Onde sonore per trovare idrocarburi

Onde sonore per la scoperta del giacimento di Zohr

Circa un mese fa è circolata la notizia della scoperta di un maxi-giacimento di gas in Egitto. A darne la notizia l’amministratore delegato del cane a sei zampe – ENI (leggi il comunicato dell’ENI).

La scoperta è avvenuta a Zohr a 1.450 m di profondità d’acqua. Tra acqua e fondale, il pozzo di Zohr è stato perforato a 4.131 metri di profondità totale.

Lo strato di idrocarburi incontrato dalle trivelle è pari a 630 metri. Ma la speranza è che i volumi possano aumentare. Infatti è ipotesi plausibile che sotto questo giacimento ce ne sia un altro, altrettanto importante. Non di gas puro, ma di condensati o olio.

Al momento si stimano 850 miliardi di metri cubi di gas.

I costi per sviluppare il giacimento di Zohr si ipotizzano essere al di sotto dei 10 miliardi di dollari. La produzione del giacimento off-shore di gas al suo massimo sviluppo viene stimata tra i 70 e gli 80 milioni di metri cubi al giorno, 30-35 miliardi di metri cubo di gas all’anno Si tratta praticamente di metano puro, che quasi non deve essere trattato. Inoltre la grande pressione e la temperatura bassa si aggiungono alle condizioni che incidono sui costi. Altra cosa importante, il giacimento si trova a poche decine di chilometri dall’impianto ENI e di fronte c’è Al Gamil, il centro di trattamento del gas ENI. Anche queste circostanze contribuiscono ad abbassare i costi da sostenere per estrarre gli idrocarburi.

giacimento di zohr

Nell’immagine la posizione su Google Earth dove è localizzato l’immenso giacimento di idrocarburi scoperto a Zohr, al largo delle coste egiziane

Dal punto di vista burocratico, sembra che le autorità egiziane vogliano riuscire a sviluppare questa scoperta in tempi rapidi, entro il 2017.

Il giacimento potrebbe sia soddisfare la domanda di gas interna dell’Egitto, sia dare la possibilità di riprendere l’export di metano liquefatto in Spagna e Italia a prezzi interessanti.

L’Organizzazione dei Paesi produttori di petrolio (Opec) è convinta che si tratta di una delle scoperte destinate a incidere di più sul mercato dell’energia mondiale.

Oltre alla scoperta del maxi-giacimento, ad essere interessante è anche il sistema con cui vengono eseguite queste scoperte.

In prima battuta viene eseguita una sorta di ecografia del sottosuolo mediante una nave, attrezzata con una airgun (pistola ad aria), che spara in acqua verso il fondale delle potenti onde sonore (operazione criticata dagli ambientalisti).

Il suono attraversa l’acqua e le rocce, provocando delle micro vibrazioni. Le onde, ovviamente, vengono riflesse in modi diversi a seconda degli strati che attraversano. Tutte le informazioni vengono registrate dai sismografi installati a bordo della nave. Tali informazioni non servono solo per la ricerca degli idrocarburi, ma anche per studi di geofisica. Dalle informazioni vengono elaborati modelli tridimensionali rappresentanti il fondale marino.

Una volta individuato un punto in cui risultano buone le probabilità di trovare gli idrocarburi, viene installata una piattaforma e si fa una trivellazione esplorativa. La fase esplorativa dura mediamente 6 mesi e i costi variano a seconda delle punte – scalpelli che devono essere installate di volta in volta sulle trivelle in base alla consistenza del fondale perforato.

Se si è fortunati, una volta raggiunto il petrolio o il gas, l’estrazione avverrà “naturalmente” in quanto si trovano ad alta pressione, ma il processo di ricerca è sicuramente lungo ed oneroso.


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