Modello mascherine Covid-19: il lavoratore può scegliere quale usare?

Modello mascherine Covid-19: il lavoratore può scegliere quale usare?

Le mascherine Covid-19 sono dispositivi di protezione individuale e come tali sono soggetti alla disciplina del TU Sicurezza 81/2008 e del regolamento UE 2016/425. Cosa si intende per DPI lo abbiamo specificato in questo articolo entrando nel dettaglio su quali sono le tipologie anti Covid-19 e i relativi usi.

I dispositivi di protezione delle vie respiratorie da utilizzare per prevenire il contagio da Covid-19 sono diventate indispensabili con lo scoppio della pandemia, sia sui luoghi di lavoro sia nello svolgimento delle attività quotidiane e con il  DPCM 3 dicembre 2020 è stato confermato l’obbligo di indossare le mascherine all’aperto e nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private (non solo nei luoghi chiusi accessibili al pubblico).  Si fa eccezione a tali obblighi, sia in luogo chiuso che all’aperto, nei casi in cui, per le caratteristiche del luogo o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi. 

Sono esclusi dall’obbligo di mascherina i bambini al di sotto dei sei anni e le persone con patologie o disabilità non compatibili con l’uso continuativo della mascherina e chi li assiste/interagisce con loro. Mentre l’uso della mascherina non è obbligatorio durante lo svolgimento dell’attività sportiva.

Sono diverse le tipologie presenti in commercio, a partire da quelle di comunità (non soggette a particolari certificazioni) fino ad arrivare alle FFP3 utilizzate in abito medico professionale.

Va sempre evidenziato che l’uso della mascherina aiuta a limitare la diffusione del virus, ma deve essere adottata in aggiunta ad altre misure di igiene respiratoria e delle mani. A proposito di usi, può il lavoratore scegliere quale mascherina utilizzare sul luogo di lavoro o è tenuto ad osservare le disposizioni aziendali?

Vediamo nel dettaglio cosa accade in questi casi.

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Modello mascherine Covid-19: quale mascherina indossare sul luogo di lavoro?

La questione è stata messa sotto esame dal quotidiano “Il Sole 24 Ore” che attraverso un articolo risponde al quesito posto da un dipendente, di una società di oltre 2 mila unità impiegate, circa la possibilità di scelta del DPI da utilizzare in alternativa a quello messo a disposizione dal proprio datore di lavoro. L’indicazione ricevuta dal dipendente (che pone il quesito) da parte dell’azienda è quella di utilizzare una mascherina certificata e lavabile (per un massimo di 20 volte).

La risposta trova riscontro nel D.Lgs. 81/2008, precisamente all’articolo 77 che obbliga il datore di lavoro a procedere alla scelta dei dispositivi di protezione individuale, tra cui anche quelli per la protezione delle vie respiratorie, previa analisi e valutazione dei rischi.

La valutazione dei rischi rappresenta il nocciolo della questione perché le caratteristiche dei dispositivi devono essere individuate in rapporto ai rischi emersi nella valutazione. Difatti è in capo al datore di lavoro individuare i pericoli, valutare i rischi ed adottare le conseguenti misure organizzative e procedurali tenendo anche conto dei Protocolli anti-contagio per poi indicare i dispositivi idonei da utilizzare.

Per tali motivi non può essere lasciata ai lavoratori la libera scelta di utilizzare un Dpi diverso da quello fornito a livello aziendale. Tuttavia i lavoratori, oltre al corretto utilizzo, sono tenuti a segnalare al datore di lavoro o al dirigente o al preposto qualsiasi difetto o inconveniente da essi rilevato nei Dpi messi a loro disposizione nei quali rientrano anche mascherine non qualificabili come dispositivi di protezione individuale in base alla vigente normativa.

Quindi ricapitolando, il lavoratore non può decidere in autonomia di utilizzare un DPI differente rispetto a quello messo a disposizione dall’azienda.

Mascherine di tipo medico e non medico: il rapporto ECDC

Sull’idoneità delle mascherine per contenere il contagio da Covid-19 l’ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) ha emesso un rapporto che dettaglia le indicazioni sull’uso delle mascherine chirurgiche (tipo medico) e di tipo non medico.

Una mascherina ad uso medico (nota anche come mascherina chirurgica) è un dispositivo medico che copre la bocca, il naso e il mento garantendo una barriera che limita la transizione di un agente infettivo tra il personale ospedaliero e il paziente. Viene utilizzata dagli operatori sanitari per evitare che grandi goccioline respiratorie e schizzi raggiungano la bocca e il naso di chi la indossa e aiuta a ridurre e/o controllare alla fonte la diffusione di grandi goccioline respiratorie da parte della persona che indossa la mascherina. Le mascherine chirurgiche sono conformi ai requisiti definiti nella norma europea EN 14683:2014.

Le mascherine non mediche (o mascherine «da usare in pubblico») comprendono varie forme di mascherine autoprodotte o commerciali o coperture facciali in panno, altri tessuti o altri materiali come la carta. Non sono standardizzate e non sono destinate all’uso in ambienti sanitari o da parte di operatori sanitari.

Un respiratore o filtrante facciale (FFP) è progettato per proteggere chi lo indossa dall’esposizione a contaminanti presenti nell’aria (ad esempio, dall’inalazione di agenti infettivi associati all’inalazione di goccioline di particelle piccole e grandi) ed è classificato come dispositivo di protezione individuale (DPI). I respiratori sono utilizzati principalmente dagli operatori sanitari per proteggersi, soprattutto durante le procedure che generano aerosol. I respiratori con valvola non sono adatti all’uso come mezzo di controllo alla fonte in quanto non impediscono il rilascio nell’ambiente delle particelle respiratorie espirate

Dallo studio ECDC, nello specifico è emerso:

  • le mascherine facciali di tipo medico (chirurgiche o altro dispositivo medico) sono prevalentemente riservate agli operatori sanitari e deve avere la priorità sull’uso delle mascherine nella comunità;
  • le mascherine facciali in pubblico vengono utilizzate per ridurre la diffusione dell’infezione minimizzando la diffusione di goccioline respiratorie da individui infetti che non hanno ancora sviluppato sintomi o che rimangono asintomatici ed è raccomandato soprattutto in spazi affollati e chiusi, come negozi, centri commerciali o quando si utilizzano i mezzi pubblici, ecc;
  • l’uso di mascherine facciali non mediche realizzate con vari tessuti, è consentito tuttavia devono essere indossate in modo appropriato e corretto ed esistono evidenze scientifiche indirette e limitate;
  • l’uso di mascherine facciali nella comunità deve essere considerato solo come una misura complementare e non in sostituzione delle misure preventive consolidate, come, ad esempio, il distanziamento fisico, l’igiene respiratoria (tra cui tossire o starnutire in un fazzoletto monouso o nella piega del gomito per evitare di trasmettere agli altri le goccioline con le secrezioni respiratorie), l’igiene meticolosa delle mani e l’evitare di toccarsi con le mani il viso, il naso, gli occhi e la bocca;
  • le raccomandazioni sull’uso delle mascherine facciali nella comunità dovrebbero tenere attentamente conto delle lacune delle prove di efficacia, della situazione dell’offerta e dei potenziali effetti collaterali negativi

I contenuti a cura della redazione di www.ingegneri.cc sono elaborati e visionati da Simona Conte, Giulia Gnola, Daniel Scardina, Gloria Alberti. Gli approfondimenti tecnici si rivolgono ad un pubblico di professionisti che intende restare aggiornato sulle novità di settore.