Mini eolico, le ottime prospettive per l’Italia: Intervista ad Alessandro Giubilo, presidente ASSIEME

I 60 MW annuali riservati al mini eolico fino al 2015 anche se in comune con le macchine fino a 5 MW sono un contingente sicuramente interessante, soprattutto perché prioritario e fuori dal registro proprio per le macchine entro i 60 kW. A dirlo è Alessandro Giubilo, presidente di ASSIEME, l’associazione italiana energia mini eolica, nel presentare il report annuale sulla situazione nel nostro Paese di questa interessante applicazione delle rinnovabili del settore “wind”.

 

Proprio in occasione della diffusione dei dati sul mini eolico (scarica il Report Mini Eolico Italia 6/2012), abbiamo incontrato Giubilo e fatto alcune domande specifiche.

 

Ingegneri. Mini eolico. Di cosa si tratta nello specifico? Quando possiamo parlare di mini eolico e non di eolico propriamente detto?
Alessandro Giubilo. La classificazione tra mini eolico ed eolico è molto generica, non esiste una normativa internazionale che definisce esattamente questa soglia, anche se la IEC-61400-2 Ed. 2 definisce come aerogeneratore di piccola potenza quello che abbia un’area spazzata dal rotore non superiore a 200 m2, corrispondente a macchine di circa 50 kW di potenza nominale.

 

Tale indicazione non viene peraltro universalmente riconosciuta, in quanto il limite superiore della potenza nominale massima della classe miniaerogeneratore varia da stato a stato ed è in genere fissata più dagli incentivi o dalle facilitazioni burocratiche che non da un livello di potenza specifico.

 

In Italia in genere definiamo micro le macchine comprese fra 0 e 5 kW e mini quelle comprese fra 6 e 200 kW con un limite superiore ulteriormente restrittivo legato a procedure ed incentivazioni di 60 kW.

 

Ingegneri. Chi è l’utilizzatore principale del mini eolico e dove è maggiormente sviluppato (in Italia e all’Estero)?
AG. Il cliente tipo del mini eolico è rappresentato dal privato nella fascia compresa fra 1 e 20 kW, dall’imprenditore agricolo e dalle aziende in genere nella fascia da 20 a 200 kW.
In realtà è una clientela molto eterogenea composta principalmente da persone sensibili all’ambiente e da imprenditori che puntano su questa fonte rinnovabile anche per integrare il proprio reddito.

 

A livello Italiano la diffusione è soprattutto nelle regioni del sud Italia ed in particolare Puglia, Campania e Basilicata come si vede anche dal nostro report.

 

In Europa i Paesi più forti sono sicuramente l’Inghilterra seguiti da Francia, Spagna, Irlanda ecc.
Gli Stati Uniti hanno invece sicuramente il primato di installazioni su scala globale.

 

Ingegneri. Esistono incentivi o facilitazioni specifiche per chi volesse installare un impianto mini eolico?
AG. La nuova tariffa onnicomprensiva partita a gennaio 2013 che non ha modificato nella sostanza quella scaduta a fine 2012 (0,30€/kWh x 15 anni) premia certamente i prodotti di maggior qualità perché ne allunga la vita a 20 anni e permette ritorni economici comunque interessanti.

 

Nella fascia da 1 a 20 kW i 0,291 €/kWh sono un incentivo buono ma, che come vedremo più avanti, non è in grado di coprire i costi di gestione delle piccole macchine indicativamente 1-3kW rendendo di fatto non interessante l’investimento, che al contrario si rivela già remunerativo soprattutto nelle macchine di taglia superiore a 10kW con ritorni economici sui 20 anni di circa 10-12% annuo. Stessa situazione nelle macchine più grandi da 21 a 60 kW anche se con l’incentivo leggermente più basso di 0,268€/kWh sempre per 20 anni. Qui l’investimento ha ritorni similari ma sconta gli alti costi di acquisto del sistema completo e la difficoltà nell’ottenere aiuti dal mondo bancario.

 

Non consideriamo volutamente le macchine oltre i 60 kW e fino a 200 kW che hanno la stessa tariffa incentivante in quanto la presenza del registro impianti che non assicura l’automatico ottenimento dell’incentivo ne limita di fatto la diffusione.

 

I microimpianti (1-3 kW) a causa degli alti costi di gestione annuale del contatore dedicato, vengono in genere semplicemente montati in scambio sul posto senza incentivazione ma possono comunque usufruire della detrazione Irpef del 50% su 10 anni fino a fine Giugno 2013. A livello burocratico nonostante leggi nazionali univoche ogni Regione ha emanato le proprie direttive che possono facilitare o meno l’installazione di queste macchine per cui è praticamente impossibile descrivere tutte le situazioni che si possono trovare alcune anche paradossali.

 

I 60 MW annuali riservati al mini eolico fino al 2015 anche se in comune con le macchine fino a 5 MW sono un contingente sicuramente interessante soprattutto perché prioritario e fuori dal registro proprio per le macchine entro i 60 kW. Pensiamo che certamente quasi metà di questa potenza potrebbe essere impiegata nel settore mini eolico con una decisa crescita dai circa 21 MW attualmente installati. La grande criticità che invece abbiamo è sicuramente quella del credito che in questa fase quasi primordiale del settore non viene concesso e nei rari casi in cui le banche finanziano il progetto chiedono interessi estremamente elevati del 9-10% che vanificano in parte la quasi totalità degli investimenti. Altre criticità sono le  problematiche burocratiche già accennate ed anche quelle relative alla connessione non sempre accettata in zone rurali.

 

Ingegneri. Quale sono le prospettive future in Italia per questo tipo di impianti?
AG. L’Italia ha ottime prospettive, coadiuvate anche da una filiera costruttiva formata da piccole e grandi aziende specializzate nella meccanica e che oggi si riconvertono anche al mini eolico. Come installato siamo indietro a nazioni storicamente più forti ma credo che in pochi anni dovremmo rimetterci in paro.

 

Abbiamo sia il know how, sia l’incentivazione, sia il vento necessario per sostenere questo comparto industriale che sta creando moltissimi nuovi posti di lavoro soprattutto per i giovani con altissima specializzazione.

 

Intervista a cura di Mauro Ferrarini


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