Nei RAEE italiani una miniera di preziose Terre Rare, che non si sfruttano

Cerio, Ittrio, Neodimio, Lantanio, Tulio … i nomi delle Terre Rare, elementi chimici della Tavola Periodica con numero atomico 21 (Scandio), 39 (Ittrio) e compreso tra 57 e 71 (gruppo dei lantanoidi), sono evocativi o misteriosi. Ma l’interesse per le Terre Rare deriva dai svariati utilizzi a cui si prestano in moltissimi campi: dalle pale eoliche alla chimica, dalla produzione di smartphone e PC all’automotive, dall’industria dei magneti alla produzione di catalizzatori..

 

Di recente, in Italia, sono stati scoperti dei giacimenti in Toscana e Liguria di Antimonio e Titanio, anch’essi molto preziosi ma, purtroppo, non sfruttati. Intanto la Cina, il più grande produttore di Terre Rare del pianeta, mantiene bassi i livelli di esportazione con l’intento di conservare prezzi di mercato elevati e favorire la vendita dei prodotti finiti (oltre il 90% delle Terre Rare è concentrato in territorio cinese).

 

Eppure, anche in Italia e in tutto l’Occidente, esistono delle vere e proprie “miniere urbane” di metalli e Terre Rare: i RAEE, ossia i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. Se ne è discusso recentemente a Milano nell’ambito del workshop europeo Materie prime critiche e Terre Rare: nuove risorse da valorizzare nei processi industriali organizzato da Federchimica.

 

Attualmente, il recupero dei materiali preziosi impiegati, per esempio, nella produzione dei telefoni cellulari consentirebbe di raccogliere Terre Rare per un valore di mercato di 150 milioni di euro. A oggi, invece, il numero di apparecchi riciclati è di solo mezzo milione di pezzi (contro i 35 milioni di dispositivi venduti nel 2011) per un recupero di appena 2 milioni di euro.

 

Senza contare che nella batteria di una automobile ibrida ci sono circa 10 kg di Lantanio; il magnete di una grande turbina eolica può contenere 260 kg o più di Neodimio; la marmitta catalitica di un’auto contiene Cerio e Lantanio.

 

La scarsa disponibilità di Terre Rare e la dipendenza dalla Cina hanno spinto anche in Italia alcune Università e alcuni gruppi industriali ad intraprendere due linee di attività: la sostituzione delle Terre Rare (essendo quasi tutte classificate come tossiche o, nel caso del Promezio, radioattive) con altri metalli o il migliore ciclo di utilizzo nel processo produttivo; il recupero delle Terre Rare dai RAEE.

 

I numeri emersi durante il workshop sono impressionanti. Attualmente, in Italia, si consumano direttamente 800 tonnellate di Terre Rare l’anno, ma se consideriamo tutti i prodotti acquistati finiti, dalle automobili ai computer, a questo numero bisogna aggiungere altre 8.000 tonnellate per un totale di 8.800 tonnellate l’anno.

 

Il consumo interno potrebbe essere utilmente sostenuto dal corretto trattamento dei RAEE, di cui abbiamo parlato pochi giorni fa (leggi Esportazione rifiuti elettronici (RAEE): finalmente si va verso il bando assoluto).


Siamo infatti davanti a un paradosso: una potenziale risorsa di materie prime rare e pregiate per lo sviluppo industriale non solo non vengono riciclate, ma spesso diventano un problema e un costo per la collettività. Senza contare il malcostume, comune a molti Paesi europei e del Nord America di esportare i RAEE nelle aree più povere del pianeta, spacciandoli per “prodotti elettronici usati” in modo da non doverli trattare come rifiuti.

 

Nel frattempo, l’aumento della domanda e le annunciate restrizioni all’export da parte della Cina hanno da un lato riattivato alcuni investimenti in miniere marginali in Usa e in Australia e dall’altro fatto riprendere le esplorazioni in nuove miniere (come ad esempio in Tanzania, Kazhakistan, Sri Lanka e Thailandia); ma soprattutto si sono registrati notevoli aumenti dei prezzi delle Terre Rare che, nei casi più estremi, come quello dell’Europio, hanno subito un aumento di circa il 700%.


Un quarto della produzione mondiale di Terre Rare viene impiegata nel settore dei magneti che, unito al settore dei catalizzatori per fluidi e alle polvere lucidanti, rappresenta più della metà del totale. Circa il 50% dei materiali rari viene impiegato in settori nei quali il potenziale di recupero è molto alto: magneti, batterie in lega, vetro, fosfori.


Fonte Federchimica


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