Muretti a secco. Solo la pietra e la mano dell’uomo

Muretti a secco. Solo la pietra e…la mano dell’uomo

Muretti a secco

Nati dalla magia della pietra, dalla laboriosa fatica delle mani dei contadini, dalla forza e l’orgoglio di un cantiere familiare a cielo aperto, i muretti a secco, ancora oggi, nonostante l’edacità del tempo, rimangono residui e testimoni di una civiltà contadina assai lontana.

Tracce orizzontalmente simmetriche, lunghe anche più di una decina di chilometri ed alti oltre un metro, custodi dell’area rurale che abbracciavano tra ulivi secolari, viti, fichi d’india, carrubi e mandorli e contribuivano ad individuare i luoghi di appartenenza nei campi.

Una pietra sull’altra, tante, tirate, rimosse da sotto terra con la zappa e accuratamente raccolte dalle sudate mani dell’uomo, un’attenta pratica ancestrale per comporre con semplicità un acconcio recinto, sorretto da un’elementare geometria, senza calce e privo di malta…a secco.

La ricerca dell’incastro perfetto, il segreto dei muretti a secco

La materia prima, dunque la magica pietra è la protagonista. Roccia calcarea, ricca presenza geologica nella Murgia, dove il contadino coglieva la duplice necessità di privare il fondo da coltivare e trovare una sistemazione, non invasiva, sui margini del confine del terreno ma anche nei terrazzamenti liguri, vere e proprie barriere nei processi erosivi e franosi e soluzione per l’agricoltura. Architettura secolare, nella cultura agropastorale italiana.

Un inscindibile legame con la propria terra, in un’accorta ricerca continua di un regolare incastro, selezionando il pezzo appropriato, in un sapiente e difficile lavoro di mano, quando riusciva a cesellare il pezzo di roccia per poi incasellarlo con cura nel muretto; pezzo dopo pezzo fino a coprire il perimetro utile alla masseria ,al casale, al pascolo, all’orto, per consolidare i digradanti terrazzamenti ed evitare incursioni di animali selvatici frenati dall’ultimo strato di pietre parallele, appuntite come una barriera di seghe sdentate.

Come in un lavoro di squadra, in sintonia, avanzava la crescita delle due file parallele da entrambi i versanti dei rispettivi appezzamenti, infatti i contadini, nel rispetto di un’evidente cultura del buon vicinato, riempivano autonomamente gli interstizi con pezzi di concio combacianti, disponendoli, sistemandoli e definendo la giusta dimensione anche all’interno dei vuoti; una corretta aderente simmetrica organizzazione delle proporzioni, i grandi blocchi alla base seguiti da altri sempre più piccoli, da un lato e dall’altro, con la finalità di aumentare le superfici di contatto tra le pietre.

Una struttura che nasce dall’ambiente

Un tipo di bassa fortificazione longitudinale che rappresentava un legame tra natura e ambiente, mirata alla trasformazione, alla valorizzazione del territorio e all’utilizzo di risorse naturali, per soddisfare anche un bisogno comune di creare, dunque, una sorta di difesa invalicabile del proprio territorio e dare maggiore impulso al ruolo dell’agricoltura.

Un cammino difficile quello dell’agricoltura che portò alla nascita anche della figura del mestiere di maestro paritaru pugliese, una sorta di costruttore di muretti, una maestranza oramai scomparsa come del resto progressivamente sta accadendo ai muretti a secco che costituiscono ormai un ingombro alla meccanizzazione agraria.

Una costruttiva azione duratura, faticosa, costante e prolungata nel tempo di ogni giorno, la cui funzione orientativa delimitava anche la spazialità originaria delle proprietà, in una soluzione di continuità generazionale, parallelamente alla localizzazione di direttive viarie, evidenziando carrarecce e demarcazione dei propri poderi.

Muretti a secco

Studio ipotesi di posa muretti a secco, in area murgiana pugliese_ ©Arch. Conte Cosimo

I muretti a secco, dunque, un armonioso semplice equilibrio statico di un tipo di struttura ingegneristica povera e spontanea, ha accompagnato e testimoniato i periodi storici, riserve intrise del calore, dell’umidità e del vento del clima, diventando anche rifugio di una molteplice biodiversità e mantenendo un microclima adatto alla proliferazione di una ricca flora e diversificata fauna.

I muretti a secco sono muri di sostegno a tutti gli effetti nei casi di terrazzamento agricolo, in grado di rispondere alla spinta delle terre, strettamente connessa allo stato di consolidamento del terreno, alla quantità di acqua in esso contenuta, al peso specifico e all’angolo di attrito. Lo sfalsamento dei giunti, garantisce una maggiore omogeneità nel muro e permette una distribuzione del carico in tutte le direzioni, evitando che si formino zone di maggiore sollecitazione.

Una risorsa tutelata nell’arte e dalla legge

“L’arte dei muretti a secco” è entrata a far parte della lista dei beni immateriali dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO che attraverso un comunicato, ha dichiarato: “L’arte dei muri a secco riguarda tutte le conoscenze legate alla costruzione di strutture di pietra ammassando le pietre una sull’altra, non usando altri elementi se non le pietre stesse e a volte terra a secco. È uno dei primi esempi di manifattura umana ed è presente a vario titolo in quasi tutte le regioni italiane, sia per fini abitativi che per scopi collegati all’agricoltura, in particolare per i terrazzamenti necessari alle coltivazioni in zone particolarmente scoscese”.

L’UNESCO ha poi annunciato: “Le strutture a secco sono sempre fatte in perfetta armonia con l’ambiente e la tecnica esemplifica una relazione armoniosa fra l’uomo e la natura. La pratica viene trasmessa principalmente attraverso l’applicazione concreta alle particolari condizioni di ogni luogo in cui viene utilizzata”. I muretti a secco, a detta dell’organizzazione, hanno un compito strategico nella tutela del territorio: “svolgono un ruolo vitale nella prevenzione delle slavine, delle alluvioni, delle valanghe, nel combattere l’erosione e la desertificazione delle terre, migliorando la biodiversità e creando le migliori condizioni microclimatiche per l’agricoltura”.

La Giunta della Regione Puglia, con la Deliberazione n.1544/2010, ha approvato le indicazioni tecniche per gli interventi di ripristino dei muretti a secco nelle aree naturali protette e nei siti Natura 2000, erogando negli anni, e non da ultimo con una sottomisura ad hoc in vigore, anche dei contributi per il ripristino degli stessi (Sottomisura 4.4 PSR Regione Puglia 2014-2020 – Salvaguardia e recupero di manufatti in pietra – muretti a secco e jazzi – e habitat naturali e seminaturali – siepi, cisterne).

Obiettivo di quest’ultima sottomisura è quello di salvaguardare e migliorare il paesaggio agrario e conservare elementi naturali e seminaturali in grado di promuovere il mantenimento delle capacità di autoregolazione (omeostasi) degli agroecosistemi regionali, quali i muretti a secco, ossia elementi in grado di filtrare, tamponare e conservare le qualità dell’ambiente e, più nel dettaglio, a salvaguardare l’attività degli organismi vegetali e animali che vivono negli agroecosistemi dei muretti a secco, in quanto ‘aree rifugio’ per i nemici naturali dei parassiti delle colture”.

 

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