Ospedali Coronavirus: l’emergenza cambia l’idea di struttura sanitaria

Ospedali Coronavirus: l’emergenza cambia l’idea di struttura sanitaria

Difficile la gestione degli ospedali Coronavirus che pur di rispondere all’elevata domanda stanno riorganizzando gli spazi e prevedendo l’allestimento di nuove aree in tempi record.

Le maggiori difficoltà si registrano in Lombardia, tuttavia nessuna regione è esclusa dall’emergenza verso la quale si stanno attrezzando al fine di garantire l’accoglienza ai pazienti, che necessitano il ricovero presso i reparti di terapia intensiva.

Le strutture ospedaliere Coronavirus portano ad una revisione dei concetti che da sempre sono alla base della progettazione sanitaria perché non c’è tempo e non ci sono sufficienti fondi a disposizione per procedere alla realizzazione di nuove strutture dai “canoni tradizionali”. Le strutture diventano temporanee: container e tende sono veloci e rispondono a necessità immediate, tuttavia il rischio di esporre il personale sanitario a contagio, aumenta.

Vediamo quali sono gli spazi da garantire all’interno degli ospedali Coronavirus e in che modo si sta agendo sulle stesse in questa fase emergenziale.

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Ospedali Coronavirus: posto medico avanzato PMA

In occasione di eventi straordinari come quello che stiamo vivendo, indispensabile è rivedere la catena sanitaria dei soccorsi il cui fulcro è rappresentato dal Posto Medico Avanzato PMA, ovvero una struttura medicalizzata in cui proseguire il triage che rappresenta il processo di suddivisione dei pazienti in classe di gravità a seconda delle lesioni riportate e alle priorità di trattamento e/o evacuazione.

La protezione Civile ha messo a disposizione un dossier dettagliato che illustra le funzioni del Posto Medico Avanzato PMA e indica gli ambienti utili per l’allestimento:

  • edifici preesistenti accessibili e sufficientemente spaziosi: chiese, palestre, ecc.
  • aree aperte: parcheggi coperti o scoperti, loggiati, ecc.
  • tende

Il PMA deve essere suddiviso in 4 aree:

  • triage: filtro da dove transitano tutte le vittime;
  • urgenze assolute: gestione di feriti “codice rosso”;
  • urgenze relative: gestione dei feriti “codice giallo”;
  • evacuazione: preparazione dei feriti verso l’ospedale.

Per poter rispondere a tali necessità molte strutture ospedaliere Coronavirus stanno intervenendo al fine di riuscire ad accogliere l’elevato ed improvviso numero di pazienti.

Dall’inizio dello stato di emergenza, decretato il 31 gennaio 2020 dal Consiglio dei Ministri per la durata di sei mesi, inevitabilmente è cambiata l’idea di struttura sanitaria alla quale siamo solitamente abituati sia lato progettuale sia lato utenza.

Vediamo quali sono i requisiti minimi di cui deve essere dotata una struttura ospedaliera Coronavirus per la terapia intensiva.

Requisiti minimi ospedali Coronavirus: rianimazione e terapia intensiva

Ciascuna area, di cui si compone una struttura ospedaliera, deve rispondere a specifici requisiti.

Alla base di questi vi è il DPR 14 gennaio 1997 che definisce, ferma restando la competenza delle regioni e delle province autonome nel disciplinare la materia delle autorizzazioni sanitarie, i requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi richiesti per l’esercizio delle attività sanitarie da parte delle strutture pubbliche e private.

Secondo fondazioneveronesi.it, il  9% dei pazienti colpiti dal Coronavirus richiede il ricovero in un’unità di terapia intensiva per gestire i casi più gravi.

Inoltre va specificato che non tutti i reparti di terapia intensiva sono pronti a garantire accoglienza ai pazienti contagiati da Covid-19 perché sono necessarie stanze singole, a pressione negativa e con un flusso di lavaggio dell’aria unidirezionale. Tali misure servono ad evitare che l’aria interna possa contaminare quella esterna e favorire il passaggio ambientale di un patogeno contagioso.

Difatti generalmente gli spazi destinati ai ricoveri in terapia intensiva (dove deve essere assicurato il monitoraggio e l’assistenza 24 ore su 24) non sono sempre disponibili camere singole che devono essere ampie ed accogliere, oltre il personale sanitario, le attrezzature necessarie a garantire l’assistenza continua dei pazienti.

A partire dai letti con sponde rimovibili, ruote e accesso sui quattro lati, nella stanza di un reparto di terapia intensiva non devono mai mancare: monitor per il controllo delle funzioni vitali, ventilatore meccanico, pompe per infondere i farmaci, maschere per l’ossigeno, sistema di aspirazione delle secrezioni bronchiali, defibrillatore, carrello per i farmaci, macchina per la dialisi e cestini per smaltire il materiale biologico.

Fondamentale è la barra di alimentazione per gestire tutti i macchinari anche in caso di black-out.

A proposito di rianimazione e terapia intensiva, di seguito è riportato un elenco dei requisiti minimi di cui deve essere dotata un’area dedicata, secondo il DPR 14 gennaio 1997.

Requisiti minimi strutturali

I locali e gli spazi devono essere correlati alla tipologia e al volume delle attività erogate.

La dotazione minima di ambienti per la rianimazione e terapia intensiva è la seguente:

  • zona filtro per i degenti;
  • zona filtro personale addetto;
  • degenze;
  • locale per pazienti infetti dotato di zona filtro;
  • locale medici;
  • locale lavoro infermieri;
  • servizi igienici per il personale;
  • deposito presidi sanitari ed altro materiale pulito;
  • deposito materiale sporco.

Requisiti minimi organizzativi

Ogni struttura erogante prestazioni deve prevedere i seguenti requisiti organizzativi:

  • la dotazione organica del personale medico ed infermieristico deve essere rapportata alla tipologia dell’attività svolta e al volume complessivo degli interventi chirurgici effettuati.

Requisiti minimi tecnologici

  • Letto tecnico;
  • apparecchio per anestesia con sistema di evacuazione dei gas dotato anche di spirometro e di monitoraggio della concentrazione di ossigeno erogato, respiratore automatico dotato anche di allarme per deconnessione paziente;
  • monitor per la rilevazione dei parametri vitali;
  • aspiratore per broncoaspirazione;
  • lampada scialitica;
  • diafanoscopio a parete;
  • frigoriferi per la conservazione di farmaci e emoderivati;

Requisiti minimi impiantistici

La terapia intensiva deve essere dotata di condizionamento ambientale che assicuri le seguenti caratteristiche igrotermiche:

  • temperatura interna invernale e estiva: compresa tra 20-24 °C;
  • umidità relativa estiva e invernale: 40-60%;
  • ricambi aria/ora (aria esterna senza ricircolo): 6 v/h;

È inoltre prevista la seguente dotazione minima impiantistica:

  • impianto di gas medicali;
  • impianto rilevazione incendi;
  • impianto allarmi di segnalazione esaurimento gas medicali.
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Ospedali Coronavirus: alcuni esempi italiani

  • Ospedale Fiera di Milano

Al termine dei lavori la struttura ospedaliera ricavata all’interno dei capannoni della ex Fiera Milano, sarà una delle più grandi strutture europee per la terapia intensiva con i suoi 250 posti. Le imprese al lavoro sono circa 40 e i costi sono in continua crescita.

La realizzazione della struttura ospedaliera sui 25 mila metri quadrati all’interno del quartiere Portello, richiede l’impiego 24 ore su 24 di circa 250 lavoratori. L’obiettivo è creare in tempi record, 15 giorni, una struttura che rimarrà in piedi per almeno 6 mesi per sostenere gli ospedali milanesi, lombardi e probabilmente di tutta Italia.

Già realizzati i primi otto moduli (ogni modulo ospita sette pazienti) prefabbricati dove i primi pazienti probabilmente arriveranno a inizio aprile.

  • Nuovo padiglione San Raffaele Milano

Allestito a tempo di record, in soli 8 giorni, e grazie alle donazioni di 200 mila cittadini il nuovo reparto, ricavato con una tensostruttura che sorge su un campetto di calcio, è dotato di 14 posti letto di terapia intensiva. Nel frattempo, da qualche giorno è iniziata la costruzione di un’altra tensostruttura per 10 posti, adiacente a quella già operativa, che sarà adibita sempre a reparto di terapia intensiva.

  • Ospedale da campo dell’esercito Crema e Piacenza

In queste zone l’attività è più intensa poiché si deve svolgere nel più breve tempo possibile. Gli ospedali da campo militari rispondo ad un’immediata necessità. In sole 72 ore è stato reso pienamente operativo a Piacenza l’ospedale da campo allestito e gestito dalla Sanità militare. Una struttura sanitaria che ha una capacità di 40 posti letto e 3 posti in terapia sub intensiva, e nella quale sono impiegati 37 medici e infermieri militari così come quella operativa a Cremona.

  • Apertura nuovo Ospedale mai avviato Verduno Cuneo

Mai avviato e già pronto da tempo, l’ospedale di Verduno apre e diventa centro di riferimento di tutto il Piemonte per l’emergenza coronavirus. Il 26 marzo 2020 l’Asl Cn2 ha preso ufficialmente in carico lo stabile del presidio ospedaliero unico di Verduno, la cui posa della prima pietra risale a dicembre 2005.

  • Ampliamento Spallanzani con presidio mobile Roma

Ampliata l’area osservazione e triage con un presidio sanitario mobile montato in una notte da 50 volontari specializzati della Protezione Civile per potenziare il percorso di accettazione dei casi sospetti di infezione da nuovo Coronavirus.

  • Ripartenza Clinica Columbus Roma

Ha rischiato la chiusura il 31 ottobre 2019, oggi, diventa il secondo centro dedicato al Coronavirus a Roma e verrà trasformato con 80 posti letto singoli (specialità infettivologia, pneumologia e medicina interna) e 59 posti letto di terapia intensiva.

  • Ampliamento Ospedale del Mare Ponticelli Napoli

Partiti i primi interventi presso gli ospedali campani per ampliare gli spazi attraverso il posizionamento di moduli prefabbricati ognuno dei quali conterrà fino a 16 posti perfettamente attrezzati per la terapia intensiva. Presso l’Ospedale del Mare sarà destinato all’ampliamento uno spazio di oltre 4 mila metri quadrati a ridosso della palazzina degli uffici amministrativi e del parcheggio riservato ai dipendenti.

  • Riconversione aree Ospedale Miulli Acquaviva Bari

La riorganizzazione logistica e strutturale è stata realizzata con lo spostamento di interi reparti, la realizzazione di spazi ex novo costruendo pareti, aprendo e allargando spazi e ambienti, riconfigurando gli impianti di areazione dedicati, rendendoli così adeguati ad una nuova “missione” sanitaria.

Progetto CURA: la capsula prototipo che guarda al futuro

Di fronte a tali necessità, tra le possibili soluzioni da adottare c’è quella messa in atto dallo studio Carlo Ratti Associati, in collaborazione con Italo Rota, Istituto Clinico Humanitas (Ingegneria medica), Policlinico di Milano (Consulenza medica), Jacobs (Alberto Riva – Master Planning, design, costruzione e servizi di supporto logistico), studio FM milano (Identità visiva & graphic design), Squint/opera (Digital media), Alex Neame – Team Rubicon UK (Logistica), Ivan Pavanello per Projema (Ingegneria MEP), Dr. Maurizio Lanfranco – Ospedale Cottolengo (Consulenza medica).

Si chiama progetto CURA (Connected Units of Respiratory Ailments), è open-source, sviluppato senza scopo di lucro e si pone come obiettivo quello di velocizzare, senza tralasciare la funzionalità, la costruzione di nuove unità di terapia intensiva mediante l’istallazione di capsule di biocontenimento facilmente trasportabili in qualsiasi parte del mondo.

L’architetto Italo Rota, ha dichiarato: “il primo prototipo sarà pronto in 10 giorni (ndr a Milano), supportato da UniCredit. Si tratta di un’unità prototipo che stiamo collaudando già da una settimana. E’ un lavoro corale, lavoriamo fianco a fianco di esperti di molte discipline. Abbiamo lanciato una call ai medici, per capire in maniera specifica quali oggetti sono necessari, quali funzionano e quali no, come implementarli, migliorarli o ripensarli. Partendo dai casi specifici, lavorando fianco a fianco, anche con medici ed esperti cinesi, che hanno potuto fare esperienza nel campo”.

Il sistema CURA utilizza container riconvertiti, rapidi da installare quanto una tenda ospedaliera, ma maggiormente sicuri in termini di isolamento al contagio, grazie a dispositivi di biocontenimento con pressione negativa. L’unità è capace di funzionare in autonomia e può essere trasportata ovunque – su nave, gomma e ferrovia. I container sono connessi tra loro grazie attraverso una struttura gonfiabile e le configurazioni modulari sono multiple (da 4 a 40 posti letto).

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