Qualificazione appalti pubblici: dal CdS stop alle imprese speciali

Importanti novità nel campo degli appalti pubblici arrivano da Palazzo Spada. I giudici del Consiglio di Stato, infatti, ha annullato di alcuni articoli del d.P.R. 207/2010 relativo al Regolamento di attuazione del Codice dei Contratti Pubblici, per quanto riguarda le norme che producevano una limitazione discriminatoria nei confronti delle imprese generali a favore delle imprese specialistiche.

 

Con il parere n. 3014 dello scorso 26 giugno 2013, il Consiglio di Stato ha posto la sua censura per i seguenti articoli del d.P.R. 207/2010:

1. L’articolo 109, comma 2

2. L’articolo 107, comma 2

3. L’allegato A, Categorie di opere generali e specializzate

4. L’articolo 85, comma 1 lett. b) e commi 2 e 3

 

Nel dettaglio, rimandando al testo completo del parere n. 3014/2013, le censure dei punti 1-3 riguardano la parte in cui viene limitata in modo discriminatorio la qualificazione e la capacità operativa delle imprese generali a favore delle imprese speciali, in conseguenza dell’obbligo di subappaltare o di rendere a qualificazione obbligatoria una serie numerosa di lavori, diversi da quelli connotati da spiccata complessità tecnica.

 

Per quanto riguarda la censura operata dal Consiglio di Stato per il punto 4, viene criticata la parte in cui si prevedono limiti particolari di qualificazione per le imprese che abbiano subappaltato:

a) più del 30% di ciascuna categoria scorporabile a qualificazione non obbligatoria,

b) più del 40 per cento nel caso di categoria scorporabile a qualificazione obbligatoria,

 

penalizzando in questo modo l’impresa che utilizzi il subappalto oltre le percentuali indicate ai punti a) e b). Novità, infine, anche sul fronte delle Associazioni Temporanee di Imprese, nel cui ambito viene allargata la possibile ripartizione dei lavori tra le imprese partecipanti alla ATI.


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