Ponti senza proprietà: continua la ricerca sulle strutture che sovrappassano la rete Anas

Ponti senza proprietà: continua la ricerca sulle strutture che sovrappassano la rete Anas

Continua la ricerca dei proprietari dei quasi mille ponti di cui avevamo già scritto e sulla quale era stato realizzato un interessante dossier su Corriere.it nella rubrica Dataroom.

Un anno dopo si tirano le somme chiedendosi se le cose migliorate. La risposta è che ci sono ancora ponti senza proprietà e pertanto restano incontrollati mancando piani di manutenzione che prevedano ispezioni approfondite periodiche.

I dati raccolti, attraverso il censimento Anas strade, sulle strutture che sovrappassano la rete descrivevano un trend in calo nell’arco periodico 20117-2018-2019, difatti i ponti senza proprietà erano:

  1. nel 2017 – 2.994;
  2. nel 2018 – 1.425;
  3. nel 2019 – 954.

A marzo 2020 la situazione è cambiata (peggiorando), perché ad oggi la conta, anziché scendere, sale a 987. Tra le strutture lasciate a sé stesse vi sono sovrappassi ferroviari e ponti stradali.

Le regioni dove, oggi, il dato è in crescita sono:

  • Lazio – da 46 a 157;
  • Veneto – da 70 a 91;
  • Marche – da 7 a 17;
  • Emilia Romagna – da 79 a 110;
  • Piemonte – da 33 a 56;
  • Liguria – più 4 ponti senza gestore.

Tuttavia, non tutte le regioni mostrano segnali negativi. Difatti tra le aree che registrano una diminuzione del numero dei ponti senza proprietà vi sono:

  • Sicilia – meno 82 ponti sulla rete autostradale (confermati invece gli 82 ponti nel territorio di Catania e i 28 ponti nel territorio di Palermo);
  • Abruzzo – da 55 a 45;
  • Campania – da 79 a 71;
  • Lombardia – da 110 a 79;
  • Toscana – da 102 a 66.

Censimento Anas al 6 marzo 2020 © www.anas.it

Anas, precisa che: “indipendentemente dalla proprietà dei cavalcavia, Anas ha inserito tutti i cavalcavia sovrappassanti la rete in gestione, nel programma di ispezione trimestrale dei ponti ed ha confermato l’impegno a porre in essere ogni azione necessaria a garantire la sicurezza per gli utenti che circolano sulla propria rete”.

Il Mit ha riferito inoltre che da gennaio 2020, l’Anas “è stata invitata ad estendere l’attività di monitoraggio, sia trimestrale che annuale, in presenza di rischi per la staticità del manufatto, anche a ponti dei quali non sia nota la titolarità”, in aggiunta alla ricognizione che normalmente già viene condotta sulle 14.500 opere gestite.

Oltre ad Anas, tra i potenziali proprietari ci sono Comuni, Provincie, Regioni, Concessionari autostradali e Consorzi.

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Quale tipo di interventi sono spesso necessari sulle strutture in acciaio e in calcestruzzo?

Sulla questione manutenzione e ispezioni annuali compiute da Anas, ai fini della verifica della sicurezza dei viadotti di sua competenza, è stata eseguita un’interrogazione parlamentare.

Anas in risposta all’interrogazione presentata da Fregolent Silvia (Italia Viva), dichiara che: “ogni opera è soggetta a quattro ispezioni annuali, che si sommano all’attività quotidiana di controllo su strade, ponti e viadotti da parte delle strutture tecniche territoriali dell’azienda. In particolare, nel corso del 2019 sono state effettuate circa 51 mila ispezioni trimestrali. Dagli esiti dei suddetti monitoraggi i tecnici di ANAS traggono le informazioni base sullo stato di ogni opera d’arte, ne evidenziano le eventuali criticità e pianificano le fasi successive dell’attività ispettiva. Queste fasi si concretizzano, poi, nell’esecuzione delle ispezioni annuali. Al riguardo ANAS evidenzia che nel corso del 2019 sono state eseguite oltre 3.800 ispezioni sulle opere principali e sui manufatti segnalati come critici a seguito del monitoraggio trimestrale dell’intero patrimonio di opere d’arte. Quanto ai ponti e ai cavalcavia senza proprietario, che sovrappassano la rete in gestione, a partire dal 2018 ANAS ha avviato un complesso lavoro di mappatura per individuare i responsabili della gestione e della manutenzione dei manufatti”.

Il patrimonio dei ponti/viadotti ANAS si compone principalmente di impalcati in calcestruzzo armato, prefabbricato o gettato in opera, con luci che arrivano prevalentemente fino ad un massimo di 40 m circa.

Per le strutture in acciaio gli impalcati sono per la maggior parte a sezione mista acciaio-calcestruzzo, con travi a doppio T e in parte minore sono composti a sezione mista acciaio-calcestruzzo con travi a cassone chiuso. Non mancano, seppur in quantità inferiore, impalcati a lastra ortotropa ed a trave reticolare.

Tra gli interventi maggiormente necessari per i ponti in acciaio ci sono: il contenimento del fenomeno di degrado che velocizza il processo di corrosione e, con incidenza minore, il ripristino della struttura a seguito dell’allentamento e la rottura delle giunzioni.

Anche i ponti e i viadotti in calcestruzzo armato, ordinario o precompresso, durante la loro vita utile sono caratterizzati da fenomeni di degrado legati a cause di natura ambientale o di non idonea esecuzione. I due fenomeni di degrado più diffusi nelle opere in calcestruzzo armato, che determinano una riduzione del pH tale da innescare la corrosione sono: la carbonatazione e l’attacco cloridrico. Il calcestruzzo può essere soggetto ad un processo di ammaloramento più o meno diffuso, con presenza di fessure, lesioni e distacchi accentuati dall’eventuale presenza di infiltrazioni di acque ad alto contenuto di cloruri a causa dell’utilizzo di sali disgelanti sulla pavimentazione stradale.

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I contenuti a cura della redazione di www.ingegneri.cc sono elaborati e visionati da Simona Conte, Giulia Gnola, Daniel Scardina, Gloria Alberti. Gli approfondimenti tecnici si rivolgono ad un pubblico di professionisti che intende restare aggiornato sulle novità di settore.

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