Progettista e vizi opera. Come tutelarsi tra le responsabilità civili?

Progettista e vizi opera. Come tutelarsi e muoversi tra le responsabilità civili?

Progettista e vizi opera

Se parliamo di progettista e vizi opera, è inevitabile riferirsi alla frequente condizione nella quale, il progettista e il direttore dei lavori che hanno contribuito alla realizzazione dell’opera, si trovino esposti a significative azioni di responsabilità civile.

Laddove le società e le imprese edili hanno lo schermo della responsabilità limitata e anche del fallimento, il tecnico si trova esposto direttamente con la propria polizza assicurativa e con il proprio patrimonio personale senza avere alcuno strumento a propria difesa.

Il progettista ed il direttore dei lavori, fra tutti i professionisti coinvolti, rivestono i ruoli di maggiore responsabilità e infatti capita spesso che, nel caso in cui l’opera presenti vizi e difformità, costoro vengano chiamati a rispondere in solido all’impresa appaltatrice per l’intero danno causato al committente od a terzi.

Ne consegue che l’esecuzione dell’incarico di progettista e di direttore dei lavori espone il professionista coinvolto ad una responsabilità civile praticamente illimitata, specie nei casi di appalti particolarmente complessi e difficili dove le opere da realizzare sono di grandi dimensioni, contro la quale è difficile tutelarsi.

Emerge quindi come, alla fine, il principale – e probabilmente l’unico – strumento di tutela offerto al progettista ed al direttore dei lavori sia la stipula di una polizza assicurativa contro il rischio professionale: strumento sicuramente necessario ed imposto dalla legge, tuttavia spesso insufficiente ed inefficiente.

Alla luce del fatto che – eccettuata la stipula della polizza professionale – non vi sono rimedi che offrono adeguata tutela al progettista ed al direttore dei lavori.

Tuttavia adottando regole di condotta che si articolano, per lo più, in specifici doveri di rendicontazione dell’attività svolta in cantiere attraverso un uso adeguato dell’apposita documentazione che deve essere necessariamente predisposta, in doveri di segnalare ogni vizio, difformità e difficoltà riscontrati nell’esecuzione dell’incarico professionale, nel rifiuto di sottoscrivere documenti e verbali che accertino la responsabilità per i vizi che – contro il parere del professionista – non sono stati sanati e in extremis, la rinuncia all’incarico. Limitando, così, la responsabilità professionale tra progettista e vizi opera.

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Progettista e vizi opera. Come procedere nel caso in cui si rilevi un vizio?

La rilevazione del vizio è una preliminare operazione di rendicontazione ed è il primo e necessario passo per scongiurare eventuali azioni di responsabilità; tuttavia, non è sufficiente individuare il vizio, ma occorre espressamente formalizzarlo e denunciarlo formalmente all’appaltatore, al committente ed anche al direttore dei lavori ove nominato.

La contestazione del vizio deve avvenire con certe formalità che assicurino che il soggetto destinatario ha effettivamente ricevuto la comunicazione: è pertanto necessario che la comunicazione venga trasmessa tramite PEC o con raccomandata con ricevuta di ritorno (A/R).

A questo punto, possono prospettarsi due alternative: i soggetti informati del vizio ne prendono contezza e adottano adeguate contromisure per sanarlo, oppure si rifiutano di operare la correzione suggerita anche attraverso comportamenti omissivi quali non rispondere alla AR del progettista.

Nella seconda ipotesi è sconsigliabile proseguire con il progetto viziato ed occorre, invece, adottare altri comportamenti in autotutela al fine di scongiurare l’insorgere di azioni di responsabilità nei confronti del progettista.

Può accadere, tuttavia, che la formalizzazione e la contestazione del vizio non siano sufficienti a riportare l’esecuzione del progetto a regola d’arte.

Quando sospendere la progettazione?

Si pensi ai casi in cui la segnalazione del progettista venga ignorata o, addirittura, trovi l’avallo degli altri soggetti coinvolti nella realizzazione dell’opera che indichino al progettista di proseguire con le operazioni di progettazione a dispetto od ignorando il vizio rilevato.

Queste sono le ipotesi più problematiche dove non è sufficiente essere diligenti ed occorre, quindi, adottare comportamenti di autotutela più incisivi.

Nel caso in cui il vizio non sia sanabile e l’elaborato progettuale e conseguentemente, l’intera opera risultino viziati è necessario sospendere immediatamente la progettazione, opponendo agli altri soggetti che condizione necessaria per la prosecuzione per lo svolgimento dell’incarico professionale è che il vizio venga rimosso.

È bene precisare come nemmeno l’avallo da parte dell’appaltatore o del committente sollevi il progettista dalla propria responsabilità penale ed amministrativa e altresì, civile.

La circostanza che gli altri soggetti nell’appalto operino pressioni sul progettista deve considerarsi, pertanto, come un significativo segnale di allarme che deve mettere in guardia il professionista ed è un indizio del fatto che sin dall’inizio l’appaltatore e/o il committente avessero in mente di realizzare un’opera viziata.

In questi casi, dove progettista e vizi opera sono connessi imprescindibilmente, il professionista deve porre in essere una seconda e fondamentale tutela: la sospensione delle operazioni di progettazione.

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In caso di rifiuto alla sottoscrizione del progetto, al progettista spetta il compenso?

Laddove nemmeno la sospensione delle operazioni di progettazione produca l’effetto sperato dal progettista – ossia quello di procedere alla sanatoria del vizio – non resta che rifiutarsi di sottoscrivere il progetto viziato.

Bisogna precisare come questo estremo rifiuto non integri un inadempimento professionale e non faccia sorgere alcuna responsabilità del progettista nei confronti dell’appaltatore e/o del committente, ma rappresenti, al più, una legittima eccezione di inadempimento ai sensi dell’art. 1640 c.c.

In ogni caso, infatti, il professionista ha diritto per legge ad ottenere il pagamento delle prestazioni già svolte pertanto, si può perdere, al più, il compenso per le prestazioni non ancora svolte.

È bene evidenziare come la sottoscrizione dell’elaborato progettuale sia l’atto finale della fase di progettazione dell’opera e apponendo la propria firma al progetto, il progettista si assuma la responsabilità per quanto ivi contenuto.

Pertanto, solo rifiutandosi di sottoscrivere il progetto viziato si possono scongiurare azioni civili nei confronti del progettista.

È, peraltro, opportuno che in questa ipotesi siano documentati con precisione i motivi che hanno portato il professionista al rifiuto di sottoscrivere il progetto e che anche questi vengano comunicati via PEC o raccomandata AR al committente e all’appaltatore.

Può accadere, tuttavia, che nemmeno questo comportamento precauzionale sia sufficiente e che il professionista subisca ulteriori pressioni da parte degli altri soggetti coinvolti nell’appalto per proseguire nell’elaborazione di un progetto viziato che lo espone a pesanti responsabilità. Se tutti i tentativi del progettista rimangono infruttuosi, per annullare il binomio progettista e vizi opera, non resta che compiere l’atto estremo, ossia rinunciare all’incarico.

Il testo è tratto dal volume:

L’autotutela del professionista tecnico nei contratti d’appalto privati

L’autotutela del professionista tecnico nei contratti d’appalto privati


Massimo Cartone , 2018, Maggioli Editore

Il progettista ed il direttore dei lavori, fra tutti i professionisti coinvolti nella realizzazione di un’opera, rivestono i ruoli di maggiore responsabilità e infatti capita spesso che, nel caso in cui l’opera presenti vizi e difformità, costoro vengano chiamati a rispondere in solido...


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