Ottenere la VIA? Ci vuole meno tempo a fare un bambino!

Complessa e lenta: una bocciatura senza mezzi termini. È questa la valutazione che emerge dalle osservazioni di un cospicuo campione di ingegneri italiani riguardante l’efficacia, la rapidità e la fruibilità della VIA, ovvero la Valutazione di Impatto Ambientale.

 

Il Centro Studi del CNI (Consiglio Nazionale degli Ingegneri) ha infatti appena elaborato una ricerca dal titolo “Per il rilancio del Paese: sussidiarietà e semplificazione. Le opinioni degli ingegneri”, di cui nei giorni scorsi ci siamo occupati relativamente ai temi della semplificazione normativa e delle procedure antisismiche.

 

Si tratta di uno studio basato su una serie di questionari sottoposti a più di 8mila ingegneri. Circa il 9% degli ingegneri interpellati ha avuto esperienza professionale diretta della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) nel corso dell’ultimo anno: la gran parte delle domande (ben l’88,3%) è stata indirizzata agli enti locali, mentre un numero ridotto a livello statale.

 

La VIA nazionale ha riguardato principalmente la costruzione di strade (14,8% degli interventi), l’installazione di centrali termiche ed altri impianti di combustione (16,4%), la costruzione di raffinerie e impianti di gassificazione (16,4%) e la costruzione di porti e terminali marittimi (4,9%). La VIA “locale” ha riguardato opere di minore complessità e di probabile minore impatto.


270 giorni per un bambino, 337 per una VIA
La Valutazione di Impatto Ambientale si è confermata come una delle procedure più laboriose e farraginose, a causa soprattutto della varietà e quantità di soggetti coinvolti e dell’elevato numero di richieste che i professionisti devono affrontare. E i tempi necessari per ottenerla risultano, generalmente, piuttosto lunghi, componendo un quadro d’insieme abbastanza composito: sono infatti in media necessari 337 giorni per ottenere la VIA, che risulta pertanto la procedura più lenta tra tutte quelle osservate.

 

Analizzando al microscopio la statistica si scopre che solo una esigua parte degli intervistati (2,3%) dichiara di aver impiegato meno di 30 giorni per ottenere la VIA, cui si aggiunge un altro 6% che afferma di avere atteso fino a due mesi ed un ulteriore 13,3% fino a 3 mesi (nel complesso quindi meno di un quarto degli intervistati). Sono necessari, invece, fino a 6 mesi per l’11,2% degli ingegneri, cui fanno buona compagnia un altro 9,6% che aspetta fino a 9 mesi e un ulteriore 8,8% fino ad un anno. Tuttavia ben il 17,7% degli intervistati dichiara di dover attendere oltre un anno e un 16% oltre due anni.

 

Insomma, per oltre un terzo degli interventi avviati si può arrivare fino a due anni di attesa per ottenere la Valutazione di Impatto Ambientale. La procedura viene pertanto valutata dagli ingegneri italiani come poco business friendly, ottenendo una pagella che alla voce valutazione media presenta un opaco 1,93 in una scala che oscilla tra 1 (poco business friendly) e 5 (molto) con il 44,6% del campione che gli assegna il peggior voto. Un giudizio poco lusinghiero che costituisce una vera e propria bocciatura per questo procedimento amministrativo.


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