Progettazione della Linea Vita, consigli e tecniche

La linea vita è un sistema anticaduta installato in copertura fondamentale per la sicurezza di tutti coloro che, a vario titolo, lattonieri, antennisti, manutentori, installatori, elettricisti, ecc., devono operare in quota su edifici e capannoni. Purtroppo, e le statistiche lo dimostrano, spesso sono proprio le cadute dall’alto a rappresentare la voce peggiore nel triste bilancio delle “Morti Bianche” (leggi anche Sistemi anticaduta e Linea Vita. Sicurezza su tetti e coperture di Andrea Cantini).

 

La corretta progettazione della linea vita rappresenta il primo e fondamentale passaggio per garantire la sicurezza degli operatori che lavorano in quota. Ed è proprio su questo argomento che si è tenuto lo scorso venerdì a Modena un corso tecnico specialistico organizzato da Sicurpal srl, azienda molto nota tra gli addetti ai lavori e specializzata nella produzione di linee vita.

 

Il corso tecnico era rivolto ai progettisti e in questo post forniremo alcune delle indicazioni progettuali e organizzative che sono state fornite ai partecipanti dagli esperti di Sicurpal.

 

Progettazione della Linea Vita, i rischi da valutare
L’intervento dell’ing. Gianni Vezzelli, collaboratore di Sicurpal, ha permesso di approfondire i temi legati alla valutazione dei rischi e, grazie ad applicazioni pratiche, al calcolo strutturale (sulla valutazione dei rischi leggi anche l’intervento di Marco Agliata su Ediltecnico.it dal titolo Direzione Lavori: la valutazione del rischio del PSC per i cantieri) .

 

I rischi legati alle cadute dall’alto possono essere classificati nel modo seguente:
– rischio prevalente di caduta a seguito di cadute dall’alto;
– rischio connesso ai DPI anticaduta (non perfetta adattabilità del DPI, intralcio ai movimenti provocato dal DPI, rischio di inciampo su parti del DPI).
– rischio conseguente alla caduta, a cui il lavoratore è esposto anche se è legato, derivante dall’oscillazione del corpo e dal conseguente urto contro ostacoli (effetto pendolo), da sollecitazioni trasmesse dall’imbracatura sul corpo al momento dell’arresto della caduta, dal tempo di permanenza in sospensione inerte;

 

E proprio sull’effetto pendolo, l’ing. Vezzelli ha approfondito ulteriormente. Infatti, quando l’operatore ha la necessità di spostarsi lungo il ciglio di caduta, vi è il rischio di effetto pendolo ogni volta che la distanza tra il punto di ancoraggio fisso e la zona di lavoro in copertura è maggiore rispetto alla distanza tra il punto di ancoraggio fisso e il piano di arresto.

 

Cadendo si manifesta un’oscillazione incontrollata che, seguendo un percorso gravitazionale, tende a portarsi sulla perpendicolare del punto di ancoraggio posto in copertura con il conseguente rischio di urto violento contro ostacoli laterali e suolo.

 

Il progettista deve quindi valutare le zone in cui esiste l’effetto pendolo, prevedendo l’installazione di un secondo punto di ancoraggio a cui agganciare un cordino oppure da usare come deviazione della fune di trattenuta (ancoraggio di deviazione).

 

Progettazione Linea Vita, i doveri del progettista
Il progettista deve progettare e creare un elaborato grafico con la descrizione dei rischi e delle modalità di utilizzo del sistema anticaduta, evidenziando i percorsi da seguire in base alla disposizione degli ancoraggi.

 

I fattori che condizionano il posizionamento degli ancoraggi, imprescindibili in fase di analisi della copertura, sono i seguenti:

– forma strutturale dell’edificio;

– accessi in copertura;

– modi di transito;

– lavorazioni e manutenzioni che potranno essere eseguite sulla copertura;

– uscita o discesa dalla copertura.

 

In base ai risultati dell’analisi deve essere definita la tipologia più adatta di sistema anticaduta e, di conseguenza, i DPI idonei al sistema. 

 

Le scelte effettuate in fase di progettazione sono volte a rendere sicura la copertura, garantendo al contempo comodità e facilità di utilizzo. Progetto ed elaborato grafico devono permettere al datore di lavoro di fornire agli utilizzatori “dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui sono destinati ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attività.” (art. 26 del d.lgs. 81/2008).

 

Il progettista è inoltre tenuto a verificare, mediante calcoli, la resistenza della struttura di supporto per valutarne la capacità di sopportare i carichi indotti da un’eventuale caduta di un operatore. Se non sono conosciute le “caratteristiche tecniche dell’elemento costituente la struttura portante, è necessario realizzare, a parte, delle prove di resistenza statica e dinamica su un campione di struttura con un campione di ancoraggio” (UNI EN 795). I calcoli di verifica strutturale devono essere svolti da un ingegnere qualificato.

 

Il produttore di linee vita deve includere, secondo la norma Uni EN 795, una certificazione di conformità del prodotto.


Un commento su “Progettazione della Linea Vita, consigli e tecniche

  1. perché non pubblicate quello che fate voi invece di cercare come dei mendicanti, dei lavori di ripiego che vi passano le ditte che promovete?…lo so…è bello svegliarsi alle 8 e andare a far colazione al bar tutti belli e rilassati….o meglio lo so poco visto che sono imprenditore da 15 anni…chi nasce dipendente….morirà dipendente….idem per chi nasce imprenditore…inutile inventarsi stronzate per prender qualche euro in più…
    che tristezza…non te la prendere…cerca di fare il dipendente…stipendio e tredicesima fissa…e anche se fai cazzate ne risponde il tuo datore…
    mi spiace affermarlo, ma dalla toscana all’ Umbria c’è un abisso…è come andare da Parigi al Burkina Faso..con la differenza che se con le vs. concezioni di lavoro venite in toscana….non lavorate perché avete 1/10 delle carte in regola per farlo…..
    quindi ABBIATE OCCHIO….o meglio, non mettetevi a combattere contro un muro di cemento armato, …fate altro come avete fatto sino ad ora.

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