Titoli e occupazione. Quanto incide la laurea nella ricerca del lavoro?

Titoli e occupazione. Quanto incide la laurea nella ricerca del lavoro?

Laurea

Il passaggio dall’università al lavoro rappresenta una fase molto delicata nella vita personale e professionale di un/una neolaureato/a perché per via dell’età e della poca esperienza alle spalle le uniche risorse sulle quali si può fare affidamento sono i titoli ed il percorso formativo seguito.

Ma prima di arrivare a questo punto, è necessario fare un passo indietro e tornare allo speranzoso, fiducioso e al contempo temuto, termine della scuola secondaria di secondo grado, momento per guardare avanti, pensare ed eseguire le scelte sull’imminente futuro universitario e lavorativo.

Gli aspetti da valutare, circa la strada da intraprendere, sono molteplici ed i motivi che porteranno ad una decisione anziché un’altra saranno principalmente dettati dalle personali attinenze. Tuttavia valutare una carriera futura sbirciando anche dalla finestra che dà sul mercato del lavoro, rappresenta un‘azione intelligente da eseguire affinché al termine del percorso universitario ci si possa ritrovare in linea con le offerte di lavoro.

L’osservazione di dati come quelli raccolti ed elaborati, nel Rapporto AlmaLaurea 2019, sulla base dell’indagine circa la Condizione occupazionale dei Laureati, ci consente di conoscere la risposta del mercato del lavoro in base al livello dei titoli posseduti.

In particolare, dall’indagine in questione è emerso un quadro rappresentativo di una realtà, frutto del coinvolgimento di oltre 630 mila laureati di 75 Atenei italiani che su base annua, costituiscono circa il 90% di tutti i laureati degli Atenei italiani.

Titoli e occupazione. Licenza media, diploma o laurea?

Secondo AlmaLaurea l’aumento del livello del titolo di studio posseduto diminuisce il rischio di disoccupazione superata dalla capacità dei laureati di reagire meglio ai mutamenti del mercato del lavoro, disponendo di strumenti culturali e professionali più adeguati.

I laureati godono di maggiori occasioni occupazionali rispetto ai diplomati di scuola secondaria di secondo grado e a coloro che sono in possesso di solo un titolo di scuola dell’obbligo.

Il tasso di disoccupazione per il 2018, per la medesima fascia di età, presenta una percentuale del 5,9% per i laureati, del 10,1% per i diplomati, del 14,2% per chi è possesso di un titolo di licenza media (Istat, 2019d).

I dati Istat mostrano dal 2007 al 2014 la differenza, in base ai titoli conseguiti. Tra i giovani di 15-24 anni in possesso di un titolo di scuola dell’obbligo il tasso di disoccupazione è salito di ben 25,9 punti percentuali, passando dal 22,2 al 48,1% (Fig.1).

Fig.1_Tasso di disoccupazione dei 15-24enni con licenza media, dei 18-29enni con diploma e dei 25-34enni con laurea in Italia. Anni 2004-2018 (valori percentuali)_©Istat (I.Stat)

Tra i diplomati di età 18-29 anni l’incremento è stato pari a 16,9 punti, dal 13,1 al 30,0%. Tra i laureati di età 25-34 anni, invece, si è registrato un aumento di 8,2 punti, dal 9,5 al 17,7%.

Il quadro delineato fino ad ora risulta confermato, nelle sue tendenze, anche articolando l’analisi per ripartizione territoriale e genere. Si evidenziano tuttavia gli storici e noti divari che vedono penalizzate, in particolare, le aree meridionali e le donne.

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Laurea triennale o laurea quinquennale. Chi trova prima il lavoro?

In merito alla stretta correlazione tra titoli e occupazione, una differenza da evidenziare è quella che intercorre tra coloro che hanno conseguito un titolo di laurea triennale o quinquennale.

Relativamente all’anno 2017, il tasso di occupazione (Fig.2), che include anche quanti risultano impegnati in attività di formazione retribuita, è pari, ad un anno dal conseguimento del titolo a:

  • 72,1% tra i laureati di primo livello;
  • 69,4% tra i laureati di secondo livello;
  • 73,7% tra i laureati magistrali biennali;
  • 59,8% tra i magistrali a ciclo unico.

Fig.2_Laureati degli anni 2007-2017 intervistati ad un anno dal conseguimento del titolo: tasso di occupazione per tipo di corso. Anni di indagine 2008-2018 (valori percentuali)_ © AlmaLaurea, Indagine sulla Condizione occupazionale dei Laureati

I dati Istat mostrano, tra i laureati, livelli occupazionali superiori a quelli registrati tra quanti sono in possesso di un titolo di studio non universitario.

Mentre a tre anni dalla laurea, i livelli occupazionali sono più elevati: il tasso di occupazione raggiunge l’87,6% tra i laureati di primo livello e l’81,9% tra i laureati di secondo livello (84,6% per i laureati magistrali biennali e 74,5% per i magistrali a ciclo unico).

Chi sono i laureati che guadagnano di più?

Dall’indagine AlmaLaurea è emerso che la retribuzione mensile netta ad un anno dal titolo, registrata nel 2017 è pari a 1.169 euro per i laureati di primo livello e a 1.232 euro per i laureati di secondo livello; mentre non si osservano differenze rilevanti tra le retribuzioni percepite dai laureati magistrali biennali, pari in media a 1.224 euro netti mensili, e quelle dei magistrali a ciclo unico, pari a 1.258 euro.

A tre anni dalla laurea la retribuzione mensile netta raggiunge i 1.331 euro per i laureati di primo livello e i 1.352 euro per i laureati di secondo livello; distinguendo ulteriormente, si tratta di 1.361 euro per i magistrali biennali e 1.327 euro per i magistrali a ciclo unico.

In particolare, i laureati dei gruppi ingegneria, scientifico, chimico-farmaceutico e medico (che comprende anche le professioni sanitarie) risultano più favoriti. Meno favoriti, invece, sono i laureati dei gruppi disciplinari psicologico, giuridico e letterario.

I laureati dei gruppi medico (comprese le professioni sanitarie), ingegneria, scientifico ed economico-statistico percepiscono, in media, retribuzioni significativamente superiori: rispetto ai laureati del gruppo politico-sociale, il premio retributivo varia tra 231 e 88 euro mensili netti.

Tra i più svantaggiati dal punto di vista retributivo, vi sono soprattutto i laureati dei gruppi architettura, giuridico e agraria e veterinaria: in tal caso, la penalizzazione retributiva, sempre rispetto ai laureati del gruppo politico-sociale, oscilla tra -150 e -71 euro mensili netti.

I guadagni risentono della localizzazione geografica dell’intervistato. Chi è occupato al Sud risulta più penalizzato rispetto a chi lavora al Nord che percepisce, in media, 147 euro mensili netti in più e a chi lavora al Centro che guadagna 76 euro in più.

Viene confermata la differenza di genere: il modello stima, infatti, che, a parità di condizioni, gli uomini percepiscono in media, ad un anno dalla laurea, 84 euro netti in più al mese rispetto alle donne che purtroppo anche per quest’anno arrivano seconde.

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