MoSE Venezia: una sfida per la salvaguardia di un patrimonio universale

MoSE Venezia: una sfida per la salvaguardia di un patrimonio universale

MOSE Venezia

La vasta opera ingegneristica MoSE Venezia (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico), come erroneamente si crede, non si compone delle sole opere alle bocche ma di un articolato piano di interventi che interessa l’intera Laguna.

Oggetto di contestazioni e di un’inchiesta anticorruzione, il MoSE Venezia ha richiesto per la sua complessa realizzazione uno studio, quindi un’analisi ed una sperimentazione circa i molteplici aspetti ingegneristici dall’ estrema difficoltà tecnica legata al contesto ambientale fatto di delicati equilibri morfologici, climatici e dell’ecosistema ma anche di aggressive condizioni saline e specifiche caratteristiche geotecniche.

Gli interventi programmati nel progetto MoSE Venezia, per la salvaguardia della Laguna, comprendono:

  1. opere di regolazione delle maree alle bocche di porto per la difesa dalle acque alte eccezionali;
  2. rialzo delle pavimentazioni pubbliche, realizzazione di opere meccaniche di difesa locale e realizzazione di margina­menti lagunari per la difesa delle zone retrostanti dal moto ondoso e dalle acque alte;
  3. ripristino e ricostruzione dei tratti di sponda, marginamenti e/o arginature;
  4. ristrutturazione dei moli foranei in sinergia con la difesa dalle acque alte eccezionali alle bocche di porto.

Tra le opere MoSE Venezia progettate per la difesa delle acque alte eccezionali rientra, per le bocche di porto Lido, Mala­mocco e Chioggia, l’installazione di paratoie che si sollevano dagli alloggiamenti sul fondale dei canali. L’attivazione delle paratoie avviene quando il livello di marea su­pera una quota di salvaguardia predefinita a 110 cm rispetto al riferimento altimetrico di Punta della Salute.

Inoltre per garantire la difesa dalle acque è stata necessaria la realizzazione di opere fisse complementari, al fine di aumentare gli attriti nei canali di bocca e smorzare la vivacità delle correnti di marea, attenuando i livelli di quelle più frequenti.

Il punto focale del programma di opere MoSE Venezia è rappresentato dalle barriere mobili ideate per impedire gli allagamen­ti e poste alle bocche di porto, vale a dire le aperture lungo il cordone litoraneo che mettono in collegamento la Lagu­na di Venezia con il mare Adriatico. Un vero e proprio sistema di protezione per la città lagunare dalle acque alte, anche nel caso di un rilevante innalzamento del mare.

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MoSE Venezia e le barriere

Le barriere del MoSE Venezia si sollevano per interrompere temporaneamente l’entrata del mare in Laguna che potrebbe provocare un allagamento del territorio, e restano operative solo durante l’evento di alta marea. Con l’abbassamento del livello del mare e della Laguna, le barriere paratoie vengono riempite d’acqua e rientrano nella propria sede.

In corrispondenza di ogni bocca di porto è prevista una struttura che permette il transito delle imbarcazioni anche quando le paratoie saranno in funzione per impedire un’acqua alta. Le barriere di difesa sono costituite da paratoie tra loro indipendenti che normalmente rimangono invisibili in alloggiamenti collocati nel fondale dei canali delle bocche di porto. Le paratoie sono strutture in acciaio modulari e a scomparsa; le loro superfici interne ed esterne sono trattate con speciali vernici anticorrosione e antifouling e prive di biocidi.

Vincoli proget­tuali legati a precisi indirizzi legislativi e governativi sono alla base della soluzione adottata, difatti l’opera si configura anche quale esito di una concertazione con altre realtà, enti ed istituzioni.

Alla bocca di porto di Lido sono state installate due barriere di paratoie mobili Lido Tre Porti (che è già stata completata) e Lido San Nicolò, una a Mala­mocco e una a Chioggia, per un totale di 78 paratoie.

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La laguna di Venezia e le tre bocche di porto©mosevenezia.eu

MoSE Venezia: bocca di porto di Lido

La bocca di porto di Lido si trova nella parte Nord della Laguna a ridosso di Venezia. Per via dell’ampiezza della bocca di porto e la presenza di due canali con profondità diverse, al Lido sono state previste due schiere di paratoie MoSE: una sul canale di Treporti a Nord (21 paratoie per 420 metri) e una sul canale di San Nicolò a Sud (20 paratoie per 400 metri). Sul fondale della bocca di porto di Lido è stato eseguito un intervento di consolidamento col fine di evitare cedimenti differenziali della barriera.

Al centro della bocca di porto, tra le due schiere di paratoie, è stata realizzata una nuova isola di nove ettari sulla quale sono presenti edifici tecnici e gli impianti per il funzionamento delle due barriere. Lungo la sponda Nord della bocca, sul litorale di Treporti, è stato realizzato un ampio porto rifugio costituito da due bacini protetti dedicati al ricovero e al transito delle imbarcazioni e dei mezzi di soccorso quando le paratoie saranno in funzione.

Sul lato Sud della bocca è stato ampliato il molo esistente, per evitare sifonamenti e sormonti d’acqua. All’e­sterno della bocca è stata completata la scogliera curvilinea che si sviluppa per circa un chilometro e che consente di smorzare la vivacità delle correnti di marea in in­gresso in Laguna.

Leggi anche: Moli a scogliera. Quali sono le fasi di costruzione?

MoSE Venezia: bocca di porto di Malamocco

La bocca di porto di Malamocco è la più profonda della Laguna, -14 metri. Sulla sponda sud della bocca, sull’isola di Pellestrina, è stata realizzata una conca di navigazio­ne per consentire il passaggio delle grandi navi durante l’operatività delle paratoie. All’esterno della bocca è stata completata la scogliera curvilinea che si sviluppa per circa 1280 metri per smorzare l’azione delle correnti di marea e per garantire un bacino di acque calme per facilitare la manovra di entrata nella conca di navigazione.

Anche per questa bocca di porto gli interventi sono stati preceduti da un importante lavoro di con­solidamento del fondale. Il progetto prevede per questa barriera diciannove paratoie, ciascuna delle quali è lunga 29,5 metri e larga 20 metri per uno spessore di 4,5 metri. Le paratoie sono incernierate ai sette cassoni di alloggiamento, le strut­ture in calcestruzzo installate all’interno del fondale; i cassoni sono larghi 48 metri e lunghi 60 metri, per un’altezza di 12,5 metri. In questo caso sono stati costruiti cin­que cassoni da tre paratoie ciascuno e due cassoni più piccoli da due paratoie. I due cassoni di spalla ai lati del canale permettono l’accesso alle gallerie all’interno dei cassoni di alloggiamento.

MoSe Venezia: bocca di porto di Chioggia

La barriera a bocca di porto di Chioggia è formata da diciotto paratoie mobili lungo tutto il varco di 360 metri tra le due sponde della bocca di porto. Il canale della bocca di porto è profondo 11 metri. La configurazione finale della bocca di porto prevede una scogliera lato mare (lunga 520 metri e alta 2,5 metri) per smorzare la corrente di marea in ingresso in laguna, l’area impianti sul lato sud e un grande porto rifugio sul lato nord per consentire il passaggio dei natanti quando le paratoie sono in esercizio e chiudono il canale.

Il porto rifugio è costituito da due ampi bacini, otto ettari lato mare e quattro ettari lato laguna, col­legati tra loro da una doppia conca di navigazione considerato il traffico intenso di pescherecci, con punte di oltre cento mezzi all’ora. Le due conche sono lunghe 134 metri e profonde 16 metri.

Per ospitare le diciotto paratoie previste a Chioggia sono stati realizzati sei casso­ni di alloggiamento e due cassoni di spalla necessari a raccordare la barriera alle sponde del canale di bocca. Ciascun cassone di alloggiamento è lungo 46 metri, largo 60 metri e alto 11,5 metri; è costituito da una struttura cellulare in calcestruzzo suddivisa in una serie di vani e locali su vari livelli. Per le opere a vista del MoSE alla bocca di porto di Chioggia, è stata elaborata ed approvata una proposta di inserimento architettonico e paesaggistico, definite dall’Università IUAV.

Soluzioni MoSE Venezia: cosa non ha funzionato?

Si è parlato di questo al convegno, organizzato da Consiglio Nazionale Ingegneri, Ordine Ingegneri Venezia, Collegio Ingegneri Venezia e Federazione Ordini Ingegneri Veneto, che si è tenuto sabato 8 febbraio a Venezia, alle ore 8.45, presso l’Ateneo Veneto, Campo San Fantin.

La sera di martedì 12 novembre 2019 Venezia e le sue isole sono state travolte da un’acqua alta eccezionale, seconda solo a quella del 1966. Molti si sono chiesti per quale ragione il MoSE, in occasione di quell’evento, non sia stato messo in funzione.

Si tratta di una sfida che tutti devono saper cogliere per la salvaguardia di un patrimonio universale e irripetibile come Venezia e dei suoi abitanti. Gli ingegneri e l’ingegneria sono pronti a questa sfida e intendono promuovere un dialogo con tutti gli stakeholder che a diverso titolo saranno chiamati a gestire il MoSE. Questo è l’obiettivo che si è proposto il convegno “Acque alte a Venezia: la soluzione MoSE”.

Presenti, tra gli altri, Armando Zambrano (Presidente CNI), Mariano Carraro (Presidente Ordine Ingegneri Venezia), Alberto Scotti (Progettista del MoSE), Luigi D’Alpaos (Docente universitario di idraulica), Cinzia Zincone (Provveditore OOPP), Elisabetta Spitz (Commissario per il MoSE), Giovanni Salmistrari (Presidente Ance Venezia), Fabio Dattilo (Corpo VV.F.), Fabrizio Curcio (Capo Dipartimento “Casa Italia”), Roberto Scibilia (Consigliere Ordine di Venezia) e Salvatore Margiotta (Sottosegretario di Stato Ministero Infrastrutture e Trasporti). Chairman dell’evento Paolo Possamai (Direttore La Nuova Venezia).

“Il MoSE è un’opera straordinaria e al tempo stesso complessa, dato che unisce problematiche di natura tecnica alla necessità di tutelare l’ambiente e il patrimonio artistico di Venezia e della laguna. Per completare l’opera servono tecnici qualificati e funzionari competenti. Ma la domanda soprattutto è: chi gestisce, chi mantiene, chi decide come e quando usare questa opera?”. Con queste parole Armando Zambrano ha avviato la tavola rotonda.

“L’opera è completata al 93% ma è indubbio che si siano registrati dei ritardi”. Così si è espressa Cinzia Zincone.

Elisabetta Spitz ha dichiarato: “Esiste un cronoprogramma secondo il quale la chiusura dei lavori del MoSE è prevista per il 31 dicembre 2021. Desidero precisare che non esiste alcuna problematica di tipo finanziario”.

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Da sinistra: Paolo Possamai, Giovanni Salmistrari, Roberto Scibilia, Armando Zambrano, Elisabetta Spitz, Cinzia Zincone al Convegno CNI per il MoSE Venezia

A quest’ultima affermazione ha ribattuto Giovanni Salmistrari che ha sottolineato come i tempi di erogazione dei pagamenti continuino a rappresentare un problema.

Il Commissario, comunque, ha affermato che i costi annui di gestione del MoSE, una volta entrato in funzione, prevedono un tetto massimo di 100 milioni di euro. Per Roberto Scibilia la priorità assoluta è finire presto e bene, poi decidere come gestire il MoSE. La tavola rotonda è stata chiusa da Salvatore Margiotta: “Sono qui per assumermi la responsabilità per le cose da fare. Io però sono pronto a scommettere che il MoSE funzionerà. Ho fiducia nell’ingegneria italiana e nelle nostre imprese”.

I lavori nella prima parte sono stati aperti dai saluti istituzionali del Presidente dell’Ateneo Veneto Giampaolo Scarante, cui ha fatto seguito Mariano Carraro. Quindi è stata la volta di Maurizio Pozzato (Presidente Collegio Ingegneri Venezia), Pasqualino Boschetto (Presidente FOIV Veneto) e, per conto del Sindaco di Venezia, dell’assessore all’Urbanistica Masssimiliano De Martin, il quale ha sottolineato che ormai è arrivato il momento che Venezia possa usufruire del MoSE.

I lavori sono entrati nel vivo con la brillante relazione di Gianluca Pasqualon (Consigliere Ordine Ingegneri Venezia) che ha illustrato i fenomeni che generano le acque alte a Venezia ed ha spiegato perché il MoSE è l’unica soluzione per fermare il mare. Ha analizzato, tra l’altro, le spesso citate esperienze olandesi mettendo in evidenza come queste non avrebbero mai superato un’analisi di impatto ambientale in un’area unica al mondo come Venezia e la sua laguna. Alvise Papa (Responsabile Centro Previsione Maree del Comune di Venezia) ha ripercorso le tappe dell’evento eccezionale del 12 novembre scorso.

Fabrizio Curcio, si è chiesto se il MoSE e, più in generale, determinate opere per la messa in sicurezza sono soltanto una questione di risorse. In realtà, ha detto Curcio, occorre avere il coraggio di fare di più per proteggere il nostro patrimonio.

Luigi D’Alpaos, docente universitario di idraulica, ha illustrato gli effetti sulla laguna delle opere di regolazione delle maree, mentre Enrico Foti (Consulente tecnico del Commissario MoSE) ha analizzato potenzialità e limiti dell’opera. A seguire Alberto Scotti, progettista del MoSE, ha fatto il punto della situazione, soffermandosi sugli obiettivi, i limiti, le criticità e l’avvio possibile.

Guarda la registrazione integrale del convegno

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