Palais Lumière di Venezia: polo creativo sì, centro veleni no

Nonostante il nome sia francese, il Palais Lumière è in progetto di essere realizzata in territorio veneto, e precisamente alle porte di Venezia. Marghera da ex polo industriale si prepara ad ospitare un polo dell’economia creativa.

 

Il Palais Lumière si configura come un nuovo complesso polifunzionale di importanza internazionale. I render del progetto mostrano un edificio di grande altezza e di grande originalità architettonica, progettato da Pierre Cardin (stilista italiano naturalizzato francese) secondo avanzati criteri di eco-sostenibilità: 60 piani abitabili, un’università della moda e poi uffici negozi, alberghi, centri congressi, ristoranti, megastore, impianti sportivi.

 

La sua visibilità però non a tutti piace. C’è chi la definisce infatti ingombrante tanto quanto le vecchie ciminiere dell’area chimico-industriale.

 

Chi propone la torre sostiene che la sua realizzazione comporterà anche il recupero e la riqualificazione urbanistica e paesaggistica di un’ampia area (circa 19 ettari) grazie alla dismissione degli edifici presenti in stato di degrado, la bonifica dei suoli e delle acque inquinati dalle pregresse attività industriali. Inoltre il progetto prevede la creazione di un grande parco che si snoda tra Mestre e Marghera.

 

Altra componente compresa nel progetto è la riorganizzazione della viabilità stradale, tramviaria e ferroviaria merci, con un occhio di riguardo al traffico in ingresso e in uscita dalla zona portuale.

 

Il progetto del Palais Lumière
Il Palais Lumière in progetto si compone di 3 torri (o vele) di altezze diverse. La torre A svetta a 250,5 m dal piano campagna attuale, e avrà 65 piani abitabili. La torre B e C avranno rispettivamente 58 e 54 piani abitabili

 

Le 3 torri (e suona quasi come un romanzo di Tolkien) sono interconnesse tra loro da 6 dischi di collegamento, distanti l’un l’altro 40 m, con sezione lenticolare aerodinamica che permette di limitare la pressione del vento sulla struttura. Vi saranno 3 colonne di ascensori panoramici per l’accesso diretto ai dischi, che avranno principalmente destinazione d’uso commerciale e ricreativo.

 

Le 3 torri sono disposte secondo un impianto a raggiera con un’inclinazione reciproca di 120° e hanno una larghezza variabile (massimo 30 m) per permettere una distribuzione interna conforme alla destinazione d’uso sia terziaria che residenziale.

 

I dischi di collegamento delle vele lavorano come bielle in trazione o compressione e sono dimensionati per resistere ai carichi gravitazionali e bilanciare le eccentricità dei carichi verticali delle torri. Le torri sono progettate per rimanere stabili anche in caso di disconnessione in un punto tra torre e disco, ovvero a causa di collisione di un velivolo leggero e/o esplosione (possibilità esagerate o in fondo realistiche?).

 

In effetti il Palais Lumière ricade all’interno del vincolo legato alla presenza dell’aeroporto Marco Polo cerchio di raggio 15 km entro il quale il vincolo dei 145 metri può essere derogato se viene dimostrato, mediante apposito modello aeronautico, un basso rischio di collisione.

 

Per questo motivo è stato elaborato un apposito modello aeronautico che dimostra la compatibilità dell’opera di progetto sia con l’assetto attuale dell’aeroporto sia con il suo futuro sviluppo, secondo quanto previsto dal Regolamento ENAC. ENAC ha esaminato e valutato positivamente il documento. Si attende ora il parere definitivo.

 

Tutto bene dunque? 
Un’altra ombra incombe su questo progetto. Il ricordo di quanto avvenuto a non molti chilometri di distanza: il Palazzo del Cinema al Lido di Venezia, o meglio il cratere d’amianto.

 

Prima di ogni decisione ci si augura vengano eseguiti sufficienti indagini ambientali e carotaggi nella zona dell’area industriale veneziana interessata al progetto per scongiurare migrazioni di contaminanti. Gli scavi dei parcheggi sotterranei e le fondazioni dell’edificio influenzeranno il sottosuolo fino ad una profondità di oltre 100 metri, pertanto l’eventuale migrazione dell’inquinamento delle falde con i pericolosissimi veleni di Marghera potrebbe causare danni incalcolabili e difficilmente gestibili (consulta anche il Dossier Bonifiche su Ingegneri.cc).

 

Articolo di Roberta Lazzari 

 

Fonti:
www.palaislumiere.eu
http://geograficamente.wordpress.com


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