Progettazione esecutiva del nodo tra copertura piana e parete perimetrale

Studio del dettaglio costruttivo tra una copertura piana isolata e parete a cassetta in laterizio

In questo articolo tecnico proponiamo lo studio del dettaglio costruttivo tra una copertura piana isolata e parete a cassetta in laterizio a cura dell’ing. Fulvio Re Cecconi, del Politecnico di Milano, con la collaborazione degli ingegneri Matteo Antonini e Andrea Giovanni Mainini.

L’articolo è stato pubblicato in origine sul numero di giugno del tabloid Ingegneri di Maggioli Editore.

Le soluzioni tecniche costituenti il nodo tra copertura piana e parete perimetrale risultano di tipo tradizionale con strutture a umido.

La parete perimetrale risulta del tipo a cassetta con doppio tamponamento in blocchi di laterizio porizzato (spessore 12 cm) con interposto strato di isolamento termico in fibra di canapa (spessore 8 cm). Sul lato caldo dell’isolante (ovvero lato verso l’interno) è stata posizionata una barriera al vapore in foglio di alluminio. La finitura esterna della parete è realizzata mediante intonaco a base cemento e idropittura acrilica.

La copertura piana è realizzata con un solaio leggero con elementi in polistirene espanso e getto di completamento in cemento armato. Al di sopra dello strato strutturale risulta posata una membrana con funzione di barriera al vapore e successivamente realizzato lo strato di pendenza in calcestruzzo alleggerito con argilla espansa.

Progettazione esecutiva del nodo tra copertura piana e parete perimetrale

Nodo tra copertura piana isolata e parete perimetrale a cassetta in laterizio. Legenda: 1. piastrelle in gres; 2. camera d’aria non ventilata; 3. guaina traspirante; 4. isolamento termico in polistirene espanso; 5. impermeabilizzazione in membrana bituminosa; 6. strato di pendenza in cls di argilla espansa; 7. barriera al vapore con foglio di alluminio; 8. getto di completamento in cls con rete elettrosaldata; 9. solaio in lastre tipo Plastbau; 10. intonaco di calce e cemento; 11. tessuto di fibra di vetro; 12. finitura con resina acrilica; 13. finitura con idropittura acrilica; 14. intonaco di calce e cemento; 15. laterizio forato Poroton; 16. isolamento termico in fibra di canapa; 17. barriera al vapore in polietilene; 18. intonaco di regolarizzazione in sabbia e cemento; 19. laterizio forato Poroton; 20. intonaco di gesso e perlite; 21. rasatura a gesso

Sullo strato di pendenza risulta realizzato lo strato di impermeabilizzazione con doppia membrana bituminosa posata a caldo in totale aderenza e strato di isolamento termico in pannelli di polistirene espanso estruso a celle chiuse. Completano il pacchetto di copertura uno strato di separazione in membrana traspirante e la pavimentazione in piastrelle di gres posate su piedini di PVC.

Analisi termiche agli elementi finiti

È necessario verificare la reale correzione del ponte termico individuato in corrispondenza del nodo parete-solaio di copertura.

Non sembra che siano presenti criticità evidenti, giacché l’isolamento termico è stato posto senza soluzioni di continuità.

La trave perimetrale è infatti stata adeguatamente confinata tra un adeguato spessore d’isolamento, posto nell’ intercapedine di parete e parapetto, a loro volta realizzati con una struttura in laterizio a prestazione termica ottimizzata.

Il massetto alleggerito e l’isolamento termico completano il dettaglio.

Prosegui nella lettura dell’articolo Progettazione esecutiva del nodo tra copertura piana e parete perimetrale ad opera di Matteo Antonini (ingegnere libero professionista), Andrea Giovanni Mainini (ingegnere del Politecnico di Milano) e Matteo Saibeni (architetto libero professionista)


Un commento su “Progettazione esecutiva del nodo tra copertura piana e parete perimetrale

  1. Faccio i complimenti per l’interessantissimo articolo, ma come dice il più famoso di me, Geom. Piccinini: “sono i dettagli che contano”.
    Innanzitutto quella sarà una copertura che perde, pertanto avere tanti accorgimenti sul nodo tra copertura e parete piana diventa ininflente in quanto la parete diverrà un ponte termico per imbibizione da acqua.
    Analizziamo il disegno per porre delle migliori che possano far funzionare il progetto.
    1) Ottima l’idea della barriera al vapore in alluminio. Finalmente qualcuno che usa un prodotto come si deve! però la barriera al vapore deve assolutamente essere risvoltata fino ad uscire dal piano di calpestio in modo tale da fungere in toto da barriera, e non solo meramente sul piano orizzontale. Nel caso in oggetto il vapore potrebbe permeare dal muro verticale e raggiungere il massetto in cls alleggerito inficiando la funzionalità della barriera al vapore e portare l’angolo in oggetto ad essere bagnato.
    2) Manca completamente uno strato di separazione e scorrimento tra la B.V e il massetto in CLS alleggerito. La funzione di tale strato è fondamentale perchè non vi siano tensioni tra uno strato particolamete rigido e soggetto a movimenti con uno più fragile (la B.V.) che potrebbe venire facilmente strappato anche solo in fase di stesura o asciugatura del massetto stesso. Lo strato di scorrimento e separazione può essere eseguito in un cartonfeltro bitumato da stendersi sul solo piano orizzontale o con un sistema di TNT e Polietilene che verranno risvoltati sino a fuoriuscire dal piano di calpestio; in questo caso opterei per la prima soluzione per facilità di posa e costo economico.
    3) complimenti per l’angolo contenente una guscia. Spesso ci dimentichiamo che l’angolo è un punto nevralgico e le tensioni che si creano possono distruggere tutta una progettazione minuziosa. In questo caso un angolo all’italiana è un’ottima soluzione (perchè solo critiche???)
    4) non comprendo la soluzione del telo traspirante sotto i piedini delle mattonelle. Si è scelto un tetto rovescio che non avrei mai fatto in questo caso (problemi di sporco negli anni e di possibile infiltrazione di insetti e piccoli animali che possono insediarsi all”interno del coibente che deve essere ad altissima resistenza alla compressione, mentre si cita un generico “polistirene espanso”), ma assolutamente tecnicamente adatto allo scopo. Il telo traspirante dovrebbe avere lo scopo di fungere da protezione del coibente al punzonamento ed al taglio causato dai piedini del pavimento galleggiante. Non ce la potrebbe fare! sarebbe necessario un TNT con le necessarie caratteristiche di resistenza alla lacerazione, punzonamento e rottura.
    5) Noto che manca completamente uno strato di compressione del massetto alleggerito che permetta al CLS di muoversi tranquillamente e protegga la B.V. che viene risvoltata sul verticale. Tale strato di compressione si rende necessario per evitare anche la rottura del massetto o la sua cavillatura dovuta al suo naturale movimento.
    6) visto che si parla di coibentazione di un punto particolare della copertura esterna (anche perchè non avrebbe senso impermeabilizzare una copertura interna) non capisco perchè non si è pensato di coibentare anche il muretto all’interno della copertura, invece che solo all’esterno. In questo caso si è creato un enorme ponte termico proprio nel punto di contatto tra il coibente della copertura e il muro esterno. Questo punto potrebbe essere facilmente una fabbrica di condensa interstiziale che potrebbe penetrare all’interno grazie ad una cavillatura tra un blocco e l’altro saltando l’intero sistema impermeabile.
    7) non commento il bocchettone di scarico in quanto vedo che è stato messo lì, come si dice dalle mie parti, alla “boia d’un ledar” (alla boia di un ladro). lo scarico è uno dei punti più delicati in assoluto della copertura… ma evidentemente non era oggetto della trattazione. Anche se, ad onor del vero, dovrebbe esserlo, essendo questo un punto a temperatura variabile con passaggio di acqua. Lo scarico è un ponte termico che potrebbe essere ovviato inserendolo in parete, piuttosto che nel pavimento.
    8) ultimo ma non per ultimo, non userei mai un intonaco a gesso in casa, piuttosto un ottimo intonaco, sempre alleggerito in perlite, in calce NHL 3,5. Si avrebbe la giusta traspirabilità del sistema, la giusta resistenza meccanica ed un sistema a costo di CO2 quasi azzerato.

    Un saluto
    Arcangelo

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