Ricostruzione L’Aquila. Per gli Ingegneri Non ci Siamo

Agli Ingegneri italiani non piace come stanno procedendo i piani di ricostruzione della città de L’Aquila. Secondo i professionisti italiani, infatti, si registra un eccessivo allungamento dei tempi e molti edifici danneggiati dal sisma del 6 aprile 2009 registrano ritardi nell’avvio dei lavori di ripristino e riparazione. Altre criticità denunciate riguardano la “lunghezza e farraginosità” per iter degli interventi di ricostruzione post-terremoto; analogamente farraginosi sono anche i documenti prodotti dalla Struttura Tecnica di Missione (STM), vaghi nelle istruzioni per la formazione dei piani urbanistici.

 

Ma gli Ingegneri non si limitano a dire ‘cosa non va’, proponendo anche la loro ricetta e affidandola a un documento redatto dal Centro nazionale di Studi Urbanistici e dal CNI e sottoscritto dalla Federazione degli Ordini degli Ingegneri della Regione Abruzzo.

 

Nello specifico sono cinque le proposte avanzate per risolvere la paralisi che ha bloccato la ricostruzione del capoluogo abruzzese: “Maggior sussidiarietà fra progettazione, programmazione e piani attuativi al coinvolgimento, sin dalla progettazione; professionalità locali che rappresentino il naturale tramite tra la società civile e le strutture tecniche di coordinamento. Dall’assicurazione, sin da subito, della fattibilità dell’intervento alla sua effettiva realizzazione attraverso l’apporto di tecnici esperti la cui serietà venga certificata da un apposito Codice Etico. Per finire con la conseguente modifica del Capitolato STM per rendere concrete e snelle tutte le prestazioni relative alla formazione dei piani di ricostruzione”.

 

Tutto questo viene ribadito dal CNI che puntualizza come “il piano di ricostruzione dovrà farsi carico, accompagnando dove possibile ed in modo tempestivo, con direttive più che con norme, con accordi più che con vincoli, un progetto edilizio complessivo che appare sempre più urgente e su cui concentrare tutte le risorse”.

 

L’intervento del CNI arriva a qualche giorno da un’altra denuncia, questa volta in occasione del recente Urbanpromo di Bologna, dove è intervenuto l’assessore comunale alla ricostruzione, Piero Di Stefano, che ha denunciato la “feroce stasi” nel quale versa il capoluogo abruzzese dopo il sisma di due anni e mezzo fa.

 

Di Stefano ha criticato una prassi tutta italiana che ha finito per ingolfare anche la ricostruzione del capoluogo abruzzese: “Si considera tutto emergenza, c’è una scala che sovverte i poteri ordinari e costituzionali. Non ha mai portato buoni risultati, si pensi ai commissari dei rifiuti a Napoli e in Campania. Quello che avvilisce, nel caso dell’Aquila, è che l’unica norma vera che regola la ricostruzione sia un decreto dettato dalla straordinarietà del momento di emergenza, il 39 del 2009”.


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