Orti sui tetti delle città

Se fino a pochi anni fa avere un orto era prassi comune, nell’era dell’edilizia selvaggia ci si può ritenere fortunati se oltre al piazzale condominiale di cemento, è stato ricavato il posto per un piccolo giardino recintato, ove i genitori lasciano liberi di giocare i propri figli.
Un’inversione di tendenza si è avuta a partire dai “piani alti”.

Nel 2005 la rivista L’Express fece notare che i vip amavano invitare gli amici a cena e servire prodotti di provenienza dai propri orti ed allevamenti domestici. Tale prassi, definita comunque snob, pian piano iniziò a scendere anche verso il contesto urbano popolare.
In Europa l’agricoltura urbana corrisponde agli orti di periferia: una valida alternativa alla spesa al supermercato. Per i Paesi più poveri invece è una necessità. In tutti i casi si tratta di una valida alternativa su piccola scala alla grande agricoltura intensiva, che sfrutta ritmi di coltivazione sicuramente non naturali. Inoltre la produzione di ortaggi nelle aree urbane impiega un quinto dell’acqua di irrigazione e un sesto della terra rispetto alla coltivazione rurale meccanizzata.

L’acqua di scolo dei condotti fognari cittadini può rivelarsi un ottimo fertilizzante. Ovviamente essendo carica anche di agenti patogeni, il suo utilizzo deve avvenire in modo accorto, pensando ad esempio di creare linee dedicate di subirrigazione alimentate dai condotti fognari. Quindi buona cosa sarebbe informare i nuovi agricoltori di rischi e pericoli e come poterli prevenire attraverso campagne di informazione.

Tra i risvolti positivi in termini ambientali, vi è anche quello che gli orti urbani costituiscono un fondamentale polmone verde per le città. Inoltre spesso per tali aree vengono individuate le zone  degradate, sporche e abbandonate delle metropoli.
Un esempio lo porta la città di New York, dove dal 1978 esiste l’associazione Green Thumb (Pollice verde), patrocinata dal Dipartimento dei Parchi, con l’obiettivo di risanare zone degradate trasformandole in orti urbani, i quali forniscono prodotti ortofrutticoli per mercatini biologici comunitari; inoltre a questo aspetto si lega quello sociale, creando spazi per gli anziani, organizzando feste per le comunità di quartiere ed elaborando progetti di studio a contatto con la natura per bambini e ragazzi.

Chi cerca di rivalutare il grigio predominante delle nostre città vede grandi opportunità di coltivare alimenti in quelli che ormai un po’ tutti hanno imparato a conoscere come giardini pensili o tetti verdi. Essi hanno diversi vantaggi per gli abitanti dell’edificio e per l’ambiente circostante. Idealmente il concetto di tetto verde riconduce ad un’idea di moquette di piante sul tetto che si presta al miglioramento dell’efficienza energetica dell’edificio e alla riduzione del deflusso delle acque. Ma cominciando a ragionare un po’ più in grande il concetto di giardino pensile si sposa bene anche con luogo ove poter coltivare prodotti che abitualmente consumiamo a tavola. C’è addirittura chi alleva pesci!

Ormai è una realtà che l’urbanizzazione è uno stimolo per la creatività degli agricoltori. Secondo alcune stime, almeno un pasto su cinque nel mondo deriva dalla coltivazione urbana, e circa un quarto della popolazione urbana del pianeta coltiva piante a scopo alimentare.
Forse a causa della crisi economica ci si è mossi in tale direzione, ma resta indubbio che il beneficio maggiore, oltre ai consumatori di prodotti coltivati in casa, lo trae l’ambiente che si presta anche visivamente in modo più leggero.
In fondo il colore rilassante per gli occhi si sa: è il verde!

Articolo di Roberta Lazzari

Fonti:
sito web della Compagnia del Giardinaggio
sito web di Terranauta
sito web Genitronsviluppo
Internazionale n. 813 del 18 settembre 2009


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