Per l’edilizia il business (e la ripresa) arriverà dal recupero del costruito

Non si scappa. Nei prossimi anni il parco edilizio nazionale sarà sempre più vecchio con una proiezione che ipotizza nel 2023 un 80% (e oltre) di edifici con più di 40 anni sulle spalle, un’età che fissa l’obsolescenza di un manufatto edilizio. Questi e altri dati sono stati forniti recentemente dal vicedirettore del CRESME, Francesco Toso, intervenuto durante il convegno Edilizia, Efficienza, Occupazione, Salubrità: scenari evolutivi del settore delle costruzioni al 2018, tenutosi a Firenze presso la sede di Confindustria e organizzato dal Consorzio Cortexa.

 

Snocciolando dati che certificano lo stato comatoso (coma vigile?) del comparto edilizio, il vicedirettore del CRESME ha fornito alcuni spunti di riflessione interessanti per comprendere dove potrà orientarsi il mercato delle costruzioni nel prossimo futuro.

 

Nel merito, Toso ha evidenziato come il  settore delle costruzioni in questi 6 anni abbia perso 487.000 addetti, pari al -24,3 % degli occupati del settore, con risvolti pesanti sull’indotto delle costruzioni (-700/740.000 unità) rispetto all’indotto degli altri settori considerati insieme (-201/250.000 unità).

 

Più in dettaglio, ed è questo l’elemento di forte interesse della relazione, l’analisi del volume degli investimenti in costruzioni mette in luce un fortissimo decremento dal 2007 al 2014 per quanto concerne il nuovo.

 

Il settore della riqualificazione, pur perdendo volume dal 2007 al 2013, ha fatto registrare un decremento molto meno marcato e ha iniziato a dare segni di ripresa dallo scorso anno. La previsione è per una graduale ripresa per gli investimenti in nuovo e riqualificazione, ma sarà decisamente la ristrutturazione a trainare la ripresa del comparto.

 

Notizia certamente ben accolta da Werther Colonna, presidente di Cortexa, il consorzio per la cultura del sistema a cappotto, che ha tenuto a dire come l’industria coinvolta nell’efficientamento dell’involucro edilizio in generale, non chiede soldi al Governo bensì offre possibilità di riduzione dei consumi energetici e di aumento dell’occupazione.

 

E il Governo era presente all’incontro, nella figura di Riccardo Nencini, viceministro per alle infrastrutture e trasporti, che ha invitato proprio il Consorzio Cortexa a farsi interlocutore attivo del Governo per stimolare la crescita e la ripresa.

 

Ma Nencini è andato oltre, il viceministro assicurando la riconferma, all’interno della legge di stabilità, delle detrazioni per la ristrutturazione del 65 e 50 %, ha sottolineato come sia fondamentale la partecipazione dei privati, anche attraverso le casse depositi e prestiti, per finanziare le opere pubbliche: è previsto infatti al 2020 una netta inversione di tendenza delle percentuali di partecipazione alla spesa per le grandi opere, dal momento che fra cinque, sei anni lo Stato sarà in grado di finanziare tali opere soltanto per il 20-25%.

 

Uno sguardo al mercato del cappotto termico

Il sistema energetico italiano ha negli edifici i consumi più elevati e in costante crescita. Gli usi civili rappresentano infatti nel 2013 il 38% del bilancio energetico nazionale, mentre i trasporti e l’industria assorbono rispettivamente il 31% e il 23% dei consumi.

 

Nel settore residenziale il consumo maggiore è dovuto al riscaldamento (66.9%). Diventa quindi prioritario mettere in atto tecniche progettuali e costruttive che abbiamo un impatto decisivo su questa tipologia di consumi, ovvero un efficace isolamento degli edifici, nuovi o oggetto di ristrutturazione energetica.

 

Oggi il Sistema a Cappotto ha un mercato stimato di 17,9 milioni di mq/annui e costituisce il metodo più frequente di isolamento e rivestimento degli edifici: quasi il 40% delle superfici delle pareti esterne, di nuova realizzazione o sottoposte ad interventi di riqualificazione, è rivestita con un Sistema a Cappotto.

 

In prospettiva si prevede che nel periodo 2014-2018 il Sistema a Cappotto raggiungerà un mercato di 21,3 milioni di mq (media annua). Nel periodo 2012-2013 il 39,6% delle superfici potenziali è stata ricoperta da un Cappotto termico contro il 33,3% rifinita con intonaco “classico”. In prospettiva la finitura con Cappotto termico arriverà ad assorbire quasi il 48% del potenziale annuo 2014-2018.


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