Mercato del calcestruzzo: preoccupa il mancato rispetto delle regole. Parla il presidente Atecap, Silvio Sarno

Non è solo la crisi a mordere il settore del calcestruzzo, ma anche un aspetto forse meno noto ma altrettanto preoccupante: il mancato rispetto delle regole e la scarsa tutela per gli operatori che svolgono il proprio lavoro con correttezza.

 

Lo dice, preoccupato, Silvio Sarno, presidente di Atecap, intervistato in esclusiva per commentare una serie di rilevazioni realizzate dal Politecnico di Milano e basate sui dati di produzione resi noti dall’ISTAT.

 

Domanda. Gli ultimi dati disponibili sulla produzione di calcestruzzo sono ancora una volta caratterizzati dal segno meno. Neppure l’Expo riesce a frenare il calo di produzione.

Silvio Sarno. Sette anni di crisi hanno minato profondamente il nostro settore che, come noto, è per le sue peculiarità tra quelli maggiormente interessati dagli effetti negativi della recessione. L’impossibilità di stoccaggio del calcestruzzo unitamente all’assenza di domanda, ad esempio, ne determina l’immediata oltre che inevitabile interruzione della produzione. Le previsioni di mercato poi non ci inducono certo ad immaginare che il fortissimo eccesso di capacità produttiva che siamo costretti a registrare sia destinato a ridursi sensibilmente.

 

Domanda. Una situazione preoccupante …

Silvio Sarno. Aspetti economici a parte, ciò che preoccupa la nostra categoria è, di certo, l’acuirsi delle problematicità inerenti al mancato rispetto delle regole, fenomeno fortemente legato proprio al rapporto sovradimensionato del doppio tra operatori e richiesta interna. Per l’Associazione è più che mai urgente affrontare il nodo della “selezione del mercato” al fine di tutelare e salvaguardare gli operatori che rispettano i principi di qualità e correttezza e che allo stato sono svantaggiati nei confronti di chi individua la propria forza concorrenziale nel non rispetto delle regole.

 

Domanda. Ma allora, cosa può fare e sta facendo l’Atecap per sostenere il comparto?

Silvi Sarno. Abbiano messo in essere numerose iniziative per promuovere in tutte le sedi e a ogni livello controlli efficaci. Riuscire a garantire il rispetto rigoroso delle norme in vigore sarebbe, infatti, già un considerevole traguardo utile a preservare sul mercato le imprese realmente virtuose e meritevoli, indipendentemente dalla loro dimensione aziendale.

L’azione associativa in tal senso si concretizza principalmente nella ricerca di sempre nuove sinergie con le istituzioni.

 

Domanda. Qualche caso concreto?

Silvio Sarno. Uno degli esempi più noti è l’Osservatorio sul calcestruzzo e sul calcestruzzo armato che, nato nel 2011 presso il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, ha il merito di aver riunito intorno a un tavolo tutte le istituzioni coinvolte nei processi di controllo delle costruzioni in calcestruzzo e calcestruzzo armato. Consapevole delle potenzialità di una simile iniziativa l’Associazione si è sin da subito schierata al fianco del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

 

Recentemente poi, l’Atecap si è fatta promotrice, coinvolgendo le rappresentanze maggiormente qualificate del settore, di una richiesta indirizzata al Ministro Lupi volta alla istituzionalizzazione dell’Osservatorio. Questo, unitamente al riconoscimento formale della validità dell’iniziativa, conferirebbe all’organismo un ruolo sostanziale oltre che strategico per i controlli nel settore.

 

È pure ovvio che il comparto imprenditoriale non possa rimanere un semplice spettatore in attesa che le istituzioni risolvano i problemi. L’attività dell’Associazione è quindi rivolta anche alla valorizzazione del settore così come della sua capacità di contribuire positivamente in tutti quei processi che introducono innovazione e nuova sostenibilità alle costruzioni. Da qui, il via a una serie di iniziative rivolte al grande pubblico per la promozione delle enormi potenzialità, spesso sottovalutate, del calcestruzzo, che vanno ben oltre le riconosciute caratteristiche di solidità e durabilità.

 

Domanda. A proposito di iniziative che dovrebbero aiutare la filiera delle costruzioni, lo Sblocca Italia è in fase di conversione in legge e punta a dare un impulso al settore. Voi non siete stati molto soddisfatti del decreto. Perché?

Silvio Sarno. Le attese dell’industria sulla capacità del decreto Sblocca Italia di risollevare le sorti del mercato erano alte. Tuttavia, all’indomani della sua emanazione, il sentimento diffuso, al quale si associa anche il settore del calcestruzzo preconfezionato, è stato di non piena condivisione.

 

Domanda. Allora ci dica cosa le piace e cosa non dello Sblocca Italia.

Silvio Sarno. L’Atecap ritiene apprezzabile che il Governo, con questo provvedimento, abbia finalmente dato attenzione ad un comparto, come quello delle costruzioni, centrale per l’economia italiana ma, pur essendo lodevole il tentativo di sbloccare investimenti pubblici, le soluzioni individuate sono inadeguate alla gravità della situazione. Appare, infatti, evidente che i 3,9 miliardi di euro previsti dal decreto non saranno sufficienti a far ripartire il settore e a far uscire le nostre imprese dalla spirale economica negativa in cui si ritrovano.

 

Il mercato del calcestruzzo è fermo poi perché lo è la filiera dell’edilizia.

 

Per stimolare la ripresa edilizia, oltre allo stanziamento di fondi per grandi opere che partiranno non prima del 2018, sarebbe stato necessario puntare su interventi urgenti e immediatamente tangibili in termini di crescita occupazionale e sviluppo economico locale quali opere per la riqualificazione urbana, la manutenzione delle scuole e per la prevenzione del dissesto del territorio.

 

L’Atecap ritiene, ad esempio, che vada colta con decisione l’occasione offerta dallo Sblocca Italia per avviare immediatamente un piano di interventi contro il dissesto idrogeologico. La recente alluvione di Genova è un nuovo drammatico richiamo sulle urgenze di questo Paese. L’Associazione fa ciò che è in suo potere per promuovere il confronto con interlocutori pubblici e privati nell’intento di approfondire il ruolo che le opere in calcestruzzo giocano nella difesa del territorio.

 

Consideriamo fondamentale il dialogo con le istituzioni quale strumento fondamentale per portare all’attenzione dei decisori politici le criticità del nostro settore e ottenere così provvedimenti normativi maggiormente efficaci.

 

Domanda. Dopo la presentazione del decreto Sblocca Italia quest’estate, sui mezzi d’informazione di settore è comparso un acceso dibattito sulla mancata introduzione di un riferimento all’uso del BIM nei progetti pubblici. Voi partecipate al progetto INNOVAnce, il più grande progetto di ricerca sul BIM in Italia. Cosa pensate del BIM negli appalti pubblici in Italia? Vi soddisfa il richiamo presente nella nuova Direttiva Appalti o servirebbero altre misure?

Silvio Sarno. Il settore delle costruzioni continua a essere caratterizzato da un radicale processo di transizione industriale e imprenditoriale. La principale causa si rintraccia indubbiamente nella crisi economica ma è bene tener conto di molti altri fattori non sempre negativi. L’innovazione tecnologica dei prodotti edilizi trascina, ad esempio, il mercato verso una necessaria riconfigurazione che, ad oggi, non può che passare per l’informatizzazione dei processi.

 

L’Atecap è da sempre convinta poi che tra i presupposti funzionali allo sviluppo del settore e alla risoluzione dei problemi che lo affliggono vi siano il confronto costruttivo fra tutti gli attori della filiera e l’efficace scambio di informazioni. È, infatti, con questo obiettivo che l’Associazione ha promosso molte iniziative interassociative e, con lo stesso spirito, ha contribuito al progetto INNOVAnce che coniuga perfettamente i due concetti di innovazione e integrazione della filiera.

 

Il BIM, scelto dai partner INNOVAnce come strumento principe per la realizzazione del progetto, nasce proprio con il fine ultimo di ottimizzare la gestione del processo di filiera nella sua complessità, partendo dalla scelta dei materiali, passando per la progettazione e giungendo alla costruzione, il tutto con una nuova modalità di interoperabilità. I vantaggi attesi sono molteplici, sia in termini di tempi di realizzazione dei processi sia in termini di economicità e sostenibilità dei singoli progetti.

 

Senza dubbio, è questa una direzione verso cui il mondo delle costruzioni si sta orientando spontaneamente ma che, al contempo, richiede tempi fisiologici affinché il cambiamento si affermi in via definitiva.

 

Domanda. Quindi niente BIM imposto per legge?

Silvio Sarno. Rifuggiamo, quindi, da accelerazioni imposte per il tramite di atti normativi, così come immaginato all’interno dello Sblocca Italia. Innescare nuove “corse all’adeguamento”, come nel passato, non farà altro che svuotare di validità strumenti intrinsecamente qualificanti.

Non possiamo smettere di credere nelle competenze e rifugiarci nelle imposizioni dall’alto. Se è vero, infatti, che per ottenere del calcestruzzo di qualità debbano essere imposti (e controllati) obiettivi e prestazioni, è altrettanto vero che un operatore attento sa ben scegliere gli strumenti giusti per il raggiungimento dei risultati.

 

Intervista a cura di Fulvio Re Cecconi e Mauro Ferrarini


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