Luigi Ronsivalle, Presidente Centro Studi CNI, formazione e lavoro al centro del dibattito

Il nodo della formazione continua per gli ingegneri e la crisi che inizia a colpire anche una professione altamente qualificata e, almeno finora, era stata parzialmente risparmiata. Sono solo alcuni della lunga intervista esclusiva che il presidente del Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Luigi Ronsivalle, ci ha concesso in esclusiva e la cui versione integrale sarà pubblicata sul numero 3/2013 della rivista Ingegneri di Maggioli Editore.

 

Abbiamo chiesto all’ing. Ronsivalle di fare qualche riflessione sulla Riforma delle professioni che ad agosto “completerà” il suo iter, per sapere cosa è stato fatto e cosa riserverà il futuro per gli ingegneri italiani.

 

Ingegneri. Il prossimo luglio a Brescia si riuniranno i delegati per il Congresso Nazionale. In quell’occasione, come ci ha detto il presidente dell’Ordine di Brescia, Marco Belardi, sarà presentata una ricerca del Centro Studi del CNI sulla “semplificazione”. Può anticiparci i contenuti principali di questo studio?
Luigi Ronsivalle. Le pubbliche amministrazioni a tutti i livelli di governo, da tempo ormai, non riescono quasi più  a svolgere efficacemente i compiti che la legge attribuisce. Questo anche a causa di una stratificazione sempre più complessa di norme e di procedure burocratiche e ad una proliferazione di soggetti e attori chiamati in causa nella formazione delle procedure stesse. Le strade di una riforma possibile della Pubblica Amministrazione devono passare allora da una  semplificazione di tutte le procedure, da una riduzione dei processi autorizzativi con un parallelo trasferimento di competenze e poteri di istruttoria e verifica partendo dagli ambiti non strategici al sistema delle professioni, mantenendo e rafforzando in seno alla p.a. solo le attività di controllo.

 

Ingegneri. Dal vostro osservatorio privilegiato qual è la situazione degli Ingegneri in Italia oggi dal punto di vista delle opportunità di lavoro e del livello di retribuzione?
LR. Il 2012 ha evidenziato per gli ingegneri una nuova fase di difficoltà crescente rispetto alle opportunità occupazionali. La capacità di adattamento e lo spessore professionale di una intera categoria che anche nel corso degli ultimi anni di prolungata crisi economica aveva sempre difeso i propri solidi livelli occupazionali ed il proprio reddito disponibile, sembra non essere più sufficiente per fronteggiare una recessione che scuote tutta l’economia nazionale: il numero di laureati in ingegneria assunti nelle imprese italiane è infatti calato di oltre 5.000 unità, passando dalle quasi 21.000 assunzioni del 2011 alle circa 15.230 laureati del 2012, valore più basso rilevato negli ultimi 7 anni, ma comunque pur sempre meno negativo di quanto rilevato per altre professioni.

 

Ingegneri. Insomma, possiamo dire che Ingegneria “tiene ancora il passo”?
LR. Tra tutte le categorie di laureati, quelli della facoltà di ingegneria evidenziano le migliori performance: tasso di disoccupazione più basso, estrema facilità di occupazione, inquadramento migliore (a tre anni dalla laurea quasi i due terzi hanno un contratto a tempo indeterminato), stipendi percepiti.  Su quest’ultimo aspetto tuttavia, vale la pena soffermarsi a fare qualche considerazione …

 

Ingegneri. Prego!
LR. È vero che lo stipendio medio percepito da un ingegnere specialistico a tre anni dalla laurea è superiore a quello di tutti gli altri laureati (fatta eccezione per i medici e le altre professioni sanitarie), ma è anche vero che si tratta di cifre modeste e decisamente inferiori a quelle percepite all’estero dai professionisti a parità di condizione. Un laureato in ingegneria che lavora in Italia, infatti, percepisce in media, a tre anni dalla laurea, 1.514 euro netti a fronte degli oltre 2.300 euro netti che ricevono (sempre a tre anni dalla laurea) i laureati italiani che si sono trasferiti all’estero.

 

Ingegneri. Dati scoraggianti. E qual è la situazione dei giovani ingegneri neolaureati?
LR. Tra i neolaureati, il 72% a un anno dalla laurea ha un’occupazione e il tasso di disoccupazione è pari al 10% contro il 20% circa della media di tutti i laureati. Ma la situazione migliora rapidamente tanto che a cinque anni dalla laurea il tasso di disoccupazione scende sotto il 2%. Lo stipendio netto mensile per i neolaureati ad un anno dalla laurea è pari a circa 1.300 euro contro i poco più di mille della media complessiva dei laureati. Nel 2012 comunque il 40% circa delle oltre 15.000 assunzioni operate dalle imprese private erano specificatamente rivolte a laureati in ingegneria under 30.

 

Ingegneri. Ad agosto di quest’anno si “completerà” il percorso della riforma delle professioni. Come giudica complessivamente questa norma?
LR. La sensazione è che la riforma, salvo alcune eccezioni, non abbia portato reali novità significative. Il nodo della questione è che il testo del decreto 137/2012 non ha tenuto conto delle peculiarità delle professioni tecniche e, specificatamente, quelle proprie della figura dell’ingegnere che è caratterizzata da percorsi formativi, da modalità di svolgimento della professione e da ambiti nei quali essa si esplica che sono un unicum nel panorama professionale del nostro Paese.

 

Ingegneri. Andiamo ai singoli aspetti della riforma. Cosa la convince e cosa no?
LR. Partirei dalla formazione. Anzitutto, a mio parere, non è neppure corretto parlare di “formazione”, in quanto l’ingegnere l’ha ricevuta già durante il percorso di studi universitario. Sarebbe più giusto definirla “aggiornamento”. Ma aldilà della terminologia, la necessità di aggiornamento professionale è nello stato delle cose. Oggi nessun ingegnere potrebbe esercitare la propria professione senza un’adeguata e rigorosa conoscenza delle innovazioni tecnologiche e delle disposizioni di legge in continuo mutamento. Quando la riforma impone l’obbligo della formazione continua per gli ingegneri, opera un pleonasmo: un ingegnere non aggiornato è un controsenso.

 

Un altro elemento che non convince e già ampiamente dibattuto è quello relativo alla totale abolizione delle tariffe. Questo fattore ha provocato dei riflessi negativi sulla qualità delle prestazioni professionali stesse. Con l’abbattimento incontrollato dei compensi, che non può essere giustificato semplicemente con il meccanismo del libero mercato, stiamo assistendo a un depauperamento della professione che, francamente, non fa bene né agli ingegneri né alla collettività.

 

Ingegneri. Ma qualcosa di buono c’è in questa riforma oppure no?
LR. Come dicevo, alcuni aspetti del d.P.R. 137/2012 sono positivi. Le norme per la costituzione delle società tra professionisti, per esempio, sono in linea di principio giuste e condivisibili. Rimangono però, in questo caso, dubbi sull’applicabilità della legge. Non c’è nulla nel testo che fornisca chiarimenti sulle modalità con le quali i vari ordini dovranno regolarsi.
Di certamente positivo c’è che con questo decreto si è confermato che il sistema degli Ordini professionali sia l’unico a garantire la sicurezza e la qualità dei servizi offerti agli utenti e alla comunità.

 

Ingegneri. E sull’obbligo dell’assicurazione RC professionale che mi dice?
LR. L’obbligo dell’assicurazione professionale è corretto in sé stesso. Buona parte degli ingegneri che svolgono la libera professione hanno già provveduto a dotarsi di una polizza a garanzia di sé stessi e della committenza. Personalmente ritengo che tutti gli ingegneri iscritti all’ordine debbano avere una qualche assicurazione professionale, ma è anche vero (e questo la riforma non lo prevede) che si dovrebbe fare in modo che le modalità e i coefficienti di rischio siano diversificati in base alla attività del singolo professionista: dipendente o libero professionista.

 

Sul tema delle assicurazioni, peraltro, il Cento Studi del CNI ha realizzato lo scorso anno un lavoro specifico che si concluso con la pubblicazione del volume: “L’assicurazione professionale dell’ingegnere” della collana “I quaderni del Centro Studi”. Tale documento è stato redatto con la collaborazione della Crawford & Company Italia, una fra le più accreditate società di consulenza nella gestione dei sinistri (su questo argomento leggi anche il Dossier Assicurazione RC Professionale su Ediltecnico.it).

 

Ingegneri. Torniamo sul tema della formazione continua. Avete già delineato qualche progetto? Chi erogherà i corsi? Come si svolgerà?
LR. Il regolamento sulla formazione continua è proprio in questi giorni al centro del dibattito interno. È già stata predisposta da parte di un gruppo di lavoro una bozza di documento sul quale ci stiamo confrontando. La piattaforma prevede un sistema basato sui crediti formativi, ma la tendenza in sede di Assemblea dei presidenti degli ordini provinciali è quella di dare un giusto rilievo alle competenze acquisite durante lo svolgimento della professione. Il problema, in questo caso, è come tradurre in un sistema codificato questo orientamento. Allo stato attuale stiamo studiando un sistema di certificazione volontaria delle competenze che potrebbe rappresentare la soluzione del problema.

 

Sulle modalità di erogazione della formazione si procederà sia con corsi organizzati direttamente dagli Ordini sia tramite organismi accreditati dagli ordini stessi. È previsto anche il ricorso a metodi di apprendimento on line che consentano adeguati sistemi di controllo e di verifica finale.

 

Intervista a cura di Mauro Ferrarini – L’intervista integrale al presidente Luigi Ronsivalle sarà pubblicata sul n. 3/2013 della rivista Ingegneri

 


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico