Responsabilità datore di lavoro Covid-19 Decreto liquidità. Conversione in legge chiarisce la questione

Responsabilità datore di lavoro Covid-19 Decreto liquidità. Conversione in legge chiarisce la questione

Responsabilità datore di lavoro Covid-19 decreto liquidità

Il dibattito sulla responsabilità del datore di lavoro per rischio contagio dei dipendenti da Covid-19, vede un epilogo con la conversione in legge del Decreto Liquidità.

La limitazione della responsabilità del datore di lavoro in caso di contagio da Covid-19, è regolamentata nella Legge che precisa che l’obbligo di tutelare le condizioni di lavoro stabilite dal Codice Civile (art. 2087) può essere considerato adempiuto, nel settore pubblico e privato, con l’applicazione delle prescrizioni contenute nel protocollo per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro.

Le perplessità sulla questione sono nate con l’articolo 42, comma 2 del Dl Cura Italia che equipara il contagio all’infortunio sul lavoro. Una potenziale condizione che avrebbe potuto generare eventuali responsabilità penali e civili del datore di lavoro.

In questo modo il Decreto Liquidità, ovvero il decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, mette in chiaro le responsabilità dei datori di lavoro verso i lavoratori.

Sulla questione, l’INAIL si è espresso con la circolare n.22 del 20 maggio 2020, mettendo in chiaro che non esiste alcuna correlazione tra il riconoscimento dell’origine professionale del contagio e ed i profili di responsabilità civile e penale del datore di lavoro, che è ipotizzabile solo in caso di violazione della legge o di obblighi derivanti dalle conoscenze sperimentali o tecniche, che nel caso dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 si possono rinvenire nei protocolli e nelle linee guida governativi e regionali di cui all’articolo 1, comma 14 del d.l. 16 maggio 2020, n.33.

Dopo la circolare n.22 del 20 maggio 2020, le varie associazioni datoriali, al fine di superare ogni incertezza in merito, avevano chiesto l’inserimento urgente di un’apposita norma in un provvedimento all’esame del Parlamento che è arrivato con l’emendamento al Dl Liquidità.

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Contagi Covid-19 sul lavoro: oltre 43mila quelli denunciati

Lo scorso 22 maggio è stato reso noto il terzo report INAIL che rileva al 15 maggio un aumento di circa seimila infezioni rispetto al monitoraggio precedente. I casi mortali registrati sono 171 (+42) e circa la metà interessa il personale sanitario e socio-assistenziale.

Per la precisione sono 43.399 i contagi Covid-19 di origine professionale denunciati all’INAIL tra la fine di febbraio e il 15 maggio, si parla di circa seimila in più rispetto ai 37.352 rilevati il 4 maggio.

I casi di infezione con esito mortale registrati nello stesso periodo sono 171, 42 in più rispetto al monitoraggio precedente, e circa la metà riguarda il personale sanitario e socio-assistenziale, con i tecnici della salute e i medici tra i più colpiti in assoluto.

Nel report INAIL si legge che l’età media dei lavoratori che hanno contratto il virus è di 47 anni per entrambi i sessi, ma sale a 59 anni (58 per le donne e 59 per gli uomini) per i casi mortali. Nove decessi su 10, in particolare, sono concentrati nelle fasce di età 50-64 anni (70,8%) e over 64 anni (19,3%). Il 71,7% dei lavoratori contagiati sono donne e il 28,3% uomini, ma il rapporto tra i generi si inverte nei casi mortali. I decessi degli uomini, infatti, sono pari all’82,5% del totale.

Rispetto alle attività produttive, il settore della Sanità e assistenza sociale, che comprende ospedali, case di cura e case di riposo, registra il 72,8% delle denunce (e il 32,3% dei casi mortali), seguito con il 9,2% dall’amministrazione pubblica, con le attività degli organi legislativi ed esecutivi centrali e locali.

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Quali sono i settori e le categorie professionali maggiormente colpiti?

Per quanto riguarda le denunce di infortunio in complesso, tra tutti i settori delle attività produttive (classificazione delle attività economiche AtecoIstat 2007) coinvolte dalla pandemia, quello della sanità e assistenza sociale (ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili…) registra il 72,8% delle denunce; seguito dall’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità e amministratori regionali, provinciali e comunali) con il 9,2%; dal noleggio e servizi di supporto (servizi di vigilanza, di pulizia, call center,…) con il 4,1%; dal settore manifatturiero (addetti alla lavorazione di prodotti chimici, farmaceutici, stampa, industria alimentare) con il 2,6%;

  1. sanità e assistenza sociale – 72,8%
  2. amministrazione pubblica e difesa; assicurazione sociale obbligatoria (att.tà degli organi legislativi, esecutivi centrali e locali) – 9,2%
  3. noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (noleggio di veicoli e autocarri, servizi di vigilanza, att.tà di pulizia, call center…) – 4,1%
  4. attività manifatturiere (lav. prod. chimici, farmaceutica,stampa, ind. alimentare…) – 2,6%
  5. attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (alberghi, bar, ristoranti…) – 2,5%
  6. agroindustria, silvicoltura e pesca (coltivazioni agricole, allevamento, pesca…) – 2,1%
  7. altre attività di servizi (pompe funebri, lavanderia, riparazione di computer e di beni alla persona, parrucchieri, centri benessere…) – 1,4%
  8. commercio all’ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli e motocicli – 1,1%
  9. attività professionali, scientifiche e tecniche (consulenti del lavoro, della logistica aziendale, di direzione aziendale…) – 1,1%
  10. trasporto e magazzinaggio – 0,8%
  11. istruzione – 0,7%

Se si analizzano le specifiche categorie professionali, in merito alle denunce di infortunio in complesso, quella dei tecnici della salute è la più coinvolta da contagi, con il 42,0% delle denunce (più di tre casi su quattro sono donne), oltre l’84% delle quali relative a infermieri. Seguono gli operatori socio-sanitari con il 21,6% (l’81,5% sono donne), i medici con l’11,4%, gli operatori socio-assistenziali con il 7,8% e il personale non qualificato nei servizi sanitari e di istruzione (ausiliario, portantino, barelliere, bidello) con il 4,7%

  1. tecnici della salute (infermieri, fisioterapisti, …) – oltre il 40%
  2. professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali (operatori socio-sanitari) – oltre il 20%
  3. medici – oltre il 10%
  4. professioni qualificate nei servizi personali ed assimilati (operatore socioassistenziale, …) – oltre il 5 %
  5. personale non qualificato nei servizi sanitari e di istruzione (ausiliario, portantino, bidello, …) – meno del 5%
  6. impiegati addetti alla segreteria e agli affari generali – meno del 5%
  7. personale non qualificato nei servizi di pulizia di uffici, alberghi, navi, ristoranti, aree pubbliche e veicoli – meno del 5%
  8. direttori, dirigenti ed equiparati dell’amministrazione pubblica e nei servizi di sanità, istruzione e ricerca – meno del 5%
  9. conduttori di veicoli a motore e a trazione animale – meno del 5%
  10. specialisti nelle scienze della vita – meno del 5%
  11. esercenti ed addetti nelle attività di ristorazione – meno del 5%
  12. Impiegati addetti all’accoglienza e all’informazione della clientela – meno del 5%
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