Riciclo cemento e calcestruzzo. Ecco le 5 proposte da Federbeton

Riciclo cemento e calcestruzzo. Ecco le 5 proposte da Federbeton per fare di più

Riciclo cemento e calcestruzzo

Il riciclo del cemento e del calcestruzzo è stato un argomento trattato durante il convegno “Il contributo di cemento e calcestruzzo all’economia circolare”, tenutosi giovedì 6 giugno 2019 presso la biblioteca del Senato a Roma, durante il quale Federbeton ha riportato i dati relativi ai materiali indicando soluzioni possibili da adottare per aumentarne il riciclo.

Roberto Callieri, presidente di Federbeton, ha ribadito la necessità di intervenire sulla filiera affinché si possano raggiungere soluzioni maggiormente sostenibili, dichiarando: “Le istanze ambientali giustamente presenti nella sensibilità dei cittadini e negli obiettivi fissati dai decisori pubblici nazionali e internazionali disegnano una sfida condivisa, da tempo, dalla nostra filiera. Grazie alle tecnologie disponibili e agli investimenti messi in campo dalle imprese, siamo in grado di migliorare ulteriormente la nostra sostenibilità ambientale. Gli obiettivi che ci poniamo sono, però, raggiungibili solo se condivisi dall’intera catena del valore del mercato delle costruzioni e a patto che il quadro normativo e il consenso sui territori concorrano in maniera sinergica a questa prospettiva”.

Il riciclo del cemento e calcestruzzo interessa una sensibilità che gradualmente raggiunge le imprese che nel triennio 2015-2017 hanno investito 87,5 milioni di euro in tecnologie innovative volte al reimpiego di materiali di recupero nel ciclo produttivo del cemento, con un tasso d’impiego delle materie prime residuali pari al 7,4%, utilizzate nel processo produttivo in sostituzione alle risorse naturali, nel 2017 (in Europa la media è del 4,4%).

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Riciclo cemento e calcestruzzo. È possibile fare di più

Ma nonostante le 360 mila tonnellate di combustibili derivanti dal trattamento dei residui di produzione, impiegati nel processo produttivo del cemento e sottratti alla discarica, nel 2017, c’è ancora da fare. Difatti sono 2 milioni le tonnellate di CO2 che sarebbe possibile sottrarre alle emissioni annue, se l’Italia incrementasse l’utilizzo di combustibili alternativi fino a raggiungere la media europea del 44%, perché nonostante la capacità tecnologica delle imprese italiane, il nostro Paese paga, secondo Federbeton, la presenza di una normativa poco lineare, la frammentazione delle competenze e la diffidenza delle comunità locali.

Anche con il calcestruzzo si potrebbe fare di più con i 15 milioni di tonnellate di rifiuti da demolizione e costruzione di calcestruzzo (corrispondenti a circa il 10% di tutti i rifiuti speciali prodotti annualmente in Italia) potenzialmente utilizzabili nel ciclo produttivo del calcestruzzo, sottraendole alla discarica. Una stima basata sulla produzione annua 2018, pari a 27 milioni di metri cubi.

Se si considera l’intero ciclo di vita di un conglomerato cementizio, all’emissione di CO2 causata dalla reazione di calcinazione del calcare durante la produzione del cemento si contrappone un suo assorbimento dovuto alla reazione di carbonatazione durante il ciclo di vita della costruzione che compensa parzialmente l’impatto ambientale conseguente alla produzione di cemento.

Per quanto riguarda l’impatto ambientale degli aggregati è opportuno considerare che la loro escavazione richiede 20 MJ/t di energia da combustione e 9 MJ/t di energia elettrica, mentre la loro frantumazione ne richiede, rispettivamente, 120 MJ/t e 50 MJ/t.

L’impatto ambientale degli aggregati riciclati da rifiuti di demolizione può essere valutato in 40 MJ/t di energia da combustione e 15 MJ/t di energia elettrica. I due calcestruzzi, convenzionale e con aggregati riciclati, raggiungono le stesse prestazioni meccaniche.

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Riciclo Cemento e calcestruzzo. Come incrementare il riciclo?

L’obbligo di introdurre almeno il 5% di materia riciclata nei componenti per le costruzioni, previsto nei bandi pubblici, non è sufficiente a favorire la diffusione delle buone pratiche di riciclo cemento e calcestruzzo che incontrano ostacoli di natura burocratica, culturale e normativa.

Le tecniche di micro-demolizione diffuse in Italia, ad esempio, provocano la contaminazione del calcestruzzo con vetro, mattoni o intonaci, rendendolo di fatto non più riciclabile.

A tal proposito Federbeton propone 5 possibili soluzioni verso un maggiore utilizzo di aggregati riciclati ed un incremento del riciclo cemento e calcestruzzo, ovvero:

  • implementare la demolizione selettiva, come modalità di separazione delle frazioni riciclabili;
  • introdurre meccanismi premiali, da parte delle committenze pubbliche. Il Comune di Bologna, ad esempio, premia in termini volumetrici i progetti che prevedono l’uso di materiali riciclati;
  • regolare in maniera più chiara i criteri per i quali un rifiuto inerte cessa di essere tale. È importante venga emanata in tempi rapidi la bozza di decreto End of Waste sui rifiuti inerti, ancora all’esame del Ministero Ambiente;
  • formare e sensibilizzare i progettisti alla prescrizione e alluso dei materiali riciclati;
  • valorizzare il ruolo della filiera del cemento e del calcestruzzo nel ciclo dei rifiuti, in quanto comparto capace di riutilizzare gli scarti di produzione e i rifiuti da raccolta differenziata nel proprio ciclo produttivo.

L’impegno delle imprese della filiera nella riduzione dell’impronta ambientale e nel riciclo del cemento e calcestruzzo è necessario affinché gli edifici vengano progettati per il riuso e con l’utilizzo di materiali a lungo ciclo di vita, per avviarsi nella direzione del recupero di materia e di energia che il comparto può e deve esprimere in maggior misura.

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