Affidamenti in house: quando le regole del gioco non sono eque

Quando la PA esclude gli Ingegneri dalla progettazione: l’OICE denuncia gli affidamenti in house

Quando la PA esclude gli Ingegneri dalla progettazione: l’OICE ne denuncia l’insensatezza

Mentre ancora si discute a Roma se spostare l’incentivo del 2% ai tecnici della pubblica amministrazione dalle attività di progettazione a quelle di controllo e verifica della regolarità delle gare; si apre un nuovo fronte nello scontro tra le rispettive competenze di professionisti privati e tecnici degli enti locali.

La pietra dello scandalo, questa volta, è il Comune di Messina che ha pubblicato in questi giorni un avviso per l’affidamento della progettazione esecutiva di opere per la mitigazione del rischio idrogeologico. Fin qui tutto bene; il problema è che l’amministrazione della città etnea ha aperto la manifestazione d’interesse esclusivamente alle pubbliche amministrazioni, chiudendo fuori dalla porta gli ingegneri e i professionisti tecnici provati, gli studi e le società di ingegneria.

A livello legislativo, occorre dirlo, non ci sono problemi ad agire così, ma qualche rilievo si può fare e lo ha prontamente sollevato il presidente dell’OICE, l’associazione confindustriale che rappresenta le società di ingegneria e architettura in Italia.

“È  chiaro che non è un problema di legittimità ma di opportunità, spiega Patrizia Lotti di OICE, anche perché nell’avviso non si prevede alcun requisito per chi svolgerà la prestazione e questo rappresenta un pesantissimo vulnus sotto il profilo della professionalità e dell’adeguatezza tecnica di chi redigerà i progetti”.

E in effetti i motivi per protestare ci sono. Come mai, infatti, per partecipare alle gare per l’affidamento dei servizi di ingegneria e di architettura i singoli progettisti e le società devono presentare dei rigorosi quanto sacrosanti requisiti di capacità tecnica, organizzativa ed economica, mentre quando l’affidamento viene tra pubbliche amministrazioni tutto questo non avviene?

Quasi a presupporre, è il ragionamento della presidente OICE, che nell’ambito degli affidamenti fra PA “si debba presumere, ab ovo, che un determinato tecnico sia all’altezza di svolgere prestazioni anche molto delicate come è in questo caso. Lo potrà anche essere, ma deve dimostrarlo”. Insomma, se le regole ci sono, devono essere rispettate da tutti i giocatori.

Parla senza mezzi termini di scelta priva di logica, Lotti, chiarendo che “in un momento così delicato per il settore e in un ambito così sensibile come è quello della difesa del suolo, in cui i profili di sicurezza per la collettività sono da tenere in altissima considerazione, immaginare di chiedere progetti esecutivi al solo settore pubblico, escludendo l’offerta privata, è del tutto insensato”.

Infine c’è il problema dei costi. “Nell’avviso, che certamente verrà giustificato facendo riferimento alle solite ragioni di urgenza e indifferibilità a causa del rischio di perdita dei finanziamenti, – afferma il presidente OICE – non si dice nulla di nulla per quel che riguarda l’importo delle prestazioni oggetto delle convenzioni e si presume implicitamente che con l’incentivo del 2% che spetta ai progettisti interni delle Amministrazioni si otterranno economie rispetto all’affidamento a terzi, peraltro improbabili visti i ribassi medi delle gare di progettazione, oggi oltre il 40%”.

Ci sarà nella riforma della disciplina dei contratti pubblici una soluzione per evitare in futuro situazioni del genere? “Chiediamo che le Autorità di controllo e vigilanza, dall’Autorità nazionale anticorruzione alla Corte dei conti, possano intervenire adeguatamente. Non mi sembra che sia proprio questo il modo di fare spending review”, conclude Lotti.

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