Premialità e Sismabonus. Terremoto, ma quanto ci costi?

Premialità e Sismabonus. Terremoto, ma quanto ci costi?

Il Sismabonus nasce da una forte volontà di miglioramento del patrimonio edilizio con calibrazione del beneficio legato alla premialità; il bonus ristrutturazione infatti (disciplinato dall’articolo 16-bis del d.P.R. 917/1986), a partire dal 1986 e con percentuali di detrazione che sono variate nel corso degli anni, non differenziava gli interventi strutturali e non assegnava benefici maggiori qualora l’intervento strutturale realizzato fosse maggiormente performante in termini di sicurezza.

Vediamo nel seguito i principali motivi che hanno portato alla scelta della premialità e Sismabonus.

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Premialità e Sismabonus. I costi dei terremoti

A proposito di premialità e Sismabonus, va ricordato che alla data del 2019 lo stato italiano ha dovuto sostenere costi (attualizzati) per far fronte ai disastri creati dai terremoti pari a poco meno di 200 miliardi di euro. Di questa cifra:

  • il 3% è stato utilizzato per i soccorsi,
  • il 4% destinato ai Comuni colpiti,
  • l’8% per le attività produttive,
  • l’85% per la ricostruzione o, visto con un’altra chiave di lettura, per sopperire all’inadeguatezza degli edifici nei confronti dell’azione sismica.

A partire dal 1968 (evento del Belice) è stato necessario inserire delle forme di rientro di tali cifre, individuate nell’inasprimento delle accise sui carburanti.

Premialità e superbonus

Le accise sono sostanzialmente tasse molto ridotte come importo ma molto diffuse, inserite in questo caso sui carburanti, che ogni cittadino paga indistintamente e indipendentemente dalla zona sismica in cui abita o dalla sicurezza della propria abitazione.

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Premialità e Sismabonus: aspetti tecnico-normativi

Con una sintesi forse estrema ma funzionale all’argomento possiamo così riassumere l’età del patrimonio edilizio italiano:

  • 18% realizzato prima del 1919
  • 12% realizzato tra il 1919 ed il 1945
  • 33% realizzato tra il 1946 ed il 1971
  • 18% realizzato tra il 1972 ed il 1981
  • 12% realizzato tra il 1982 ed il 1991
  • 7% realizzato dal 1992 ad oggi

Parimenti, è possibile affiancare all’evoluzione del patrimonio anche l’evoluzione normativa.

Il terremoto del 1908 di Messina e Reggio Calabria suggella l’inizio dell’impegno dello Stato italiano nella riduzione del rischio sismico; sarà infatti emanato un Regio Decreto valido su tutto il territorio nazionale ed in tutti i Comuni che abbiano subito in precedenza un terremoto; il concetto è assolutamente innovativo, semplice ed estremamente efficace: se hai già subito un sisma, devi costruire con norme antisismiche.

Purtroppo il numero di comuni classificati come sismici è aumentato molto lentamente (era infatti legato ai terremoti e alle sole zone colpite) e, a partire dal 1936, ha addirittura iniziato a diminuire in quanto diverse amministrazioni, riconoscendo il maggiore onere di costruire con criteri antisismici, chiedevano di “non essere più sismiche”.

Per il primo provvedimento che ha richiesto l’intera classificazione del territorio nazionale occorre attendere la legge 64 del 1974, che a sua volta ha avuto necessità degli adempimenti regionali; tutti i comuni italiani sono stati suddivisi in zone sismiche solo tra il 1981 e il 1984; quando cioè la maggior parte degli edifici erano già stati realizzati.Premialità e sismabonus

Il nostro patrimonio non ha quindi mai avuto l’incentivo economico, l’obbligo normativo o lo stimolo sociale per poter incrementare storicamente la propria sicurezza.

Premialità e Sismabonus: questione sociale

Possiamo affrontare alcuni aspetti sociali legati ai terremoti e ai contributi prendendo spunto dalla favola dei tre porcellini:

  • il sig. Bianchi, per propria scelta, vive in una casa al limite della fatiscenza, per la quale ha deciso di non investire denaro;
  • il sig. Rossi invece, parimenti per propria scelta, ha deciso di investire nella sicurezza della propria abitazione.

La situazione avvenuta dopo i sismi degli ultimi anni è, probabilmente, che il sig. Bianchi si è trovato con la casa crollata o gravemente danneggiata e, a seguire, con una nuova abitazione perfettamente a norma avuta in seguito all’intervento dello stato.

Il sig. Rossi invece, dal canto suo, ha la casa senza particolari danni e non riceverà particolari aiuti pubblici, ma ha comunque speso di tasca sua del denaro in precedenza.

Premialità e Sismabonus: aspetti tecnico-economici

Analizzando gli eventi sismici degli ultimi anni, è facile riscontrare come al di là dei danneggiamenti in prossimità della zona epicentrale (per i quali è lecito attendersi il comportamento che le normative tecniche indicano come SLV stato limite di salvaguardia della vita), si sono evidenziate situazioni critiche anche in zone significativamente lontane dall’epicentro.

Al di là di amplificazioni locali, questa evidenza si può ricondurre alla vulnerabilità del nostro patrimonio edilizio, e alla tendenza di quest’ultimo al danneggiamento anche per azioni sismiche modeste.

A questo dato tecnico occorre aggiungere un dato economico, ben argomentato nel documento FEMA E-74 – Reducing the Risks of Nonstructural Earthquake Damage: il 25% del costo legato alle ricostruzioni è legato agli elementi strutturali, il resto ad elementi non strutturali e impianti.

Riportare questo dato alle cifre sopra citate, ci fa immediatamente capire il peso e l’onere diretto e indiretto che le strutture di un edificio devono sopportare.Premialità e sismabonus

Immagine di copertina: Amatrice, 28 agosto 2017 – iStock.com/beeandbee

L’articolo è tratto dall’e-book “Prontuario tecnico per il Sismabonus e per il super Sismabonus” di Andrea Baroccci, Maggioli Editore.

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I contenuti a cura della redazione di www.ingegneri.cc sono elaborati e visionati da Simona Conte, Giulia Gnola, Daniel Scardina, Gloria Alberti. Gli approfondimenti tecnici si rivolgono ad un pubblico di professionisti che intende restare aggiornato sulle novità di settore.

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