Riconoscimento titoli professionali esteri: la crisi allontana gli ingegneri stranieri

La crisi del lavoro in Italia allontana anche gli ingegneri provenienti dall’estero. Lo dimostra un monitoraggio del Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri sui riconoscimenti dei titoli professionali conseguiti all’estero. È in forte calo il numero di riconoscimenti ottenuti nel 2012 rispetto all’anno precedente: 2.247 contro i 3.355 del 2011.

 

L’unica categoria professionale per la quale si rilevano valori di un certo rilievo è ancora una volta quella degli infermieri sebbene anche per essi sia registrato un netto calo: dagli oltre 2mila riconoscimenti del 2011 si è infatti scesi ai 1.085 del 2012. Segno che il nostro Paese, in conseguenza della crisi occupazionale in atto, ha perso molto del suo appeal anche per questa categoria professionale.

 

“Eravamo già alle prese col dato relativo al calo occupazionale – commenta Luigi Ronsivalle, Presidente del Centro Studi del CNI – ma questo dato è ancora più preoccupante. Ci dice, infatti, che l’Italia è un paese che non attrae. Oltre alla crisi economica, c’è una crisi di fiducia. Si respira un’atmosfera pesante e c’è la consapevolezza che le cose non miglioreranno a breve. Questa realtà è percepita anche all’estero”.

 

I flussi in entrata dei professionisti stranieri sono ormai ridotti al lumicino. I numeri sono infatti veramente ridotti: 72 ingegneri, 11 biologi, 10 assistenti sociali e a seguire le altre professioni.  Le cifre sembrano contraddire quanto indicato dalla Commissione europea che, al contrario, continua ad attribuire la scarsa mobilità dei professionisti all’eccessiva regolamentazione restrittiva delle qualifiche professionali. In realtà i flussi sono condizionati non tanto da eventuali restrizioni, quanto piuttosto dalla quantità di spazi lavorativi disponibili. 

 

Limitando l’osservazione ai soli ingegneri, l’83,3% ha ottenuto il riconoscimento della validità del titolo per l’accesso alla sezione A, mentre il restante 16,7% è composto da ingegneri iuniores.

 

Un ingegnere su tre ha la cittadinanza italiana, mentre tra quelli stranieri prevale la componente rumena (23,6%), anche se si rileva una grande eterogeneità visto che i restanti 55 ingegneri hanno conseguito il titolo abilitante in 31 paesi diversi.

 

Nel 13,9% dei casi è stato concesso il riconoscimento completo del titolo di ingegnere, mentre nel restante 86,1% si è resa necessaria una misura integrativa. Quest’ultimo dato dovrebbe indurre a riflettere sull’opportunità e sull’utilità di un’apertura “completa” alla libera circolazione in Europa dei professionisti. Appare evidente che la preparazione posseduta dalla grande maggioranza dei professionisti stranieri non può essere comparata a quella degli ingegneri italiani, con inevitabili ripercussioni per la qualità delle prestazioni e, di conseguenza, per la sicurezza dei cittadini.

 


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico