Mascherine Covid-19 e qualità aria: cosa inaliamo?

Mascherine Covid-19 e qualità aria: cosa inaliamo?

Con la pandemia di Covid-19 le mascherine sono diventate un dispositivo di cui è impossibile fare a meno soprattutto dall’entrata in vigore del D.P.C.M. del 7 ottobre 2020 che ha fatto scattare l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto, in presenza di non conviventi ad eccezione nei casi in cui sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento da altre persone.

Un obbligo entrato in vigore anche in tutti i luoghi chiusi, tranne a casa.

Restano esclusi dall’obbligo: chi sta svolgendo attività sportiva, i bambini di età inferiore ai sei anni e chi soffre di patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina, nonché coloro che per interagire con i predetti versino nella stessa incompatibilità.

Invece, sul luogo di lavoro quando indossare la mascherina? Abbiamo risposto ai dubbi in questo articolo ricordando che restano operative le previsioni dei protocolli anti-contagio per specifiche attività economiche, produttive e sociali e le linee guida.

L’uso continuo di mascherine ha innescato dubbi circa eventuali effetti collaterali dovuti alla qualità dell’aria inalata. Per rispondere possiamo avvalerci dello studio condotto dagli esperti dell’Agenzia per l’ambiente e la tutela del clima della Provincia autonoma di Bolzano che ha permesso di quantificare la percentuale di anidride carbonica re-inalata rispetto a quella espirata.

Obiettivo dello studio è quello di accrescere la consapevolezza della popolazione con informazioni il più possibile supportate da dati rilevati attraverso un approccio scientifico.

Vediamo cosa è emerso dallo studio realizzato nel periodo giugno – agosto 2020 attraverso l’esecuzione di 350 prove con e senza dispositivi di copertura indossati.

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Mascherine Covid-19 e qualità aria. Lo studio e gli esiti

“Mascherine e qualità dell’aria” è il nome dello studio, i cui esiti sono stati presentati il 23 ottobre dall’assessore provinciale all’ambiente e all’energia, Giuliano Vettorato, e dai vertici tecnici dell’Agenzia provinciale per l’ambiente e la tutela del clima, responsabili per il monitoraggio della qualità dell’aria.

Con lo studio, su mascherine Covid-19 e qualità aria, è stato dimostrato che la concentrazione di anidride carbonica inalata indossando una mascherina è sui livelli di quella rilevata in molti ambienti di vita quotidiani chiusi, e risulta essere molto inferiore rispetto a quella espirata. Difatti quando si indossa una mascherina una parte dell’aria espirata viene trattenuta all’interno del dispositivo indossato e quindi re-inalata.

Le prove sono avvenute in posizione da seduti o in piedi in leggero movimento (non in movimento come quando si fa sport). “Per eseguire le prove – ha sottolineato il tecnico referente per le prove, Gianmaria Fuliciè stato elaborato e adottato uno specifico protocollo di misura che ha permesso di analizzare solo l’aria inspirata, separandola nettamente da quella espirata. Ad ogni atto respiratorio e durante tutta la fase di inspirazione è stata prelevata una piccola quantità di aria utilizzando una sonda posta fra naso e bocca; l’aria prelevata è stata raccolta in un contenitore di Tedlar e quindi analizzata per determinare la concentrazione di anidride carbonica”.

Sotto esame, sono state prese diverse tipologie di dispositivi di copertura naso-bocca, ovvero:

  • mascherina artigianale,
  • mascherina chirurgica,
  • FFP2 o KN95,
  • visiera,
  • fasce di stoffa.

Luca Verdi, direttore del Laboratorio Analisi e radioprotezione, ha dichiarato: “L’aria che espiriamo contiene un’elevata concentrazione di anidride carbonica, circa 40.000 ppm, ovvero il 4%. Dallo studio è emerso che indossando un dispositivo di copertura naso-bocca si ha comunque un notevole ricambio d’aria che porta ad una consistente riduzione della concentrazione di anidride carbonica. Più precisamente la percentuale di anidride carbonica espirata che viene re-inalata varia da un minimo del 3% con la visiera, a un massimo del 14% con la mascherina artigianale”.

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Cosa fare per ridurre l’anidride carbonica?

La risposta è nell’arieggiamento locali. L’Agenzia provinciale per l’ambiente e la tutela del clima ribadisce che i locali in cui soggiornano più persone devono essere ventilati frequentemente, difatti “in ambienti chiusi, poco ventilati, dove soggiornano abitualmente più persone, come ad esempio nelle aule scolastiche la concentrazione di anidride carbonica aumenta in generale molto velocemente. Dovendo aggiungere all’anidride carbonica re-inalata indossando la mascherina anche quella proveniente dal locale chiuso in cui si soggiorna è chiaro che risulta fondamentale che il locale stesso abbia caratteristiche di ventilazione ottimali. In conclusione possiamo affermare che la concentrazione di anidride carbonica inalata indossando una copertura naso-bocca è sui livelli di quella rilevata in ambienti chiusi e risulta essere molto inferiore rispetto a quella espirata”.

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Mascherine Covid-19 e qualità aria: perché uno studio ad hoc?

Vettorato ha sottolineato che lo studio è uno fra i primi del genere realizzati in Italia, inoltre ha precisato:

“l’Agenzia per l’ambiente, a fronte della grande esperienza nell’analisi della qualità dell’aria indoor maturata, in modo particolare, nell’analisi di quella presente all’interno delle aule scolastiche, ha eseguito misurazioni della qualità dell’aria respirata con naso e bocca coperti, prendendo in esame i vari dispositivi maggiormente in uso. L’obiettivo dello studio era soprattutto quello di accrescere la consapevolezza della popolazione con informazioni il più possibile supportate da dati rilevati attraverso un approccio scientifico”.

Lo studio ha inoltre analizzato i DPI valutando il disagio avvertito a seguito dell’uso prolungato di tali dispositivi di copertura. “Grazie ad una termocamera abbiamo misurato la temperatura superficiale del viso, con e senza mascherina”, ha spiegato Clara Peretti, consulente per il Laboratorio Analisi aria e radioprotezione nell’ambito del progetto europeo QAES.

“Dalla prova è emerso che nella zona del viso coperta dal dispositivo di copertura la temperatura superficiale aumenta in media di due gradi. Innalzamento di temperatura e conseguente sudorazione possono creare una sensazione di fastidio.”

In conclusione:

  • inspiriamo solo una piccola percentuale dell‘aria che espiriamo
  • l’aria dentro la mascherina è simile a quella che troviamo in molti ambienti di vita quotidiani
  • l’importanza della ventilazione
  • temperatura e sudorazione sono fonte di fastidio

I contenuti a cura della redazione di www.ingegneri.cc sono elaborati e visionati da Simona Conte, Giulia Gnola, Daniel Scardina, Gloria Alberti. Gli approfondimenti tecnici si rivolgono ad un pubblico di professionisti che intende restare aggiornato sulle novità di settore.