Marco Belardi, presidente degli Ingegneri di Brescia: Lavoriamo senza scoraggiarci

L’appuntamento numero 58 con il Congresso Nazionale degli Ingegneri d’Italia è fissato dal 24 al 26 luglio a Brescia. L’evento, anticipato rispetto alla sua naturale collocazione nel mese di settembre per non coincidere con le elezioni di rinnovo dei consigli provinciali degli ordini si aprirà all’insegna dello slogan “Il Paese che vogliamo: lavoro, innovazione, opportunità”.

 

“La frase scelta per presentare il Congresso, che si terrà nella nostra città, è sicuramente d’effetto e ha lo scopo di creare attenzione e curiosità intorno a quello che si preannuncia un momento di incontro molto diverso e innovativo rispetto al passato”, esordisce così con il sano pragmatismo che caratterizza i lombardi, l’ing. Marco Belardi, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Brescia, chiamato a fare gli onori di casa per i rappresentanti della professione, che confluiranno nella città Leonessa d’Italia.

 

Raggiunto telefonicamente, l’ing. Belardi ci ha anticipato alcuni dei contenuti e delle molte novità che ci aspettano a luglio, quando i delegati degli Ordini degli Ingegneri del Paese si incontreranno per discutere della situazione e cercare di trovare una via d’uscita per il rilancio della professione e di tutta l’Italia, a cinque anni dall’inizio della crisi economica.

 

Ingegneri. Telegraficamente, può declinarci i tre temi dello slogan coniato per il prossimo Congresso?
Marco Belardi. Si parte dal lavoro che, oggi in modo dolorosamente attuale, è un tema al centro del dibattito e che non riguarda solo le professioni tecniche ma larghissima parte della società del Paese. Sul tavolo ci sono diversi temi da sviluppare: le prospettive dopo la riforma delle professioni, l’evoluzione dei contratti di lavoro e i primi risultati della Riforma Fornero, per esempio. Andando sul particolare, dedicheremo attenzione alle modalità di riorganizzazione delle piccole e piccolissime strutture professionali degli studi anche attraverso il sistema delle reti di impresa.
L’innovazione, invece, è la chiave di volta da cui deve ripartire l’intera nostra categoria per diventare il fulcro per fare ripartire il Paese.

 

Ingegneri. E poi le opportunità, ma quali?
MB. Vorremmo che la crisi che colpisce il nostro Paese non venisse letta sempre e solo in chiave negativa. In altri termini, il mio auspicio è che con l’imminente Congresso si possa dare un messaggio positivo di speranza in un momento obiettivamente difficile come quello che ci troviamo a vivere. Interpretare questa crisi non come il “canto del cigno” del nostro modello sociale e di mercato, ma come la base da cui ripartire per lavorare insieme e costruire qualcosa di importante per gli ingegneri e per i cittadini italiani.

 

Ingegneri. Proprio riferendosi al prossimo Congresso, lei ha posto l’accento sulla sua “diversità””rispetto al passato.
MB. Il 58° Congresso presenterà una nuova formula di confronto e discussione. L’elemento principale sarà quello delle tavole rotonde a tema. Abbiamo individuato cinque argomenti che saranno moderati da un chairman e discussi da relatori di altissimo livello, sui quali devo ancora mantenere il riserbo. L’organizzazione di questi momenti di incontro è stata affidata allo Studio Ambrosetti, lo stesso che da anni organizza il Forum economico di Villa d’Este a Cernobbio, appuntamento ormai tradizionale e noto a livello internazionale.

 

Il prossimo congresso non sarà autoreferenziale ma si aprirà al mondo dell’economia, del lavoro, all’industria e ai sindacati. Rappresentanti di tutte queste categorie sono stati invitati a intervenire e a discutere con noi ingegneri sugli strumenti da mettere in campo per trovare una soluzione condivisa. Durante il Congresso, inoltre, sarà presentata una ricerca effettuata dal Centro Studi del CNI sulla semplificazione della pubblica amministrazione, elemento estremamente sensibile e di grande interesse per tutti i professionisti che si trovano a dovere interloquire con gli enti locali.
Infine è stato ripensata anche la modalità di interazione tra pubblico e relatori con una diversa interazione rispetto al modello classico palco-platea e un maggiore grado di interazione tra i partecipanti.

 

Ingegneri. Come padrone di casa cosa si augurerebbe di dire ai delegati? In altri termini, cosa spera possa accadere in positivo da qui all’inizio del Congresso Nazionale?
MB. Sono consapevole che all’apertura dei lavori del Congresso avrò di fronte un migliaio di colleghi con il morale sotto i tacchi! Il mio auspicio, senza nasconderci la difficoltà estrema del momento, è quella di poter convincere gli ingegneri che in un momento negativo occorra produrre sentimenti positivi e di energia. L’errore più grande sarebbe quello di cadere nel vittimismo o, peggio, lasciarsi andare all’autocommiserazione.
Vorrei trasmettere ai delegati la mentalità, tipicamente bresciana, del fare e del lavorare, puntando su alcuni aspetti che possono trasformarsi in opportunità.

 

Ingegneri. Quali?
MB. La semplificazione delle procedure e dei rapporti con la pubblica amministrazione, innanzitutto, prendendo spunto dalla presentazione della ricerca del Centro Studi del CNI di cui ho accennato prima. Ma, sempre con riferimento alla p.a., ribadirò la necessità di mettere finalmente in pratica le norme sulla condivisione delle informazioni e l’open data.
Infine, ma non per questo meno importante, auspicherò un intervento sulle infrastrutture e sulle soluzioni di prevenzione che si possono mettere in campo per limitare i danni derivanti dai terremoti o dal dissesto idrogeologico e che vedono le professioni tecniche, e gli ingegneri in particolare, in prima linea grazie alle loro competenze e conoscenze specifiche. Ecco, tutte queste sono solo alcune delle opportunità che possono contribuire ad arrestare la crisi e fare ripartire il Paese.

 

Ingegneri. Giovani professionisti e crisi. Davvero secondo lei la libera professione sta perdendo appeal tra i giovani ingegneri neolaureati?
MB. Il discorso è complesso e meriterebbe una trattazione più ampia e articolata di una intervista. In ogni caso, il sistema ordinistico è in buona salute sia a livello locale che nazionale. Dal 2000, per esempio, il numero degli ingegneri iscritti all’Ordine che presiedo è passato da 2.000 a 4.000 unità. A livello di Consiglio nazionale, oggi gli ingegneri sono 250.000. Ma non solo, anche l’età media è scesa ed oggi la metà degli iscritti ha meno è di 40 anni.
Se andiamo nel dettaglio, la situazione degli ingegneri è particolare. Per l’iscrizione al nostro albo e quindi per l’esercizio della professione sono richiesti, a oggi, solo due requisiti: la fedina penale “pulita” e il superamento dell’Esame di Stato, che viene superato nel 95% dei casi al primo tentativo. Non c’è obbligo di fare tirocinio e, quindi, superato l’esame di stato, è possibile procedere all’iscrizione.

 

Ingegneri. Quindi?
MB. Oggi, in assenza di ammortizzatori sociali e un’offerta di lavoro in caduta libera accade che un giovane laureato in ingegneria e abilitato alla professione, pensi di aprire subito partita IVA per cercare di ottenere qualche lavoro. In effetti la possibilità di maturare la necessaria esperienza, pur in assenza di tirocinio, svolgendo per qualche anno attività presso uno studio professionale o un azienda, come accadeva fino a dieci anni fa, priva il giovane professionista di quel naturale sistema di “protezione” determinato dalla possibilità di operare “con le spalle coperte” da qualche collega più anziano… Personalmente ho ben chiare le difficoltà che stanno attraversando i giovani ingegneri, se si pensa che metà degli iscritti al mio Ordine hanno meno di 40 anni. Nel futuro ci potranno essere anche dei riflessi a livello previdenziale, considerando che gli iscritti alla cassa aumentano, ma hanno capacità contributive sempre più basse: il rischio è quello di percepire al momento della pensione delle cifre modeste o modestissime.
E di tutto questo, una parte di responsabilità andrebbe addebitata anche al mondo universitario, ma non vorrei fare polemica.

 

Ingegneri. La faccia, invece!
MB. Il problema non è nuovo e non sono io che lo scopro. Le Università continuano a sfornare laureati con competenze specifiche che non sono determinate dalle esigenze di mercato ma più spesso, purtroppo , da quelle interne agli atenei. A Brescia, per esempio, continuiamo ad avere un numero di neolaureati in ingegneria civile ben superiore alla capacità di assorbimento del mercato, in crisi profonda da anni, mentre invece mancano ingegneri preparati per settori trainanti quali quello energetico o biomedicale che faticano a reperire sul mercato del lavoro tecnici preparati.

 

Ingegneri. Una domanda sulla riforma delle professioni non può mancare …
MB. La mia impressione è che la riforma delle professioni che sarà operativa da agosto di quest’anno sia stata realizzata operando una generalizzazione e progettata ritenendo che tutte le professioni siano uguali, quando, invece, non è affatto così!

 

Ingegneri. A cosa si riferisce di preciso?
MB. Sono molti gli aspetti toccati dalla riforma: dalla suddivisione tra gli organi direttivi e quelli disciplinari degli ordini, alla formazione continua permanente, dall’obbligo di assicurazione RC professionale obbligatoria a quello del preventivo scritto. Alcuni di questi aspetti vanno contro al concetto stesso di “libera” professione. Per fare un esempio, la legge impone l’obbligo della formazione continua, ma qualsiasi professionista degno di tale nome sa già, senza che sia una prescrizione di legge a costringerlo, quanto sia essenziale l’aggiornamento periodico delle proprie competenze. In questo senso, sarebbe stato meglio affiancare al sistema dei crediti uno strumento di validazione delle competenze, magari realizzata dall’Ordine su base volontaria degli iscritti.
E ancora, la riforma impone l’obbligo (un altro!) della stipula di un’assicurazione obbligatoria per gli iscritti all’Ordine. A mio avviso si tratta, per gli ingegneri, di un elemento che non rispecchia la reale situazione del nostro ordine.

 

Ingegneri. Si spieghi …
MB. Qualsiasi ingegnere che svolga attività sottoposta a riserva di legge è già coperto dalle adeguate e necessarie polizze assicurative che, ovviamente, vanno a tutelare l’interesse del professionista ma anche della committenza. Ma non tutti gli ingegneri che risultano iscritti all’Ordine svolgono attività di libera professione che richiedono la stipula di coperture assicurative … quindi chi deve obbligatoriamente assicurarsi? Chi esercita la libera professione o tutti gli iscritti all’Ordine, a prescindere dalla loro reale attività? Torno a ripetere, l’impressione è che la riforma sia stata scritta pensando che le professioni ordinistiche siano tutte uguali, e invece non è così.

 

Intervista a cura di Mauro Ferrarini (la versione integrale dell’intervista al presidente Marco Belardi sarà pubblicata sul n. 3/2013 della rivista Ingegneri)


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