Microzonazione sismica: i risultati dei primi studi

Rivedere la classificazione sismica per una progettazione sicura. Si può sintetizzare così la posizione dei Geologi sul tema della prevenzione del rischio sismico.

 

“La grande vulnerabilità sismica italiana deriva solo in parte da carenze costruttive (edificato vecchio e sismicamente debole, a volte frutto di abusivismo e/o pressappochismo costruttivo)”. A dirlo, alla vigilia della convention dei Geologi dedicata ai terremoti e alla loro prevenzione, che si terrà i prossimi 11 e 12 settembre a San Benedetto del Tronto, è il consigliere nazionale Giovanni Calcagnì.

 

Secondo Calcagnì, infatti, la fragilità sismica del nostro Paese “deriva anche da progettazioni basate su norme sismiche che, nel tempo, hanno sempre fatto riferimento a classificazioni sismiche di arcaica concezione, in quanto sempre fondate su macrozonazioni a volte già vecchie e inadeguate al momento della loro emanazione per un determinato territorio”.

 

In sostanza, osserva Calcagnì, tali rilevazioni “non hanno mai ben considerato l’approccio locale, delle condizioni geologico-sismiche del singolo territorio e del singolo sito su cui si progettava l’opera”.


Microzonazione sismica: i risultati dei primi studi

I primi dati degli studi di microzonazione sismica effettuati su 791 Kmq di località abitate , confermano che in Italia , quasi la totalità dei territori analizzati presenta potenziali amplificazioni forti ed una buona percentuale ,ben il 12 %, presenta anche fenomeni di instabilità come frane e liquefazioni in caso di sismi intensi.

 

“Dal 2011 ad oggi, sono stati programmati studi di Microzonazioni Sismiche, soprattutto di primo livello, per 1.660 comuni, di cui circa 500 già eseguiti e validati. I primi dati che ci giungono da questi studi di microzonazione sismica , confermano che la quasi totalità dei territori italiani , per loro costituzione geologica e morfologica , è realmente predisposta a dare , in occasione dei sismi intensi , amplificazioni sismiche locali e diffusi fenomeni di instabilità locale , quali frane e liquefazioni”, continua Calcagnì.

 

“È chiaro che questo è solo un inizio, considerando i circa 4.900 comuni italiani classificati a più alta sismicità (Zone sismiche 1-2-3) – ha proseguito – e tenendo presente che sarebbe necessario giungere alla microzonazione di 2 e 3 livello di tutti i suddetti comuni classificati sismici”.

 

Praticamente, ragiona Calcagnì, “dei circa 51 milioni di italiani che vivono in tali zone sismiche – di cui 26 milioni in zone ad altissimo rischio (Zone 1 e 2) e altri 25 milioni in zone a medio rischio (Zona 3) – attualmente solo il 5% circa vive in zone già microzonate. Ben 761 Kmq di località abitate sono stati sottoposti a studi di Microzonazione Sismica e solo il 5% circa potenzialmente non presenta fenomeni di amplificazione locale, mentre l’83% presenta potenziali amplificazioni più o meno forti ed il restante 12% amplificazioni e contemporaneamente fenomeni di instabilità cosismiche, quali, appunto, frane e/o liquefazioni e cedimenti”.


Un’ignoranza che porta lutti e danni

Tutto questo non è solo teoria. Come è emerso dalle dichiarazioni di Calcagnì, infatti, nell’arco di poco più di 40 anni, in Italia abbiamo contato 5.000 morti e mezzo milione di sfollati a causa di terremoti. Al dramma umano e sociale, si aggiungono anche i danni materiali ed economici con una spesa di 150 miliardi di euro per la gestione della post emergenza.

 

Per dare un’idea, in prevenzione sismica l’Italia ha speso poco più di un miliardo di euro, di cui 750 milioni sono stati stanziati nel periodo 2003-2010.


Ma allora che fare?

“Bisogna iniziare a pensare a nuove forme, più moderne, analitiche e locali, di classificazione sismica dei territori italiani”, conclude Calcagnì.

 

“È arrivato il momento di portare avanti una nuova e moderna prevenzione con lo sviluppo ed il successivo recepimento – nella pianificazione urbanistica, nei piani comunali di protezione civile ,nei piani di ricostruzione per le zone colpite dai sismi, nelle norme sismiche – di microzonazioni sismiche sempre più di dettaglio e quindi di livello elevato, e di analisi di risposta sismica locale per i singoli interventi. Per questo occorrono grande consapevolezza, perseveranza, risorse economiche adeguate e molta più geologia sismica locale”.


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