Marco Manfroni, presidente dell’Ordine di Rimini: “I giovani ingegneri sono una ricchezza per il Paese, non un peso”

“Noi ci siamo: Tutela e Sviluppo”. È con questo titolo che aprirà i battenti il Congresso nazionale degli Ingegneri d’Italia, organizzato a Rimini dal 12 al 14 settembre presso il nuovissimo Palacongressi della città romagnola. Tre giorni densi di dibattiti e confronti tra i delegati di tutti gli Ordini provinciali degli Ingegneri del nostro Paese che si interrogheranno su temi sempre attualissimi quali la sicurezza e la tutela dei cittadini nonché lo sviluppo per fare ripartire l’economia sempre più avvitata in una crisi che, pare, non avere mai fine. “Purtroppo la crisi economica che attanaglia, non solo l’Italia, ma tutta l’Europa, ha ormai assunto un carattere sistemico, per uscirne non basta il tempo, servono cambiamenti profondi e strutturali”, esordisce così l’ing. Marco Manfroni, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Rimini, che farà gli onori di casa agli oltre millecinquecento tra ingegneri liberi professionisti, dipendenti di enti pubblici, docenti universitari che parteciperanno al Congresso, arrivato all’edizione numero 57.

 

“Quando la congiuntura attuale sarà superata, di certo non ritorneremo allo status quo ante 2008. La società civile, il mondo politico, finanziario ed economico sono in una fase di tale profondo cambiamento che la situazione post crisi sarà molto diversa da come la conoscevamo e mi aspetto cambierà anche il rapporto tra il mondo professionale e la committenza”.

 

Ingegneri. Eppure, nonostante tutto “gli ingegneri ci sono“, come recita il titolo del Congresso.
Marco Manfroni.
Esatto. Nonostante il momento, non certo roseo, gli ingegneri sono presenti all’appello e continuano a lavorare in tutti gli ambiti nei quali possono dare il loro contributo: dalla pubblica amministrazione alla libera professione, senza dimenticare il mondo delle imprese e quello industriale, con la certezza di far parte della soluzione alla crisi e non della sua causa.

 

Ingegneri. I temi su cui vi confronterete saranno quello della Tutela e quello dello Sviluppo. In che senso?
MM.
Gli ingegneri e i liberi professionisti nell’ambito tecnico hanno sempre rappresentato un baluardo a tutela dei cittadini e della società. Il nostro lavoro è delicato, poiché si pone a difesa dell’utente finale contro le tentazioni, incoraggiate da certe logiche commerciali, di andare al risparmio.

 

Ingegneri. Un esempio lo abbiamo avuto con il recente terremoto in Emilia.
MM.
Alcuni dei capannoni industriali crollati in Emilia erano stati costruiti solo 15 anni fa. Occorre tenere conto che questo tipo di fabbricati, a servizio delle attività produttive, seguono una logica industriale di rispetto delle leggi però appiattendosi sul minimo ammissibile per minimizzare i costi di costruzione. Dal nostro punto di vista, ci vuole un approccio meno “economico” e più “ingegneristico” nella realizzazione di questi manufatti, almeno per poter fornire alla committenza le corrette informazioni sui possibili rischi che si corrono.
Gli ingegneri sono consapevoli di questo ruolo delicatissimo; dobbiamo ora compiere uno sforzo ulteriore, perché anche la società civile e il mondo imprenditoriale ci percepiscano come garanti della sicurezza delle persone innanzitutto, ma anche fonte di preziose informazioni per la tutela dei loro beni, nel lungo periodo.


Ingegneri. E sullo Sviluppo?
MM.
Il tema dello Sviluppo sarà l’altro punto forte durante il congresso di settembre. Come ingegneri dobbiamo interrogarci su quali possono essere le soluzioni per riuscire a rimettere in carreggiata il nostro Paese e riprendere la strada di uno sviluppo sostenibile e duraturo.


Ingegneri. Presidente, lei è stato sui luoghi del terremoto?
MM.
Sì, ho fatto un sopralluogo e le posso dire che non ho visto cattiva costruzione, né materiali non a norma. Il fatto è che il sisma che ha colpito l’Emilia è stato d’intensità elevata e comunque ben al di sopra di quanto le norme e le mappe sismiche avessero previsto per quelle zone all’epoca della realizzazione delle costruzioni. I capannoni industriali sono crollati per questo motivo, non perché sono stati costruiti male. Questa naturalmente è una generalizzazione, che può essere smentita da pochi casi particolari (leggi anche Andrea Barocci, ingegnere strutturista: “Da IO NON TREMO a Sismo 2012 per parlare di rischio sismico” n.d.r.).

 

Ingegneri. Torniamo a parlare di professione. Decreto Salva Italia, Decreto Liberalizzazioni, Decreto Semplificazioni … sono molte le norme che il nuovo Governo Monti ha varato negli ultimi mesi. E tutte, chi più chi meno, coinvolgono i professionisti. Quali misure giudica positivamente e quali, invece, vorrebbe cancellare?
MM.
Non vorrei cancellarne nessuna.

 

Ingegneri. Addirittura!
MM.
Per quello che attiene la libera professione, le misure approvate dal Governo Monti sono tutte sacrosante. E vuole sapere perché?

 

Ingegneri. Siamo qui per questo!
MM.
Le tariffe non erano più applicate da tempo, quindi, in questo caso, nessuna novità. In secondo luogo i professionisti seri da tempo realizzano preventivi scritti e dettagliati e lavorano solo dietro specifiche lettere di incarico. Lo stessi dicasi per l’assicurazione contro i rischi derivanti dallo svolgimento della professione, non conosco nessun professionista serio che non sia assicurato da almeno dieci anni. E ancora, quale professionista degno di tale nome non ritiene di dovere dedicare parte del suo tempo alla formazione e all’aggiornamento tecnico?
Sul tema dello spostamento degli organi giudicanti le questioni di deontologia professionale dall’ambito provinciale a quello regionale, ritengo sia solo un formalismo che non provoca rivoluzioni. Piuttosto, credo ci siano da risolvere al più presto due incognite.

 

Ingegneri. Quali sarebbero?
MM.
Mi chiedo come potranno reagire a queste norme, e mi riferisco soprattutto all’obbligo di assicurazione e a quello della formazione continua, i colleghi che svolgono la libera professione solo part time. La seconda incognita riguarda le prestazioni di ingegneria negli appalti: ora che le tariffe sono state eliminate manca qualsiasi riferimento a uso e consumo delle stazioni appaltanti, che non avranno alcun ragguaglio per giudicare la congruità delle offerte.


Ingegneri. A inizio anno, Armando Zambrano, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri ha dichiarato che”tantissimi ingegneri iscritti all’albo si trasferiscono all’estero per lavorare”. Alla base di questa scelta, secondo il numero uno del CNI, “c’è un sistema scorretto di gestione degli incarichi e per questo ancora oggi non vengono utilizzate al meglio le risorse umane”. Davvero l’Italia è un Paese per soli “raccomandati”?
MM.
Condivido la posizione del presidente Zambrano. È mia opinione che l’esodo verso l’estero dei nostri giovani ingegneri, peraltro assai apprezzati per la loro preparazione tecnica in tutto il mondo, sia frenata solo dallo scoglio della lingua. Nel nostro Paese lo stipendio medio di un giovane ingegnere è drammaticamente più basso rispetto ai colleghi inglesi, americani, australiani ecc.

 

Ingegneri. E sui raccomandati?
MM.
In senso lato l’Italia è il Paese delle raccomandazioni; ma a onor del vero il settore dell’Ingegneria non ne risulta toccato, se non in modo marginale. Una recente analisi condotta dal Centro Studi del CNI, infatti, ha rilevato che meno del 10% dei figli di ingegneri fa l’ingegnere. La stessa cosa non si può dire per altre categorie professionali.


Ingegneri. Nell’editoriale del primo numero dell’anno di Ingegneri, il nostro direttore, ing. Re Cecconi, ha scritto che la sfida più importante, e probabilmente la più grande, che gli Ordini dovranno affrontare sarà quella della ricerca di un nuovo rapporto con i giovani ingegneri. È d’accordo? Cosa possono fare gli Ordini per i giovani professionisti appena iscritti all’albo?
MM.
Sono perfettamente d’accordo con l’ing. Re Cecconi. Se gli Ordini non saranno in grado di valorizzare e mettere a sistema i giovani ingegneri avremo perso un grandissimo potenziale. Considerati i tempi, è chiaro che qualche collega senior, possa opporre qualche resistenza, ma è fondamentale che tutti capiscano che non consentire ai giovani colleghi di poter esprimere il loro potenziale rappresenta una seria minaccia di impoverimento per tutta la nostra categoria.
E proprio sui giovani, l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Rimini in collaborazione con il CNI, presenterà una importante novità al Congresso nazionale degli Ingegneri di quest’anno. Per la prima volta, infatti, sarà consentita la partecipazione, senza il pagamento di alcuna quota di iscrizione, a un giovane ingegnere sotto i 35 anni per ogni provincia italiana. Un segnale forte per dire ai giovani colleghi che gli ordini e il CNI hanno a cuore la loro situazione.


A cura di Mauro Ferrarini


L’intervista integrale al presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Rimini, Marco Manfroni, sarà pubblicata sul numero di luglio-agosto del tabloid Ingegneri


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