MIT e ANSFISA: necessari provvedimenti per definire livelli di rischio infrastrutture

MIT e ANSFISA: necessari provvedimenti per definire livelli di rischio infrastrutture

È datata 20 luglio 2020 la nota che porta la firma del Capo del Dipartimento per le Infrastrutture, i sistemi informativi e statistici del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, Ing. Pietro Baratono e del Direttore dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie e delle Infrastrutture Stradali e Autostradali, Ing. Fabio Croccolo.

Il tema della nota diffusa dal MIT (Dip. Infrastrutture) e ANSFISA è il rischio infrastrutture, nello specifico viene messa in evidenza la necessità, al fine di garantire su base razionale uniformi livelli di sicurezza alle infrastrutture del Paese, essenziale per la sostenibilità del settore e lo sviluppo economico del Paese, l’adozione di uno o più provvedimenti legislativi che consentano l’emanazione, da parte del Governo, dei principi e delle metodologie necessarie per la determinazione dei livelli di rischio accettabile per le costruzioni, le infrastrutture ed i sistemi di trasporto, e per l’adozione ed uniformazione dei corrispondenti sistemi di gestione del rischio.

Vediamo nel dettaglio cosa MIT e ANSFISA sottolineano nel comunicato.

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MIT e ANSFISA: sicurezza, vetustà e rischio infrastrutture

L’oggetto della nota è: “Necessità di provvedimenti legislativi per la determinazione dei livelli di rischio accettabili per le costruzioni, le infrastrutture ed i sistemi di trasporto, e dei relativi sistemi di gestione dei rischi”.

Con la stessa MIT e ANSFISA lanciano un monito al Governo facendo presente il concetto di sicurezza e gestione del rischio nell’ottica di infrastrutture, trasporti e costruzioni e alla luce recenti ripetuti accadimenti.

Nella nota si legge che la sicurezza pur non potendo essere raggiunta in maniera certa ed assoluta rappresenta il risultato di un processo più generale di gestione del rischio, realisticamente e socialmente sostenibile che, sulla base delle conoscenze e risorse disponibili, consenta la programmazione e l’adozione delle misure atte a ricondurre, il rischio stesso, entro una soglia ritenuta socialmente accettabile dal legislatore.

Il più moderno concetto di rischio, inevitabilmente valutato in termini probabilistici, rappresenta quindi un elemento di guida del processo di gestione (“risk management”). Gli indicatori del rischio devono infatti porsi l’obiettivo di sintetizzare e descrivere in modo più oggettivo ed efficace possibile l’insieme delle condizioni al contorno per guidare il processo verso una diffusa ed uniforme riduzione dei rischi stessi.

MIT e ANSIFA indicano la difficile realtà che interessa ponti, viadotti, gallerie, sistemi di trasporto italiani, soggetti ai fenomeni di invecchiamento e vetustà dal critico stato di conservazione degli stessi, senza tralasciare la molteplicità ed eterogeneità dei soggetti responsabili della sicurezza delle singole opere (gestori), nonché l’estrema esiguità – in rapporto alle esigenze – delle risorse disponibili, rende non più procrastinabile affrontare il problema in termini generali di gestione del rischio, al fine della valutazione dei rischi di rete e dei singoli componenti, della programmazione dei conseguenti interventi, della necessaria classificazione ed individuazione delle priorità di intervento (di valutazione e/o monitoraggio più accurato, di ripristino/manutenzione straordinaria, di eventuale limitazione di traffico/funzionalità, etc.), adottate sulla base di valutazioni razionali, oggettive, il più possibile ripetibili ed uniformi, che tengano doverosamente conto delle esigenze derivanti dalla tutela della pubblica incolumità ed, al contempo, dalla necessaria funzionalità delle opere nel raggiungimento dei propri obiettivi essenziali (esigenze di mobilità di persone e beni, sviluppo economico e coesione territoriale, etc.).

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MIT e ANSFISA: l’importanza della classificazione del rischio infrastrutture

Le Norme Tecniche per le Costruzioni (D.M. 14.01.2018), le Linee guida per la classificazione del rischio sismico delle costruzioni (D.M. 28.02.2017 e s.m.i.), le Linee guida per la classificazione e gestione del rischio, la valutazione della sicurezza ed il monitoraggio dei ponti esistenti (Consiglio Superiore dei LL.PP, Parere 88/2019 del 14.04.2020), rappresentano fondamentali strumenti per gli operatori economici e le Amministrazioni responsabili, al fine di definire chiari, univoci ed uniformi elementi di valutazione e gestione del rischio, tali da permettere una effettiva gestione e programmazione degli interventi, in un regime chiaro anche in termini di impiego delle risorse e di responsabilità, civili e penali, dei singoli operatori.

In assenza di questi l’Autorità giudiziaria può esercitare ampi spazi di intervento, fisiologicamente non omogenei e focalizzati su singole opere o ambiti di competenza, e si accrescono, conseguentemente, le incertezze dei singoli operatori economici e funzionari pubblici contribuendo ad un insostenibile immobilismo, compresa la cosiddetta “burocrazia difensiva”.

Nella nota viene evidenziato come la classificazione del rischio rappresenti un meccanismo che, partendo dall’identificazione dei fattori di rischio, delle sue componenti ed attributi statistici, porta alla sua quantificazione e classificazione. In questo modo è possibile ottenere un approccio decisionale efficiente, basato eventualmente su algoritmi logici e/o un monitoraggio dinamico delle grandezze che influenzano il rischio, anche nel caso della necessità di una sua valutazione in tempo reale.

L’obiettivo ultimo è, quindi, che tutti i gestori di infrastrutture e gli operatori dei sistemi di trasporto sviluppino, applichino e mantengano un Sistema di Gestione per la Sicurezza, mediante adozione di procedure e metodi (basati su riferimenti univoci e riconosciti) per:

  • l’individuazione della tipologia di rischio,
  • la conseguente valutazione e classificazione del rischio e
  • l’attuazione delle misure di controllo del rischio stesso,
  • la programmazione degli eventuali interventi

dando così generale attuazione a quanto previsto dall’articolo 12, comma 4, del D.L. 109/2018 (c.d. “Decreto Genova”).

Leggi la nota MIT ANSFISA

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