

Leggi anche: Il crollo del Viadotto Polcevera non può cancellare anni di ingegneria

Giuseppe Mancini, coordinatore periti di Autostrade per l’Italia, ha dichiarato: “gli esiti di Zurigo, ancorché provvisori e a uno stadio intermedio (su un totale di 3248 fili sono stati osservati e classificati per classi di resistenza solo 2383 fili) evidenziano la piena tenuta statica del Ponte: infatti, interpretando quanto riportato nella nota del laboratorio di Zurigo, con una corrosione media del 50% della totalità della sezione resistente dei fili ci sarebbe ancora un ampio margine di capacità resistente, tale da non poterne causare la rottura“.

Tra le ipotesi avanzate, circa il crollo, vi è stata quella legata all’assenza di guaine protettive. In merito a ciò, Mancini ha dichiarato:

Per quanto riguarda invece la mancanza di guaine sui cavi, un rapporto di monitoraggio di Spea del 2016, effettuato mediante carotaggi sugli stralli delle Pile 9 e 10, ha evidenziato la presenza delle guaine in tutte le prove diagnostiche effettuate. I reperti di Pila 9 sezionati dopo il crollo hanno dimostrato che la guaina era presente anche nei cavi primari (tranne che, come da progetto di costruzione, nella zona in corrispondenza dell’antenna). E’ comprovato dunque che le guaine ci fossero e svolgessero regolarmente la funzione di contenimento della matrice cementizia di avvolgimento dei singoli trefoli“.

Il coordinatore periti Aspi, ha inoltre dichiarato: “In attesa del completamento delle prove, vorrei sottolineare che quanto finora emerso dalle analisi di Zurigo sembrerebbe confermare che il cedimento degli stralli non sia la causa primaria del crollo del Ponte, come ho dichiarato più volte”. Il viadotto presentava, fenomeni deformativi, corrosivi ed ulteriori problematiche strutturali, erano state evidenziate sugli impalcati. I risultati dell’analisi, nelle mani dei tre periti del giudice (Giampaolo Rosati, Massimo Losa e Bernhard Elsener) per le indagini preliminari, verranno elaborati e saranno inseriti nella relazione finale.

Immagine di copertina Giovanna Mariella Santinolli ©Flikcr

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