Nuova classificazione rifiuti: le novità e scenari futuri

Dal 1° giugno 2015 è entrata in vigore una nuova normativa e una nuova classificazione nella produzione e gestione dei rifiuti.

 

Quello che i produttori di rifiuti devono sapere è che la decisione 2014/955/UE del 18/12/2014 modifica la decisione 2000/532/CE sulle modalità di classificazione dei rifiuti e che con il regolamento UE 1357/2014 del 18/12/2014, che modifica l’allegato III della direttiva 2008/98/CE, viene abrogata la direttiva 67/548/CEE e viene preso come riferimento per i limiti di classificazione dei rifiuti il regolamento CLP (Classification, Labelling, Packagning) n. 1272/2008 sulla classificazione, l’etichettatura e l’imballaggio delle sostanze e delle miscele pericolose.

 

La legge n. 116/2014 è di fatto entrata in vigore a febbraio di quest’anno, ma è da questo mese che vengono introdotte importanti variazioni ai criteri di attribuzione delle classi di pericolo. In particolare la norma riguarda i cosiddetti codici CER a specchio.

 

I codici CER sono delle sequenze numeriche, composte da 6 cifre riunite in 3 coppie, che hanno il compito di identificare un rifiuto in base al processo produttivo da cui è originato.

I codici CER si distinguono in pericolosi e non pericolosi. Questi ultimi vengono identificati graficamente con un asterisco (*) dopo le cifre.

 

La pericolosità di un rifiuto, se non è determinabile dalle schede di sicurezza dei prodotti che lo costituiscono, si determinata tramite analisi di laboratorio volte a verificare l’eventuale superamento di valori di soglia individuati dal Regolamento CLP.

 

Questo metodo si applica alle tipologie di rifiuti individuati da “codici CER a specchio”, ossia una coppia di codici CER che si riferiscono allo stesso rifiuto, uno asteriscato in quanto pericoloso e l’altro non asteriscato in quanto non pericoloso.

 

Un rifiuto individuato da una “voce a specchio”, quindi, è identificato come pericoloso solo se le sostanze pericolose raggiungono determinate concentrazioni.

 

Le principali novità introdotte sulla classificazione della pericolosità dei rifiuti sono:

– variazione dei limiti di concentrazione per alcune classi di pericolo;

– introduzione di nuovi criteri relativi all’attribuzione delle classi di pericolo;

– ridefinizione di alcune classi di pericolo;

– introduzione di codici di indicazioni di pericolo, che sostituiscono le precedenti frasi “R”;

– ridenominazione delle caratteristiche di pericolo da “H” a “HP” (Hazard Property).

 

Si vengono così a delineare tre situazioni:

1. rifiuto classificato con CER non pericoloso: non occorrono ulteriori specificazioni per la sua classificazione;

 

2. rifiuto classificato con CER pericoloso: è necessario determinare le proprietà di pericolo con i codici prima di procedere alla gestione del rifiuto. L’accertamento analitico serve per definire le HP da applicare;

 

3. rifiuto classificato con CER a specchio: uno pericoloso ed uno non pericoloso con la stessa descrizione. Per stabilire se deve essere gestito come non pericoloso o pericoloso, deve essere valutata la possibilità di assegnare uno dei codici di pericolo HP. In questo caso occorre:

a) individuare i componenti presenti nel rifiuto valutando la scheda informativa del produttore, il processo chimico che lo ha prodotto, il campionamento e l’analisi;

b) determinare i pericoli dei composti sulla base di normative europee su etichettatura sostanze e preparati pericolosi, fonti informative europee ed internazionali e schede di sicurezza delle materie utilizzate nei processi da cui derivano i rifiuti;

c) comparare le concentrazioni rilevate con l’analisi chimica sul rifiuto con quelle limite di pericolo segnalate nelle frasi di rischio specifiche dei componenti.

Se i componenti del rifiuto sono rilevati solo attraverso analisi chimiche eseguite senza indicazioni sul ciclo produttivo, si considereranno i composti peggiori in funzione dell’attribuzione delle HP.

Se non è possibile identificare le varie sostanze presenti nel rifiuto seguendo le procedure sopra descritte, il rifiuto viene classificato come pericoloso.

 

Prima della applicazione della legge 116/2014, molti rifiuti con codice a specchio venivano classificati non pericolosi in base al processo che li generava. Da questo mese questa decisione deve essere supportata da analisi.

 

Conseguenza: molti impianti di smaltimento richiedono la classificazione dei rifiuti non pericolosi e soprattutto stanno modificando le procedure di omologa, inserendo in questo modo parametri che prima non erano considerati, in quanto “esclusi” per genesi del rifiuto.

 

Inoltre queste nuove disposizioni avranno delle ripercussioni anche nella tenuta dei Registri di Carico e Scarico, piuttosto che sulla compilazione dei Formulari di identificazione dei rifiuti e, non ultimo, sul SISTRI.

 

Articolo di Roberta Lazzari


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