Ma davvero Urbanistica e Ambiente non sono materia per ingegneri? Parliamone

L’urbanistica è una disciplina che studia il territorio antropizzato (la città o più in generale l’insediamento umano) ed il suo sviluppo. Essa ha come scopo la progettazione dello spazio urbanizzato e la pianificazione organica delle sue modificazioni su tutto il territorio, compreso quello scarsamente urbanizzato. Estensivamente l’urbanistica comprende anche tutti gli aspetti gestionali, di tutela, programmativi e normativi dell’assetto territoriale ed in particolare delle infrastrutture e dell’attività edificatoria.

 

Il d.P.R. 238/2001 nella sua definizione delle competenze del settore “ingegneria civile e ambientale” elenca: la pianificazione, la progettazione, lo sviluppo, la direzione lavori, la stima, il collaudo, la gestione, la valutazione di impatto ambientale di opere edili e strutture, infrastrutture, territoriali e di trasporto, di opere per la difesa del suolo e per il disinquinamento e la depurazione, di opere geotecniche, di sistemi e impianti civili e per l’ambiente e il territorio.

 

Difficile quindi accogliere le lamentele di chi ancora sostiene che l’urbanistica non è materia da ingegneri. Ma non si può nemmeno sposare l’idea che un argomento così complesso possa essere nelle mani di un’unica categoria professionale. Sarebbe auspicabile pensare ad un team di professionisti eterogenei che collaborano per il buon governo del territorio.

 

Tuttavia una tematica non meno importante delle altre viene spesso “dimenticata”: l’ambiente.

 

Tematica che nonostante assuma ogni giorno maggiore rilevanza e spazio sui media, non sempre incrocia in modo consono le pratiche di pianificazione e governo del territorio messe in atto dalle amministrazioni locali (nota personale: lavorando spesso con pp.aa. mi permetto di dire che negli Uffici Urbanistica e pianificazione territoriale, piuttosto che nel Settore Ambiente, gli ingegneri ambientali sono rari).

 

Nella pianificazione la valutazione del “ciclo” che porta dalle trasformazioni di destinazione d’uso dei suoli, alla necessità di infrastrutturazione (e relativa manutenzione), al consumo energetico, alla produzione dei rifiuti, ecc. non viene quasi mai affrontata.

 

Non aver osservato l’ABC della tutela ambientale, ha visto la proliferazione di Piani che hanno permesso la costruzione in aree sensibili, anche dove le comunità locali in primis non l’aveva mai consentito, ignorando spesso l’importanza del territorio extraurbano e delle produzioni agricole.

 

L’assurdo si ha poi in quei casi in cui il piano non solo non protegge dai rischi ambientali esistenti, ma va a determinare nuove condizioni di rischio, che escono allo scoperto solo in occasione degli eventi rari (alluvioni, terremoti, ecc.).

 

Uno strumento troppo spesso sottovalutato è la Valutazione Ambientale Strategica (VAS), che serve a valutare dal punto di vista ambientale le azioni proposte, affinché possano essere affrontate al pari delle questioni economico-sociali, fin dalle prime fasi del processo decisionale.

 

La VAS verifica la coerenza delle proposte programmatiche e pianificatorie con gli obiettivi di sostenibilità. E il tema della sostenibilità è una questione di tempo e spazio.
Come si legge nell’Our common future – Report of Brundtland Committee – 1987; UNITED NATIONS CONFERENCE ON ENVIRONMENT AND DEVELOPMENT (UNCED) – Rio de Janeiro (1992) 183 Countries set up the AGENDA 21st Century: “Le risorse devono essere usate dalle future generazioni almeno nel modo in cui lo sono oggi e il tasso di sviluppo deve essere sostenibile da parte del pianeta”.

 

Quanti Piani Urbanistici si fondano su questo principio?

 

Articolo di Roberta Lazzari

 

Fonti
Corso Base di Urbanistica – Fondazione degli Ingegneri Veneziani – Lezione del prof. Ing. M. Tira 4 aprile 2013
www.wikipedia.it


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